Se non adesso, chicomequandoveperchè?

L’11 ottobre in piazza è stato un giorno importante, l’orgoglio di poter urlare: “Ci siamo ancora”. L’11 ottobre in piazza non è una rinascita, ma solo un attestato di vita. Siamo ancora impelagati in mezzo al guado, poco ossigeno per respirare, ma tanta voglia di riannusare quella deliziosa aria di partecipazione e lotta. E come al solito eravamo in tanti, forse sempre i soliti e solitamente combattivi. Ritrovo alle 14.00. Giusto il tempo di volantinare davanti al McMurderer di Piazza Esedra e di spaventare qualche brufoloso pischello con la minaccia che presto un mchamburger gli esploderà nel ventre maciullandogli le budelle, che siamo già giù lungo Via Cavour: una marea di bandiere rosse, ognuno aggrappato tenacemente alla propria, come fosse un riparo, come fosse un’arma da utilizzare nel personale conflitto col mondo (sia esso rappresentato da una scuola, una banca, un ospedale, un supermercato, una fabbrica, un’università, un’amministrazione pubblica o privata). Facce scure, facce tese, poca voglia di far eccessiva baraonda (anche se il vinello scorre che è una meraviglia). Ho una particolare tesi sulla crisi globale: nella sua parabola crescente si attraversa il momento di insoddisfazione sfiduciata  e scoraggiata, quello è l’attimo che colgono le destre per rinfocolare le paure, sobillare l’odio verso il più debole e indifeso in un misto di intolleranza e di buonumore infondato (il Silvietto che balla sul cubo circondato da ministri, faccendieri, banchieri, massoni, celerini, gobbi, orchi, nani e puttane ne è l’esempio lampante – Come si fa poi a non ridere dalla disperazione con consigli tipo: non ritirate i soldi (dalle mie banche) o comprate azioni (delle mie aziende) ?). La sinistra tornerà in auge solamente quando alla frustrazione e alla presa di coscienza non attiva seguiranno l’incazzatura e l’iniziativa diretta (sperando non sia troppo tardi).  Oltre alle tremila sigle di partito (quando c’è unità lo si dimostra sempre) non potevano mancare gli ambientalisti, che lanciano l’avvio di una campagna contro il nucleare, i migranti, gli operai, gli insegnanti, i comitati di lotta dei vari territori, Action e i Gap, occupanti di case e immigrati dietro gli striscioni «L’opposizione si fa non si declama» e «La crisi? Facciamola pagare a banchieri, grandi imprenditori e palazzinari» (scatenati gli operatori socio-sanitari napoletani, che corrono su e giù per il corteo cantando, manco avessero infilate nel deretano supposte di nitroglicerina). Zigzagando un po’ tra i Fori Imperiali e il Colosseo per salutare facce note e leggere gli striscioni dei tanti gruppi (il migliore, dal mio punto di vista, è il seguente «Berlusconi riapriamo il dialogo: vaffanculo»), si arriva verso le 17.00 in Piazza Bocca della Verità per una firma referendaria per abrogare il Lodo Alfano e per ascoltare la voce di precari, studenti, corpo docente, migranti di Castel Volturno e spassosi canti di bambini che rappano a loro modo gli Assalti. Con i soliti dubbi sull’utilità della manifestazione e con la solita speranza che la storia non è finita e finalmente ricominci, resta un’unica certezza: l’opposizione è tutta nelle nostre mani (ridicolo constatare che il partito (non)democratico, dopo aver raccolto per tutta l’estate firme contro i disastri del governo e in favore di una grande manifestazione d’autunno, ora voglia ritrovarsi in piazza per sostenere(!) l’azione del medesimo governo). Ieri l’orgoglio. Oggi e domani la lotta.  

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2 risposte a Se non adesso, chicomequandoveperchè?

  1. mauro ha detto:

    LA NOTTE
    DELL\’11 OTTOBRE

    Improvvisamente stanotte

    la stanza s\’è riempita dei miei amici d\’infanzia

    Ognuno di loro teneva con una mano

    quello che restava dell\’altro braccio

    amputato fino al gomito

    Immobili

    tenevano lo sguardo rivolto verso il soffitto

    la bocca spalancata

    Qualcosa in quella scena sembrava accusarmi

    Sono io la causa di tutto questo?

    Ho avuto paura e ho cercato numeri di telefono

    ma le cifre sbiadivano sotto i miei occhi

    e ogni numero era occupato

    e ogni numero era sbagliato

    Nudo

    ho premuto il mio corpo contro il vetro della finestra

    affacciata su troppa notte

    credendo che tutto questo non avrebbe mai avuto fine

    Bologna

    la notte dell\’11 ottobre

  2. Chiara ha detto:

    Grandioso,fantastico resoconto…prima o poi mi aggrego!

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