Gold is rising up

 

da Mille splendidi soliKhaled Hosseini  

 

«Sai cosa ha detto alle sue mogli per difendersi? Che ero stata io a sedurlo. Che era colpa mia. Didi? Capisci? Ecco cosa significa essere una donna a questo mondo.» Nana posò il secchio con il mangime. Alzò il mento di Mariam con un dito. «Guardami, Mariam.» Controvoglia, Mariam alzò lo sguardo su di lei. Nana disse: « Imparalo adesso e imparalo bene, figlia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito. accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo, Mariam».

 

 

Ritornò tutta allegra verso la grande arteria che fiancheggiava il parco. Passò accanto a vecchi venditori ambulanti con il viso incartapecorito, seduti all’ombra dei platani, che la fissavano indifferenti da dietro piramidi di ciliegie e montagnole di uva. Ragazzi a piedi nudi rincorrevano le automobili e gli autobus, agitando sacchetti di mele cotogne. Mariam si fermò a un angolo della strada per osservare i passanti, stupefatta nel vederli così indifferenti alle meraviglie da cui erano circondati.

 

 

Mariam vide che la gente si fermava per la strada a bocca aperta. Ai semafori, dai finestrini delle macchine si affacciavano visi che sgranavano gli occhi verso il cielo, da cui scendevano soffici fiocchi. Perché la prima nevicata della stagione, si chiedeva Mariam, era sempre così affascinante? Forse perché offriva la possibilità di ammirare qualcosa di incontaminato, di immacolato? Di cogliere la grazia fuggevole della nuova stagione, di un inizio incantevole, prima che la neve venisse calpestata e insudiciata?

 

 

Mariam, distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori della finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo, si raccoglievano a formare le nubi e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente."A ricordo di come soffrono le donne come noi" aveva detto. "Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso."

 

 

La smorfia di Tariq insegnò a Laila che i ragazzi erano diversi dalle ragazze nell’espressione dei propri sentimenti. Non esibivano l’amicizia. Non sentivano il bisogno profondo di parlarne. I ragazzi, aveva capito, trattavano l’amicizia alla stessa stregua del sole: ne davano scontata l’esistenza, e traevano il massimo godimento dal suo splendore solo quando non lo guardavano direttamente.

 

 

Le stagioni erano arrivate e se ne erano andate; a Kabul i presidenti erano stati nominati e assassinati; un impero era stato sconfitto; vecchie guerre erano finite e ne erano scoppiate di nuove. Ma Mariam non se ne era accorta, non le era mai importato nulla. Aveva trascorso tutti quegli anni come lontana da se stessa. Un campo arido, riarso, al di là di ogni lamento o desiderio, al di là del sogno, della delusione. Il futuro non aveva importanza. E dal passato aveva appreso solo questa lezione di saggezza:  l’amore era un errore pericoloso e la sua complice, la speranza, un’illusione insidiosa. E ogniqualvolta quei due fiori velenosi incominciavano a sbocciare nella terra assetata di quel campo, Mariam li sradicava. Li sradicava e li gettava via, prima che potessero attecchire.

 

 

Quella notte avevano dormito insieme come marito e moglie, mentre i bambini russavano nelle loro brande. Laila ricordava la spontaneità con cui lei e Tariq, quando erano ragazzi, riempivano di parole lo spazio che li divideva, il flusso caotico, irrefrenabile delle loro chiacchiere, il reciproco interrompersi, lo strattonarsi per il colletto per far valere il proprio punto di vista, la facilità delle risate, la smania del piacere. Tante cose erano accadute da quei giorni della fanciullezza, tante cose rimanevano ancora da dire. Ma quella notte l’enormità di quel passato non condiviso le aveva rubato le parole. Quella notte era felice solo di sapere che lui era lì, di sentire il suo calore, di essere al letto con lui, le teste vicine, la mano destra di Tariq allacciata alla sua sinistra.

A notte fonda, quando Laila si era svegliata per la sete, le loro mani erano ancora strettamente intrecciate, come quelle dei bambini che tengono il filo di un palloncino, stretto al punto da farsi venire le nocche bianche, per paura di lasciarlo sfuggire.

 

 

Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri.

Questa voce è stata pubblicata in Libri. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...