Memorie di un tempo che fu?

 

da Dio ride Elisabetta Chicco Vitzizzai

 

“Però bevi anche tu la Coca-Cola” replicò acidamente l’amico Oscar.

“Sì, e qualche volta al cinema mangio anche i popcorn. Ma non sogno l’America, perché non vorrei risvegliarmi in un incubo”.

 

 

L’emanazione delle leggi razziali lasciò increduli e sgomenti noi ebrei, i non ebrei invece non parvero stupirsi più di tanto. Nel silenzio e nell’indifferenza furono approvate e applicate le leggi razziali, nel silenzio e nell’indifferenza incominciò la persecuzione, nel silenzio e nell’indifferenza sei milioni di ebrei furono deportati, torturati, gassati, bruciati. Della loro pelle furono fatti paralumi, dei loro capelli tappeti, delle loro ossa sapone, e nessuno disse niente.

 

 

Con Zia Irmina si danno del tu e insieme discutono molto con Mario Rossi, il nostro gatto. Un comune gatto di gronda, anonimo e indifferenziato come tutti i signori Mario Rossi di Italia, che non è nemmeno rosso, ma tigrato grigio, lo stesso colore variegato, misto di nero e bianco di questa Italia postfascista, piena di Uomini Qualunque, di bianco fiori e di neofascisti, che sarebbero poi i vecchi fascisti perdonati, amnistiati e benevolmente reintegrati ai loro posti. La stagione dell’antifascismo è durata poco.

Quando gli italiani si scoprirono antifascisti all’indomani della Liberazione andarono in massa ad acquistare le cartoline del duce e della Petacci morti e sfigurati a piazzale Loreto, con i primi piani delle loro teste sfondate dai calci. Le vendevano i tabaccai e gli edicolanti, che con quell’articolo fecero affari d’oro. Tutti le guardavano senza particolare emozione. Eppure erano inguardabili. L’antifascismo di molti italiani si è limitato a questo macabro voyeurismo.

Adesso i fascisti sono di nuovo in circolazione e gli aguzzini nazisti scappano senza problemi in Sudamerica, protetti da organizzazioni internazionali e dal Vaticano. I democristiani preferiscono andare a braccetto con i neri che con i rossi. Perché adesso il pericolo, dicono, è il comunismo, è Stalin.

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