Prendimi l’anima

 

Recensione di Dig Out Your Soul degli Oasis by me stesso

 

Recensire un disco degli Oasis è uno dei compiti più ardui in cui ci si possa incappare. Confesso incautamente di aver sbirciato nelle settimane antecedenti l’uscita del disco alcune critiche: e se oltremanica si mormorava del nuovo Revolver (tranne i giudizi sprezzanti di Rolling Stone e del Sun), in Italia ci si divideva come al solito tra denigratori per partito preso (stesso identico disco scopiazzato di qua e di là, scritto in 5 minuti da Noel nel cesso) e ultra-fanatici (il miglior disco di sempre, Noel e Liam sono ancor di più fottutamente geni). Ammetto di essere di parte: gli Oasis (per motivi diversi assieme a Nirvana, Pearl Jam, R.E.M., Smashing Pumpkins, Verve, Radiohead, Metallica, Iron Maiden e Offspring) hanno cambiato il mio modo di intendere e ascoltare musica nella prima metà degli anni 90, ma se un disco mi fa schifo lo stronco a prescindere dal nome inciso in copertina. Detto questo, veniamo alla domanda da 100 pistole: può il settimo (ottavo se si considera Masterplan, che però è una raccolta di non inediti) lavoro di una discografia spiazzare per innovazione (sempre nello specifico, i richiami storici sono evidenti)? La risposta è affermativa e se avete la pazienza di leggere le prossime righe, capirete anche perché.

 

“Gold and silver and sunshine is rising up” è l’incipit di Bag It Up, brano di apertura che assegna immediatamente le medaglie ai Gallagher con un pungente hard-blues dal riff corrosivo in cui svetta la voce graffiante e asprigna di Liam, più in forma che mai. Noel ci spiega che è come se i The Pretty Things suonassero coi Pink Floyd, ma il tappeto di percussioni mi riporta più alla mente i favolosi Stooges di Iggy l’iguana. Il messaggio in ogni caso è chiaro: “Tell the world that you love them in a melody”. L’intro sommesso di The Turning riesce a resuscitare dall’oblio il cadavere di Cliff Richard e l’ormai impolverata Devil woman. Il brano è un autentico crescendo rossiniano dal placido piano nella strofa, con voce di Liam onirica e dilatata, ad un ritornello tiratissimo fino al climax del finale tra organo, chitarra acustica e Noel che ci delizia in un saffico falsetto fondendosi al fragore del traffico cittadino e degli antifurti. Non poteva non colpirmi la frase “We live with the numbers Mining a dream for the same old song”. Pezzo decisamente brillante e inaspettato. Si sale ancor più di tono con la successiva Waiting For The Rapture, volutamente influenzata da Five To One dei Doors (l’album in aggiunta è Waiting for the Sun, non penso sia una coincidenza). Scansione di batteria incalzante, basso serrato, celestiale e insolente falsetto di Noel, sofferente giro di chitarra tanto caro ai Fab Fours. Insomma gli Oasis sfidano in campo aperto i White Stripes e non sfigurano affatto. The shock of the lightning è il classico singolone di lancio, con chitarre potenti e batteria che punge. Rimarrà appiccicato nella memoria ancora a lungo. Love is a time machineeeeee, a magical mysteryyyyyyyyy. Delicatamente ci strabilia l’effettiva gemma del disco I’m outta time. Liam omaggia il suo maestro (per i pochi sprovveduti che ignorassero chi fosse, basta ascoltare il campionamento all’interno del brano) come solo un innamorato può fare: si accosta, lo chiama, lo sfiora, lo accarezza e gli dedica ciò che di più dolce, leggiadro e malinconico la sua penna sia in grado di partorire. Caro Liam, non ci nascondiamo dietro agli altri, ma applaudiamo con convincimento e partecipazione. Spezza un po’ il ritmo (Get Off Your) High Horse Lady trip allucinogeno (tra l’altro la parola cavallo in gergo mafioso significa proprio partita di droga) che mi ricorda un po’ i Black Rebel Motorcycle Club più sperimentali. E’ un blues dal testo martellante e ossessivo in cui il timbro filtrato di Noel dà un’interpretazione intensa e spiazzante, specie nei momenti in cui prolunga la parola down. Canzone però non immediata. Noel ci regala la sua prima e unica ballata con Falling Down (presente anche in versione remix dei Chemicals Brothers come b-side del singolo): lasciati i lidi abusati dell’amore, si inoltra nell’oscuro e tragico mondo della morte e della decadenza. Ne esce un sound magnetico e arabeggiante e un cantato ammaliante e ipnotico. Sapiente poi l’utilizzo del mellotron. Senza dubbio è la traccia cardine dell’album. “If you won’t save me, please don’t waste my time”. Si attacca alla perfezione l’indianeggiante To Be Where There’s Life, scritta da Gem,  uscita direttamente dalle sessions del ‘67 di Sgt. Pepper e di Magical Mistery (penso che Harrison gradirebbe molto). Linea di basso insistente e testo che come un loop celebra acide esperienze stranianti. Tralasciando la superflua  Ain’t Got Nothin’, che vorrebbe far rifiorire gli Who ma non riesce nell’intento, giungono altri due pezzi che apprezzo parecchio. The nature of Reality conferma che Andy Bell, fin dai tempi degli Hurricane #1, è un gran compositore: riffone alla Helter skelter, assoli distorti, chitarre raglianti, stop and go improvvisi per rinvigorire la voce beffarda di Liam. “Watch my style, pick a place, wipe the smile from your face”. Soldier on, scoperta dai The Coral che se ne intendono e con un inusuale Noel alla batteria, è il nostalgico arrivederci di Liam (2 pezzi ottimi su 3: c’è stato per caso uno scambio d’identità?) con voce soffice e seducente melodia che si riverberano all’infinito. Ma restate in linea, cari amici,  che stasera per ognuno di noi risplenderà una luce.

