Il profumo di Internet nell’aria

di Paola Zancal’Unità

 

Navigare in Internet mentre si è al parco. Controllare la posta durante un viaggio. Accedere al web anche se si è in uno sperduto paesino di montagna. Con il Wi Max, Internet non è più una questione di cavi, di linee telefoniche, di luoghi fisici da cui connettersi. Con il Wi Max, Internet è nell’aria. È partita il 2 ottobre da Brescia e da Bari la sfida tecnologica ai limiti della rete. Ovvero, quelli della linea telefonica e della postazione fissa. Il Wi Max è infatti il primo standard mondiale che permette la connessione a banda larga attraverso frequenze radio. Una rivoluzione – per la democrazia, per le pari opportunità, per il superamento del digital divide – che tutta Europa ha già conosciuto e che solo da noi era ancora una chimera. In Italia, infatti, le frequenze per il Wi Max erano occupate dai militari, che le hanno sbloccate solo nel 2007, grazie ad un accordo tra gli allora ministri delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, e della Difesa, Arturo Parisi.

 

Ma facciamo un passo indietro. La tecnologia di ultima generazione con cui ci eravamo abituati a navigare è il wi-fi: non più cavi aggrovigliati attorno al computer, ma invisibili schede wireless che ci fanno connettere senza fili. Ma solo in casa o in ufficio, comunque in ambienti dove c’è una linea telefonica. E con la possibilità di avere collegamenti veloci solo se abbiamo la fortuna di vivere in una zona coperta dall’adsl e se non ci sono troppi utenti on line. Ora, come ci racconta Paolo Danielli, tecnico della Selex Communications, la società che sta sviluppando la rete, cambia tutto. Il Wi Max funziona in mobilità. Ovvero, in auto, per strada, in spiaggia. Ovunque. Non risente del numero di utenti connessi, non ha interferenze tra pc, perché garantisce una banda minima garantita. Certo, più si paga, più certezze si hanno. Ma a questo, è parecchio che ci siamo abituati. Il Wi Max, infatti, a differenza del wi-fi, consente di ottimizzare la distribuzione della banda disponibile: si chiama politica della qualità del servizio e, per farla breve, riserva una quantità di banda a determinati utenti e per determinati servizi. Mario Rossi ha diritto a navigare a 1 mega, scaricare un film a 3, leggere il pdf del nostro giornale a 2. Nel momento in cui lui non è connesso quello spazio di banda viene liberato e messo a disposizione di altri utenti. Anche di quelli che pagano meno. Il risultato finale, dicono i calcoli statistici, è che anche in situazioni di overbooking, tutti hanno la sensazione di navigare veloce. Ad un massimo, secondo i primi piani tariffari, di 45 euro al mese.

 

In Rete, con il Wi Max, ci si arriva anche dai luoghi più remoti. Se i cavi di fibra ottica che portano l’adsl dovevano arrivare fino praticamente a casa dell’utente – e quindi agli operatori non conveniva portarli dove magari c’era un solo abbonato – ora basterà piazzare una stazione base che avrà un raggio di copertura di 10/15 chilometri. E poi il Wi Max vive anche di “rimbalzo”. Se con le vecchie tecnologie i riflessi delle onde radio erano solo un segnale di disturbo, ora si trasformano in opportunità: un palazzo in cemento armato, una casa di pietra diventano un naturale propagatore delle onde e fanno sì che il segnale si diffonda anche fuori dalla cosiddetta “linea di vista”, ovvero un orizzonte senza ostacoli fisici di mezzo. La città, per assurdo, è un ambiente più ostico per la diffusione del Wi Max: non solo perché affittare gli spazi per le antenne costa di più, ma anche perché la copertura di un’antenna è limitata a un chilometro e mezzo: ci sono molti utenti, e tanti ostacoli che non favoriscono i rimbalzi.

 

Quanto ai tempi, si procede spediti. Dopo Brescia e Bari, AFT-Linkem, il primo operatore a partire, coprirà entro fine anno le province di Latina, Crotone, Lodi e ampie zone del Veneto. Nel 2009 – come ci spiega Alessandro Losavio della Direzione marketing – toccherà a Roma e Milano. Tra due anni il segnale arriverà in tutte e 13 le regioni in cui Linkem si è aggiudicata le licenze. Dopo il lancio della campagna pubblicitaria del Wi Max, il 1 ottobre, Linkem ha già ricevuto «centinaia di richieste». Ma per ora si tratta solo di pre-contratti, in attesa dell’arrivo del segnale. Linkem, comunque, punta a diventare operatore nazionale e sta studiando sinergie con gli altri vincitori della gara: MGM in Liguria, Toscana e Trentino, Infracom in Emilia Romagna, Aria in Sicilia, Assomax in Friuli, la City Carrier nelle Marche.

 

A chi pensa che tutto sommato il Wi Max non cambierà la vita, basterebbe raccontare la storia dei lavoratori delle piattaforme petrolifere. Prima per telefonare a casa facevano i turni. E pensare di fare cavi sottomarini che portassero anche a loro la banda larga era economicamente improponibile. Ora, con il Wi Max, la loro capacità di connessione è cento volte maggiore. E la terraferma, casa, un po’ più vicina. Comunque, a sconfiggere eventuali resistenze dei consumatori, ci penserà il mercato. La Intel, azienda leader nella produzione di chips, sta già producendo computer con schede Wi MAX incorporate. Il successo del wi-fi arrivò quando, senza chiederlo, ce lo siamo ritrovato nel pc, nel palmare, nell’I-phone. Per il Wi Max, c’è da starne certi, sarà lo stesso.

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