Nader’s thoughts

 

di Ralph Nader avvocato, attivista e politico statunitense, leader di importanti movimenti di denuncia sugli abusi delle multinazionali a danno dei consumatori e dell’ambiente. Si è più volte candidato come indipendente alle elezioni presidenziali.

 

Mentre l’intellighenzia liberal si sdilinquiva per Barack Obama durante la sua campagna presidenziale, io consigliavo di «prepararsi a essere delusi.» Il suo operato da senatore dello Stato dell’llinois e degli Stati Uniti, insieme con le molte linee d’azione progressiste e lungamente attese che ha contrastato nel corso della sua campagna, hanno reso una tale previsione sfortunata, ma ovvia.

 

Ora questa stessa intellighenzia comincia a sommergere di fischi la squadra di transizione di Obama e le prime scelte miranti a portare avanti la sua Amministrazione. Dopo aver sconfitto la senatrice Hillary Clinton alle primarie democratiche, ora è affaccendato a installare la vecchia guardia di Bill Clinton. Trentuno su quarantasette persone da lui nominate finora per la transizione o per gli incarichi di governo hanno legami con l’amministrazione Clinton, secondo il sito Politico.com. Un clintoniano citato dal «Washington Post» afferma – «Questo non è un piatto leggermente insaporito con i Clinton. Qui è tutto Clinton, in ogni momento».

 

La squadra della politica estera di Obama «è ora dominata dalla vecchia guardia democratica dei falchi degli anni novanta», scrive Jeremy Scahill. La squadra di transizione di Obama che esamina le agenzie di intelligence e raccomanda le nomine è diretta da John Brennan e Jami Miscik, che lavoravano sotto George Tenet, quando la CIA venne implicata nella politicizzazione dell’intelligence come nel caso che riguardava, tra gli altri esponenti governativi, il discorso erroneo all’Onu del segretario di Stato Colin Powell che faceva appello alla guerra contro l’Iraq.

 

Brennan, in veste di funzionario del governo, ha appoggiato le intercettazioni senza garanzie e i rapimenti che trasferivano i catturati in paesi che praticano la tortura. La National Public Radio ha riferito che la giravolta di Obama, quando quest’anno ha votato a favore del “Foreign Intelligence Surveillance Act” (FISA) emendato si basava sulle consulenze di John Brennan.

 

Per maggiori dettagli su questi due consiglieri e altri reclutati da Obama dai vecchi tempi bui , di veda Democracy Now, 17 novembre 2008 e Jeremy Scahill, AlterNet, 20 novembre 2008 ("Questo è il cambiamento? 20 falchi, Clintoniani e Neocon per stare addosso alla Casa Bianca di Obama.")

 

La massima scelta come capo di gabinetto della Casa Bianca è Rahm Emanuel, il dirigente superpragmatico dei democratici, un falco in politica estera e patrocinatore alla Casa Bianca di Clinton della globalizzazione guidata dalle multinazionali, come nel caso del Nafta e dell’Organizzazione mondiale del commercio.

 

Ora, ricordate le parole di Obama durante i mesi idilliaci della campagna segnata da "speranza e cambiamento": «Il popolo americano … capisce che il vero rischio è di avere le stesse vecchie persone che fanno di nuovo le stesse cose e le fanno ancora e ancora, eppure in qualche modo si aspettano un risultato diverso». Scroscianti applausi accompagnavano queste osservazioni.

 

«Questo è più un “risveglio dal letargo” che un nuovo inizio», ha affermato Peter Wehner, ex consigliere di Bush, ora al Centro dell’Etica e Politiche Pubbliche.

 

Ci sono segnali crescenti del fatto che Barack Obama ha giocato a nascondino con il popolo americano. Attualmente sta confidando ogni giorno di più nel radicatissimo complesso militare-industriale su cui il presidente Eisenhower mise in guardia gli americani nel suo discorso di addio.

 

Con Robert Rubin al suo fianco durante la sua prima fotografia di gruppo dopo le elezioni, ha comunicato a Wall Street che il suo voto a favore dei 750 miliardi di dollari per il salvataggio di quegli speculatori e truffatori non era un caso (Rubin era l’architetto della deregolamentazione finanziaria di Clinton nel 1999 in veste di segretario del Tesoro, prima di diventare uno dei superpagati amministratori che gravavano su Citigroup).

 

Gli apologeti di Obama sostengono che le sue scelte indicano che vuole ottenere che le cose siano fatte, per cui preferisce gente che sappia il fatto suo nelle faccende di Washington. Inoltre, dicono, il cambiamento arriva solo a partire dal presidente che fissa le priorità e le linee d’azione, non dai suoi subordinati. Questa spiegazione presume che le nomine di un presidente non siano immagini riflesse delle direttive previste dal capo, bensì solo funzionari che portano avanti i cambiamenti di Obama.

 

Se siete propensi a credere a questo improbabile scenario, forse potreste gradire di valutare la documentazione su Obama compilata da Matt Gonzalez su Counterpunch.

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