Guardando avanti

Recensione di Forth  dei The Verve  by me stesso.

 

L’album più atteso dell’anno, a ben 11 anni da quel capolavoro assoluto che è Urban Hymns (pietra miliare degli anni 90 che ha contraddistinto una generazione musicale). Come per ogni gruppo rock che si rispetti, la vetta rimane solo avvicinabile e non raggiungibile (stesso discorso si potrebbe fare per What’s the story Morning glory degli Oasis – anche se udite udite (e probabilmente non sono il solo) preferisco Definitely Maybe e The Masterplan – ma di questo ne riparleremo ad ottobre).

I “figliol prodigi” aprono il dischetto con Sit and Wonder, incipit di 7 minuti che poche band potrebbero permettersi e che farebbe la gioia dei Primal Scream. Il ritornello invoca ossessivamente “Give me some light”, ma è un brano dalle tinte oscure e dal sound quasi morboso, dove la chitarra ipnotica la fa da padrona. I maestri son tornati! Ed ecco a corrompere immediatamente i nostri padiglioni auricolari giunge il singolo Love is Noise. Le parole qua si potrebbero sprecare: chi l’ha giudicato un degno ritorno, chi invece ci ravvisa un facile tormentone radiofonico. Alzi la mano, però, chi non inizia a dimenare le natiche sotto il fuoco sinuoso del synth elettronico accennando un uuuuuuuuuuuuuuu compulsivo-frenetico. Rather be è la prima attesa ballata e ci si sente subito “come fosse il nostro ultimo abbraccio in un mondo pregno di confusione”. Qui la voce di Ashcroft, memore delle esperienze soliste, fa nettamente la differenza. Sulla stessa lunghezza d’onda la raffinata Judas accompagnata da un morbido giro di chitarra e intramezzata da inserti soul e falsetti che creano un’impalcatura di voci dall’atmosfera sognante. Ma “The dream’s just begun”. Più sincopato e lascivo il blues di Numbness,  che non lascia il segno fino al graffiante e magnetico assolo che ricorda tanto i Pink Floyd. Notevolissimo McCabe! Un dolcissimo piano alla Allevi introduce I see houses, onirico e introspettivo volo sui tetti della nostra fragile civiltà. Perfetto l’aggancio con Noise epic, jam session di oltre otto minuti sospesa tra la furia del grunge alla Sonic Youth e la distorsione psichedelica anni 70. L’inizio è un circuito bisbigliante che porta ad un ritornello ideale per il buon vecchio Liam, poi progressivamente il ritmo si fa più serrato con l’incedere infernale del basso e la foga della batteria fino ad esplodere in un fragore dissonante. Spettacolo! Valium skies è il pezzo del day after una notte di bagordi, nenia malinconica e struggente, forse il brano che si avvicina di più ai successoni del passato (anche queste note mi ricordano un tantino i Gallagher). Con Columbo si torna alla sperimentazione allucinogena con il synth che richiama prepotentemente Love is noise (ascoltare attentamente per credere). I Kasabian applaudirebbero convinti. “Does anybody know where we really gonna go? I was looking for answers in the sun”: così l’affascinante ballata Appalachian springs chiude un lavoro in cui si percepisce chiaramente che per andare avanti occorra sempre tornare alle origini.

Forh è sicuramente un disco di non facile presa (caratteristica che non mi dispiace più di tanto). Vedremo se saprà durare agli ascolti del tempo. Per ora il voto è 7,5. Attendo considerazioni in merito, anche più avanti.

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Una risposta a Guardando avanti

  1. Chiara ha detto:

    Ti pensavo in questi giorni.Sei tornato in tutta la tua voglia di scrivere,pian piano recupero qualche intervento.Io Forth l\’ho appena finito di scaricare.sai com\’è,voglio vedere se mi piace.Lo ascolto e ti faccio sapere.Comunque sono un\’altra nostalgica e ti dirò,i miei preferiti degli Oasis sono Be Here Now e The Masterplan,anche se mi inchino con reverenza a Definitely Maybe e What\’s the story…Insomma,li adoro e basta e aspetto Dig Out Your Soul.Tornando ai Verve,in questi giorni Sonnet perseguita le mie cellule cerebrali,mentre Love is noise per ora non mi ha ancora tormentata,magari non sucederà nanche in futuro.

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