11° Comandamento: Non discriminare chi discrimina

 

di Castalda MusacchioLiberazione

 

In base alle ultime statistiche sono 650 milioni le persone con disabilità di tutto il mondo insieme alle loro famiglie. A queste il Vaticano, dopo la gravissima decisione presa appena due giorni fa sulla depenalizzazione dell’omosessualità, ha detto un nuovo "no", ponendo un altro e durissimo veto alla possibilità di veder riconosciuti i propri diritti, che non sono certo di poco conto, in fatto di umanità, solidarietà, tolleranza, lotta alla discriminazione.

Ieri, la Santa Sede ha confermato che non firmerà la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, entrata in vigore l’8 maggio scorso. Il documento redatto dall’Onu, che è il primo trattato sui diritti umani del Terzo Millennio, approvato dall’Assemblea generale nel 2006, e che ha visto la partecipazione attiva ai lavori per la stesura del testo di eminenti gerarchie ecclesiastiche, non contiene un divieto esplicito nei confronti dell’aborto. Per questo motivo il Vaticano non lo firmerà. Oggi in tutto il mondo si festeggerà la giornata internazionale dedicata alla disabilità, promossa proprio dalle Nazioni Unite su un tema focale: "Dignità e giustizia per tutti noi". Ma – commentano le associazioni – «ci sarà poco da festeggiare».

Per tentare di capire su cosa il Vaticano ha posto il proprio veto, basta scorrere il testo della Convenzione. In questa, i 50 articoli prevedono la tutela dei diritti delle persone con disabilità, specialmente in ambiti in cui subiscono quotidianamente discriminazioni. Come, per esempio, il diritto all’istruzione, alla salute, all’accesso al lavoro, ad adeguate condizioni di vita, alla libertà di movimento, alla libertà da sfruttamento e ad un eguale trattamento di fronte alla legge. La Convenzione riconosce, inoltre, il diritto delle persone con disabilità ad avere accesso al trasporto pubblico, agli edifici e a tutte le facilitazioni necessarie per poter vivere e compiere le proprie scelte in autonomia. Alla Convenzione è annesso anche un Protocollo Opzionale che prevede, nell’ambito del meccanismo di garanzia costituito dal Comitato per i diritti delle persone con disabilità, la possibilità di presentare ricorsi individuali. L’Italia ha firmato la convenzione il 20 marzo 2007, e solo pochi giorni fa la proposta di ratifica è giunta nel Consiglio dei Ministri come – secondo quanto ha riferito il sottosegretario Martini – «un atto dovuto e atteso». E dire che persino il lontano Ecuador l’aveva già fatto. Di più: sono ben 126 gli Stati che l’hanno ratificata, ben altri 106 l’hanno firmata avviando così il percorso per diventare parti del trattato. La stessa Unicef Italia del resto aveva più volte chiesto al nostro Governo la ratifica del trattato che, all’art. 7, prevede inoltre per gli Stati un impegno particolare a favore dei minori disabili, come già previsto dall’art. 23 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. E’ a tutto questo che il Vaticano ha imposto il proprio rifiuto.

L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite Monsignor Celestino Migliore, già da ieri sotto i riflettori per la scelta di non firmare la condanna nei confronti dei paesi in cui l’omosessualità è reato, si è detto «indignato e rattristato» dal progetto di introdurre l’aborto tra i diritti umani promosso da alcune associazioni . L’iniziativa – secondo monsignor Migliore – «rappresenta l’introduzione del principio homo homini lupus , l’uomo diventa un lupo per i suoi simili». «Questa – aggiunge – è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società».

