Svolta romana

 

di Virginia De Cesare

 

Svolta a sinistra nella dirigenza romana di Rifondazione Comunista. Intervista al nuovo segretario della Federazione di Roma del PRC

 

Giuseppe Carroccia, 48 anni, ferroviere e nuovo segretario della Federazione romana del PRC. Nella Capitale governata da Alemanno e con il Partito Democratico appiattito su una politica emendativa più che di concreta opposizione, come si realizza la svolta a sinistra delineata nel Congresso di Chianciano?

 

Sono convinto che, se avessimo riconosciuto prima delle elezioni del 13 e del 14 aprile la necessità di una svolta a sinistra del PRC, saremmo stati in grado di evitare la vittoria di Alemanno. I romani non sono dei razzisti e non meritano un sindaco che, dopo aver vinto grazie ad un diffuso sentimento di paura per il diverso, incita la guerra tra poveri mentre ripropone la vecchia alleanza tra la rendita e i costruttori, con la benedizione del Vaticano di Ratzinger. Credo che la vittoria di Alemanno sia, in parte, anche responsabilità del PRC e dell’intero gruppo dirigente, di cui anch’io ho fatto parte con incarichi regionali. Non siamo riusciti a condurre una critica rigorosa alle politiche di Veltroni su un terreno più profondo di quello dell’antiveltronismo gridato e superficiale dell’ultimo periodo, non siamo stati capaci di leggere i cambiamenti avvenuti in città negli ultimi quindici anni. Per questo non sarà facile articolare a Roma e nella sua provincia, dove sempre più si sposta la popolazione, la svolta in basso a sinistra decisa a Chianciano: dobbiamo recuperare un forte ritardo in termini di egemonia politica mentre, dal punto di vista sociale, produttivo e urbanistico, la situazione si fa più difficile, il terreno più scivoloso.

Per concretizzare il cambiamento di rotta deciso all’ultimo congresso nazionale è necessario puntare molto sui numerosi circoli territoriali del PRC i quali, nonostante l’assenza del gruppo dirigente romano, sono stati in grado di costruire la manifestazione dell’11 ottobre e di organizzare i banchetti con la vendita del pane a un euro. L’iniziativa dei gap è stata accolta con successo dai cittadini romani: questo ci dimostra come solo riscoprendo l’utilità sociale della politica si esce dall’istituzionalismo e dalla mera attività di propaganda. Questa iniziativa è stata immediatamente recepita e messa in pratica con entusiasmo dai nostri compagni della base che ogni settimana costruiscono una reale campagna contro il carovita: una pagnotta e un volantino.

 

L’Italia è attraversata da mobilitazioni studentesche e dei lavoratori come non se ne vedevano da 40 anni. Lo sciopero generale del 12, che vedrà uniti in piazza Cgil e sindacalismo di base, si preannuncia come una momento sinergico dei diversi piani della protesta. La paventata traversata nel deserto del conflitto sociale è stata smentita dai fatti: come si muoverà il PRC romano in questo rinnovato contesto sociale?

 

Questo movimento parla eloquentemente alla società intera e al nostro partito, ci indica dove indirizzare la ricerca e l’iniziativa politica e sociale: la difesa dei servizi pubblici è l’ambito in cui far convergere il protagonismo dei cittadini e dei lavoratori. Scuola, sanità e trasporti sono settori indispensabili per immaginare la metropoli del futuro.

Vogliamo da subito contribuire all’unificazione delle lotte e delle vertenze sociali: il movimento dei genitori e degli studenti si può estendere alla lotta dei lavoratori contro le modifiche dei modelli contrattuali nella prospettiva dello sciopero generale del 12 dicembre. Una data importante ma forse non l’ultima: temo che ce ne dovranno essere molti altri se si vogliono ottenere risultati.

