E’ solo l’inizio

di Ida RotanoAprileOnline

 

Studenti, professori, lavoratori e precari in piazza per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e da Rdb, che riguarda soprattutto i settori della scuola, dei trasporti, della sanità: 500 mila a Roma, oltre 30mila a Milano. E questi sono i numeri delle sole grandi città, ma manifestazioni si sono svolte in molti altri centri della penisola. E mo’ so’ cazzi della CGIL.

 

 

A Roma, a sfilare sotto la pioggia, sono stati in 500 mila nel corteo organizzato da Cobas, Cub e SdL nel giorno dello sciopero generale dei lavoratori aderenti a quelle organizzazioni sindacali. In strada, il settore della Scuola, del Pubblico Impiego, dei Trasporti, del precariato, ma anche dei giovani sfruttati dei centri commerciali, dei movimenti giovanili (studenti medi e universitari, centri sociali) e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione).

Tanti i genitori con i bimbi in carrozzina, a rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà; i Vigili del Fuoco, che hanno portato una barella dove ad un manichino veniva succhiato il sangue dal ministro Brunetta, mentre i precari della sanità sono arrivati in piazza a bordo di un’ambulanza a sirene spiegate. Moltissimi anche gli studenti di scuole superiori e università che protestano contro la riforma del ministro Gelmini.

C’era anche un gruppo di docenti con la stella gialla bene in vista: gli insegnanti fanno parte dello storico liceo romano Mamiani e hanno deciso di vestire la stella gialla a seguito delle scritte apparse a Roma in questi giorni inneggianti al licenziamento di tutti i docenti attraverso una sorta di pulizia sociale in cui si usa il termine "derattizzazione", lo stesso usato setanta anni fa fa fascisti e nazisti nei confrontid egli ebrei. Secondo gli insegnanti del Mamiani il clima che si sta creando deriva anche dalle "esternazioni dell’efficientissimo ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Brunetta nei nostri confronti: abbiamo oramai compreso – spiegano – che è in corso contro i professori della scuola statale un’autentica campagna diffamatoria, studiata a tavolino con arte, sullo stile di regimi che speravamo già sufficientemente sconfitti dalla Storia".

 

"Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini", "taglia e ritaglia, l’alunno raglia" sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica. Tra i lavoratori della sanità, un gruppo di operatori dell’azienda sanitaria di Lodi portano in corteo delle sacche che contengono finto sangue, "perché – spiegano – ci manca che ci chiedono solo quello". Un’altra frangia dei Cobas della sanità espone in fine un cartello con disegnato uno dei Sette Nani con la faccia del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta che recita "noi abbiamo un sogno nel cuore: brunetta in miniera Sacconi in G…".

 

Quanto la testa del corteo è giunta a piazza San Giovanni, ha spiegato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale di Cub "la coda non è ancora partita da piazza della Repubblica: questo è il miglior sondaggio possibile sul gradimento al governo Berlusconi".

"Lo straordinario risultato di oggi dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa", prosegue Leonardi. "Da questo sondaggio in carne e ossa il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil". Ma in piazza non ci sono solo i Cobas, perché lo sdegno e la protesta, soprattutto sulla scuola, è tale da spingere le persone sulla strada, a prescindere dalle scelte politiche. Tant’è che lo stesso Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, spiega: "Tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario", ed ha aggiunto: "Nelle scuole delle principali città si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati".

Per Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale la riuscita dello sciopero "dimostra l’estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare. Una manifestazione che ha gridato 500mila no alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi SdL CUB e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza".

 

Una parte del corteo, in prevalenza studenti delle scuole superiori romane, ha invece deviato il percorso prestabilito con l’intenzione di dirigersi verso il ministero della pubblica istruzione. Migliaia di studenti hanno abbandonato il corteo principale in via Merulana transitando per via Labicana.

 

Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che il dato sull’adesione allo sciopero è del 45%; alla Cgt di Torino il 75%; a Bologna fra il 75% e il 77%; a Venezia l’80% in centro e il 40% sull’extraurbano; a Treviso il 40%. Forti i disagi anche nei settori aereo (all’Aeroporto "Marconi" di Bologna le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione di ventiquattro voli tra nazionali ed internazionali), ferroviario e marittimo.

 

A Milano erano circa 30mila secondo gli organizzatori gli studenti, gli insegnanti, i genitori e il personale Ata scesi in piazza per il "No Gelmini day". La dimostrazione si è svolta in modo pacifico e tranquillo, gli unici momenti di leggera tensione si sono avuti quando alcuni studenti hanno lanciato prima un grosso petardo e poi alcune uova contro il palazzo del Provveditorato. Al termine della mobilitazione un piccolo gruppo di studenti ha oltrepassato le transenne e ha lasciato all’ingresso del Provveditorato uno striscione con scritto: "Blocchiamo il decreto, occupiamo dappertutto. Gelmini la scuola ti ripudia. La rivolta è qui ed è appena cominciata".

 

Giornata nera anche per i veneziani a causa dello sciopero dei trasporti pubblici. Lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole.

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Una risposta a E’ solo l’inizio

  1. mauro ha detto:

    questa speriamo sia stata una giornata da far ricordare  a chi ci vuole sottomettere,i disagi li creano loro non rispettando i lavoratori che sono costretti alle ritorsione contrattuali speriamo in una scala mobile bis per tutte le categorie .

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