Libero di pubblicare stronzate

fonte: http://gualdoanselmi.blogspot.com/

 

 

Il quotidiano “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, martedì 23 settembre ha pubblicato in prima pagina, a titoli cubitali, un articolo spacciato per una notizia bomba: “Scandalo scuola, più bidelli che carabinieri”. L’emerito giornalista Gianluigi Paragone, estensore dell’articolo, fornendo cifre bislacche, sostiene che siccome nella scuola pubblica italiana ci sono più bidelli che carabinieri non bisogna aumentare i carabinieri ma licenziare i bidelli. Questa logica demenziale, che avvilisce le basi della dialettica argomentativa, in realtà è una squallida logomachia, che si propone il fine, in linea con lo squadrismo feltriano, di spostare l’indignazione dalla casta politica a quella inesistente dei bidelli, poveri sventurati che guadagnano misere 875 euro al mese.

 

Stando alle cifre fornite dal Ministero della Pubblica Istruzione il totale dei bidelli in servizio nell’anno scolastico 2006-2007 era di 160.446. Evidentemente il giornalista Paragone ha estratto le cifre dell’anno scolastico 2000/ 2001, quando il governo Prodi di allora, per rendere efficiente la scuola dell’autonomia, varata qualche anno prima, immise nella scuola pubblica circa 80.000 bidelli con contratto annuale. Furono i successivi governi Berlusconi a tagliare progressivamente il numero dei bidelli, riuscendo in questi ultimi otto anni a licenziare quasi diecimila precari. Come non bastasse il neo Ministro Gelmini, con la finanziaria balneare dello scorso giugno, ha disposto per i prossimi tre anni un ulteriore taglio pari al 17% dell’intero organico nazionale. Ciò vuol dire che nel corrente anno siamo scesi a circa 147.000 bidelli, 20.000 in meno dei 167.000 sparati su Libero.

 

Se rapportiamo il numero complessivo della popolazione scolastica, dai bimbi della scuola d’infanzia ai ragazzi delle superiori (circa 7.700.000) e lo dividiamo per il numero dei bidelli in servizio, scopriamo che ogni bidello deve fare sorveglianza ad una media di 52 alunni, un numero non certo esiguo, che comporta la pulizia giornaliera di almeno tre aule, due bagni, un paio di laboratori, uno spazio esterno. E poi il lavoro dei bidelli non si limita alla pulizia e alla sorveglianza, ma anche all’accoglienza dell’utenza, alla manutenzione degli stabili, all’assistenza igienica dei bambini con handicap e a collaborare con i docenti nelle attività didattiche dei vari laboratori. Non a caso il giusto nome dei bidelli è quello di collaboratori scolastici, essendosi ampliate le loro funzioni pur rimanendo invariato lo stipendio.

 

Se l’esimio Paragone ha scritto pensando più di fare un piacere al proprio paron che alla verità dei dati, il suo collega Luigi Gambacorta ha fatto una tale confusione di numeri da rendere davvero granguignolesco il suo complementare articolo. Egli dapprima afferma che ci sono una media di 15 bidelli per istituto, cosa che può essere verosimile, presumibilmente ignorando che ogni istituto comprende diverse scuole; poi lancia la bomba mediatica: 2 bidelli a classe. Ne dovremmo arguire che ogni istituto comprende 7 classi, il che non sta in cielo né in terra, perché ogni istituto comprende casomai 7 scuole, anche dislocate in diversi paesi, e le scuole comprendono diverse classi: le elementari di solito ne hanno dieci. Insomma, questo bel tomo di giornalista scombina a suo piacimento i dati per giustificare la strategia berlusconiana dei massicci licenziamenti nella scuola e conferma ancora una volta Libero nel ruolo di una specie di SS giornalistico, che non ha pietà di giustificare l’eliminazione di bidelli se il dittatorello megalomane lo ordina.

 

Ricordi il lettore che questo governo ha deciso di far sparire dal mercato del lavoro circa 140.000 tra docenti e non docenti per i prossimi tre anni, onde risparmiare qualcosa come 8 miliardi di euro. Soldi che verranno impiegati per mantenere in piedi la casta politica e i fiancheggiatori dei partiti berlusconiani, in particolare il quotidiano cosiddetto Libero, che viene edito grazie a un finanziamento pubblico di ben 5 milioni e mezzo all’anno. Ecco perché i giornalisti di Libero ce l’hanno tanto coi bidelli, perché eliminandone un massiccio numero ci sarebbero più soldi per loro.

 

Se la strategia di fondo berlusconiana degli ultimi anni è stata quella di indebolire la scuola pubblica, rafforzando parimenti la scuola privata, nei prossimi mesi si passerà al cosiddetto colpo di grazia: la trasformazione degli istituti scolastici pubblici in fondazioni, ossia in associazioni culturali, molto probabilmente discendenti e dipendenti dal monopolio editoriale dello stesso Berlusconi. La scuola diventerà così una dependance di Mediaset e gli alunni più meritevoli verranno assunti direttamente come veline o gabbibbi.

 

A parte le battute, se il personale scolastico delle scuole pubbliche non attiverà immediatamente delle forme ad oltranza di opposizione alla strategia governativa – lo scioperetto di un giorno non servirà a nulla – la conquista e la successiva demolizione della scuola pubblica che seguirà sarà l’atto fondamentale per annettere una istituzione da cui poter meglio controllare, indirizzare, distorcere e piegare le coscienze per i prossimi decenni.

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