In conclusione abbiamo tra le mani, non un capolavoro, ma un disco solido, maturo (chi ama le sonorità anni 60 capirà), ruvido, ballabile, per certi versi inusuale, che ha pochi picchi ma alcun cedimento. Scava scava e la classe emerge sempre.

 

Dopo Definitely Maybe (10), (What’s The Story) Morning Glory (9,5), Be Here Now (9), The Masterplan (10), Standing On The Shoulder Of Giants (4,5), Heathen Chemistry (3), Don’t Believe The Truth (6,5), approda Dig out your soul, al quale do voto 8 –. A chi ha voglia, è concessa la parola.

 

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5 risposte a Prendimi l’anima

  1. mauro ha detto:

    sicuramente sara\’ da ascoltare in occasioni speciali, con un ottimo umore e quella voglia di saltare e picchiettare con le dita su qualcosa di solido .al di fuori della recenzione presentata ai sicuramente aperto molti stimoli di ascolto con tutti i gruppi elencati.scaveremo o scoveremo se la classe non è acqua….buonaserata

  2. Michele ha detto:

    Mi fa piacere se ti ho invogliato all\’immediato ascolto. Questo disco è sicuramente ideale da scolare con una bella bottiglia di birra in mano🙂

  3. Chiara ha detto:

    mi autoinvito:tu metti il cd e la birra e io la bella presenza😄 Comunque…wow,ma perché non lo fai di professione?mi sono letta la critica come fosse una pagina di romanzo(per precisare,io quelli scadenti tipo "intrallazzi tra le sdraio"non li considero).Comunque,essendo di parte e condividendo abbastanza i tuoi voti sugli album precedenti immagino mi piacerà.già,perché ancora non sono riuscita ad andare a prenderlo,sembra un\’impresa folle fare una cosa fuori programma.Però te lo devo confessare,io delle tue dotte citazioni musicali conosco pco niente.Io sento qua e là e distinguo tra m piace e non mi piace,dopo di che qualcuno permane e molti si liquefanno.Per non parlare degli artisti che devi cercare col lanternino…Cercherò di farmi istruire dalle tue recensioni!

  4. Chiara ha detto:

    No,ancora una cosa.Com\’era?saffico acuto?ma come ti è uscito? E Love is a time machineeeeee, a magical mysteryyyyyyyyy è in linguaggio "canto scritto" vero? Te l\’avevo detto io!

  5. Michele ha detto:

    Sono nato coi numeri, ora amo lavorare con le parole. E poi non ti preoccupare, il Codice da Vinci l\’hanno letto tutti🙂.

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