Occorre impegnarsi affinché questo movimento sia più longevo possibile, per questo proveremo a costituire dei comitati territoriali in vista dello sciopero generale. Per perseguire questo obiettivo ho immediatamente convocato una riunione dei segretari di circolo e del coordinamento giovani per organizzare questa campagna.

Insomma Rifondazione Comunista è tornata, sull’onda del movimento.

 

I fatti di piazza Navona hanno mostrato il carattere aggressivo e violento dei gruppi organizzati dell’estrema destra: collettivi studenteschi, manovrati da partiti dichiaratamente neofascisti, tentano di trovare legittimazione e consenso con mazze tricolori e saluti romani. La logica veltroniana dell’equidistanza non ha aiutato ad arginare questo fenomeno sempre più diffuso tra le giovani generazioni. Quale risposta dalla politica al dilagare della violenza e del populismo di matrice fascista?

 

La politica dell’equidistanza non basta a spiegare l’attuale ondata di razzismo e xenofobia che ha invaso le periferie romane e non solo. Molti giovani e giovanissimi assumono atteggiamenti violenti e aggressivi trovando nelle organizzazioni dell’estrema destra un punto di riferimento per le loro ansie e paure.

Secondo me è la xenofobia, la paura del diverso, dello straniero, di quello con cui entrerai in concorrenza per avere un reddito, una casa, magari persino una ragazza, ciò che spinge i nostri ragazzi alla violenza.

Non credo si possa parlare di razzismo: non penso che gli adolescenti si sentano superiori a coloro che vengono percepiti come “diversi”. Semmai il contrario: temono di essere meno in gamba dei loro coetanei che se ne sono andati dal loro paese di origine e vanno a cercare la fortuna lontano da casa. Forse invidiano persino la loro indipendenza e libertà.

Comunque credo che la nuova generazione sia meglio rappresentata dagli studenti dell’onda: la maggior parte dei giovani mi sembra molto più matura di come ce la immaginiamo noi adulti e questo movimento ce lo sta spiegando.

In Italia la lezione di Calamandrei circa l’importanza di difendere la scuola pubblica l’abbiamo imparata: i giovani del movimento ce lo dimostrano.

Per fortuna le conquiste dei padri avvantaggiano i figli: io sono preoccupato per i nipoti.

Insomma è con lo sviluppo delle lotte e dei movimenti che si isolano e sconfiggono politicamente i gruppi neofascisti.

 

La fase congressuale ha spaccato in due la base e i vertici del partito. Come ti muoverai in questo dilaniato panorama politico interno?

 

Occorre superare le cristallizzazioni, smentire le caricature che si sono costruite durante e dopo il congresso di Chianciano. Questo lo si può fare in maniera molto semplice: facendo politica. E’ necessario un continuo confronto sui contenuti con tutti i compagni disponibili a farlo, scendendo dalle barricate delle mozioni congressuali, aprendo il dibattito sulle prospettive del nostro agire politico quotidiano.

 

Hai detto che continuerai a lavorare sui treni, come pensi di farcela?

 

Con una direzione collegiale del partito: il mio impegno lavorativo si tradurrà in un buon pretesto per applicare fino in fondo i deliberati di Carrara.

D’altronde solo vivendo quotidianamente nel mondo del lavoro e nella società potrei continuare a leggere e a interpretare correttamente i mutamenti sociali e antropologici che modellano la realtà in cui dobbiamo operare ed incidere positivamente con il nostro agire politico.

Altri riescono studiando sui libri mentre io, che faccio persino fatica a stare seduto, preferisco passeggiare sui treni.

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Una risposta a Svolta romana

  1. Silvia ha detto:

    (che necessiti di ghestbucc per farmi evitare commenti a sproposito non te lo ripeto più…)
    PUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!! CHE RRRIDERE!!!
    meno male che esisti, i tuoi commenti sono troppo sollazzanti! hihihihihihi
    UATà!!!
    ahah
    se poi noi tre ufficializzassimo questo fantastico amore virtuale sarebbe cosa gradita…

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