Alitaglia

IL GIOCO DELLE 3 CARTE

di Loris Campetti

 

Quello annunciato dal governo Berlusconi per l’Alitalia non è un piano di salvataggio, è uno sfacciato gioco delle tre carte. Dopo aver ostacolato un accordo con Air France con luci e ombre, ma che avrebbe contenuto gli esuberi entro una cifra tollerabile e salvato una parte del nostro patrimonio, oggi Palazzo Chigi costruisce un marchingegno ambiguo e contraddittorio che moltiplica per tre i licenziamenti.

Combattiamo in difesa dell’italianità della compagnia di bandiera, dicevano i berlusconidi, e oggi volano a Parigi con il cappello in mano, in condizioni peggiori di quattro mesi fa, per svendere un’azienda senza prospettive con i debiti fino al collo. La offrono «pulita», dopo aver fatto confluire debiti e problemi dentro un’altra società, i cui costi ricadranno sui lavoratori, gli azionisti e tutti i cittadini italiani. Tanto che da Parigi rispondono: si può fare.

Il gioco delle tre carte consiste nelle promesse di Tremonti di ricollocare i lavoratori eccedenti nella Pubblica amministrazione e alle Poste, smentito dal suo collega Brunetta, impegnato a desertificare ogni luogo e ogni bene pubblici. Eppoi, alle Poste sono in trentamila i precari in attesa di regolarizzazione, e già contro di loro è stata varata una legge ad hoc per impedirne il ritorno al lavoro anche qualora il giudice abbia riconosciuto loro il diritto al reintegro e alla regolarizzazione.

Non basta. Per mettere in un’azienda che si vuole privata un commissario che però risponda al governo, Berlusconi ha cambiato una legge per farne una ad hoc. Un bel passo avanti: dalle leggi ad personam alle leggi ad aziendam. E ha brillantemente risolto il conflitto tra l’hub di Fiumicino e quello di Malpensa: via tutti e due.

Eppure, bisogna dire che questa spregiudicatezza del Cavaliere di Arcore non segna una rottura ma una continuità con il passato. Siamo mani e piedi dentro la logica delle privatizzazioni all’italiana, persino con gli stessi protagonisti. Tornano i capitani coraggiosi, guidati da Colaninno, il capitalista caro a Massimo D’Alema che si è beccato la Telecom senza mettere capitali. Ve l’immaginate con che energia farà opposizione il Partito democratico, che come ministro ombra ha incoronato il figlio di Colaninno?

Anche il nome che circola per la carica di commissario, quel Fantozzi dal passato e dalle amicizie di centrosinistra, non contribuirà certo a far scatenare agguerrite battaglie. Chi ha memoria ricorderà anche un’altra privatizzazione scandalosa: quella dell’Alfa Romeo, regalata alla Fiat quando Romano Prodi era presidente dell’Iri e al governo c’era un certo Bettino Craxi. Il piano Alitalia non risponde logica delle privatizzazioni, non rispetta i principi basilari del capitalismo e ben poco ha a che fare con una politica di intervento pubblico sull’economia. Insomma, costi allo stato e utili ai privati, in un clima da inciucio.

Se dall’opposizione parlamentare non c’è molto da aspettarsi, siamo in attesa di una risposta adeguata dai sindacati, che dopo aver contestato l’ipotesi di accordo di quattro mesi fa con Air France devono fare i conti con una soluzione ben peggiore.

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Una risposta a Alitaglia

  1. mauro ha detto:

    è una bella gatta da pelare questa dell\’alitalia, se si vuole malignare uno puo\’ anche credere al complotto maggioranza e opposizione uniti nello sfracello alitalia,solo che le teste le lasciano tagliare al premier,sta male se un compagno faccia licenziare altri compagni.ma!! vedremo presto i risvolti..

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