Ciao, Compagno Sandro Curzi

 

di Citto Maselli

 

Qualche anno fa avevo riportato Sandro e Luciana Castellina in via Sicilia al liceo Tasso. Nell’aula dove risiedeva il circolo culturale che avevo fondato nell’inverno fra il ‘44 e il ’45 con Carlo Bertelli, Aggeo Savioli, Gianni Esposito e, appunto, Sandro Curzi. Luciana – bellissima e travolgente – era arrivata subito dopo e fu l’inizio della sua conversione a sinistra che doveva portarla in pochi anni a diventare prima membro, poi funzionario, poi giornalista eminente del partito comunista italiano. L’occasione era un film dell’ Istituto Luce sugli incontri e le esperienze che mi avevano traversato nel corso della mia ormai lunga vita e devo dire che ci aveva fatto un grande effetto ritrovare quei muri, quelle risonanze, quelle porte.

In quella che era stata la nostra aula, inoltre, c’era una lavagna con una grande scritta battagliera lasciata evidentemente da un giovane comunista di oggi con cui ho voluto concludere il film e che ci aveva lasciato tutti sbalorditi e commossi. Luciana aveva addirittura lanciato l’ipotesi folgorante che fosse rimasta lì dai nostri tempi e cioè durante sessanta anni e insomma ci venne naturale di raccontare alcune cose delle nostre vite di allora. Fra cui un frammento di ricordo di Sandro che dice di un nostro discorrere di politica nell’estate del 1942 e dunque ancora in piena guerra e pieno fascismo dove io gli avevo nominato Carlo Marx e il manifesto dei comunisti. A fare i conti io avevo allora undici anni e mezzo e lui dodici appena compiuti e questo spiega come fu che partecipammo alla Resistenza nei nove mesi di occupazione tedesca e poi la nostra entrata nel partito comunista nei primi giorni della liberazione di Roma.

Stavamo in due sezioni diverse però: io alla Ludovisi che stava in corso d’Italia ed era più borghese, lui alla sezione Flaminio che era più popolare soprattutto per via delle migliaia di profughi che si erano stabiliti nell’allora famoso "campo parioli" tra la via Flaminia e villa Balestra dove Sandro incontrava giornalmente e organizzava i sottoproletari molisani e i contadini abruzzesi insieme alle ragazze e alle donne che si prostituivano per fame e disperazione.

Fu anche per questo tipo di rapporti che, insieme ad altri della sua sezione, Sandro ebbe per alcuni mesi la tentazione di collegarsi ai gruppi che facevano capo al giornale "bandiera rossa" da cui il nostro partito era allora rigorosamente lontano, e devo dire che se questo fu allora occasione fra noi di discussioni accanite che si prolungavano spesso "fino all’alba del giorno dopo", in realtà ci racconta già da allora di un comunista aperto e curioso, naturalmente legato alle realtà in movimento nel paese e nella società.

Non a caso ci ritrovammo insieme ingraiani alla fine degli anni cinquanta, quando però io ero ormai tutto dentro la difficile professione di regista mentre Sandro si occupava di politica a tempo pieno. Fu durante la preparazione tormentata dell’undicesimo e poi del dodicesimo congresso che fummo di nuovo insieme senza più perderci. Così nelle grandi battaglie riformatrici nate esattamente da quel sessantotto che oggi viene puntualmente attaccato e perfino ridicolizzato anche in casa nostra ma che, a cominciare dalla contestazione alla biennale di Venezia, diede vita a una stagione dove il famoso "intreccio" ingraiano fra le nuove energie e un partito comunista che ne era stato fra gli attivatori e ne diventava parte e sbocco politico produsse mutamenti profondi nella vita della nostra società. Sandro era allora presidente della federazione nazionale della stampa mentre io guidavo gli autori e, con Rinaldo Scheda, la costruzione di un fronte riformatore culturale e sindacale.

Ci sintonizzammo direi automaticamente ma ritrovandoci anche umanamente. Soprattutto nel rifiuto di ogni retorica, nella laicità e il senso dell’humor che ci aveva sempre accompagnato nell’essere comunisti militanti.

Nel caso di Sandro Curzi, iscritto con me al "circolo della conoscenza" di Rifondazione comunista, sapendo essere coerente e tenace fino all’ultimo minuto. Ancora domenica scorsa, in clinica, era tutto teso a convincermi che il film che ho appena finito di girare non doveva avere un finale negativo: "noi comunisti dobbiamo dare, proporre una speranza". Già, ti abbraccio.

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Una risposta a Ciao, Compagno Sandro Curzi

  1. mauro ha detto:

    grande uomo e personaggio magari anche scomodo per molti ,direttore di rai 3 che grazie anche per le sue scelte ci siamo documentati molto bene…ciao

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