Di dubbi sulla possibilità di firmare la Convenzione erano già emersi a febbraio. Ed era stato sempre Migliore a spiegare che per il Vaticano i punti dolenti restavano gli articoli 23 e 25: nel primo si riconoscono i diritti dei disabili alla pianificazione familiare, alla «educazione riproduttiva» e ai «mezzi necessari per esercitare questi diritti»; nel secondo si garantisce l’accesso dei disabili a tutti i servizi sanitari, «inclusi quelli nell’area della salute sessuale e riproduttiva». «La protezione dei diritti, della dignità e del valore delle persone con disabilità – aveva spiegato allora Migliore – rimane una delle preoccupazioni e dei capisaldi dell’azione della Santa Sede, e la Convenzione contiene molti articoli utili» al riguardo. Però, aveva aggiunto, la Santa Sede «si oppone all’inclusione nel testo dell’espressione "salute sessuale e riproduttiva" perché in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l’aborto, negando dunque il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato peraltro dall’art. 10 della Convenzione stessa» e, quindi, la Santa Sede «non è in grado di firmarla». Un altro passo che svela – come notava Mancuso proprio ieri su Liberazione – «il vero volto di questo pontificato oscurantista e nemico degli uomini e delle donne, persino dei più deboli, e in difesa dei loro diritti fondamentali».

 

di Marco Perduca e Alessandro CapriccioliRadicali

 

Dopo gli omosessuali, tocca ai disabili. La decisione, confermata ieri dal Vaticano, di non firmare la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità perché non contiene un divieto esplicito all’aborto, è sulla stessa linea. Fatto ancora più grave se si pensa che oggi è la Giornata mondiale sulla disabilità.

La scelta del Vaticano era stata formulata già nel 2007 e anche in quella circostanza le motivazioni addotte dall’ambasciatore vaticano Monsignor Celestino Migliore riguardavano i riferimenti alla salute riproduttiva contenuti nel documento, definiti "inaccettabili" condizioni per "offrire o ricorrere all’aborto".

La decisione non mancò di suscitare vibranti polemiche, mitigate dalla considerazione che fosse un elemento di carattere etico a determinare la scelta della Santa Sede: scelta dolorosa, si disse, ma inevitabile, a meno di non voler distogliere la Chiesa dalla pretesa tutela di un diritto alla vita tanto più astratto quanto sempre più tenacemente perseguito. Ragionamento che vale anche oggi.

La pronuncia con cui il Vaticano si è dichiarato contrario alla depenalizzazione dell’omosessualità si inquadra apparentemente nello stesso disegno: la negazione del sostegno a una categoria di persone a rischio di discriminazione – gli omosessuali oggi come i disabili allora -, sulla scorta di motivazioni che i più solerti commentatori si sono precipitosamente affrettati a collegare ad elementi di ordine morale, e quindi riconducibili, in ultima analisi, al magistero della Chiesa.

Eppure la decisione contiene una serie di elementi che lasciano intravedere i contorni di una vera e propria escalation: il rifiuto della firma, ha affermato il nunzio apostolico, si deve all’esigenza di non creare "nuove e implacabili discriminazioni", in particolar modo nei confronti di quegli stati "che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso".

Così, in nome dell’incomprensibile necessità di non discriminare coloro che discriminano, il Vaticano si rende portatore di un’istanza apertamente politica, il cui esito consiste nell’offrire sostegno ai paesi nei quali l’omosessualità viene perseguita penalmente, persino con la pena di morte: gli stessi paesi, sia detto per inciso, in cui i cristiani vengono brutalmente perseguitati.

La sensazione è che la progressione vaticana, giunta con questa pronuncia a livelli di integralismo senza precedenti, possa ritorcersi prima di tutto contro la Chiesa: e che sarà un compito arduo spiegarne le motivazioni, in primo luogo ai credenti, già provati da decisioni difficilmente comprensibili, se non alla luce dell’esigenza di conservare, a qualunque prezzo, un potere temporale che sembra ineluttabilmente sfuggirle. Il tutto alla vigilia della festa più importante per i cattolici.

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Una risposta a 11° Comandamento: Non discriminare chi discrimina

  1. Silvia ha detto:

    qualche modifichina??? cos\’è sta rrobba???io sono di trufarel, sono assolutamente reazionaria in fatto di tecnologia (tant\’è che oggi chiara mi fa: che schifo la nuova casella. e io che pensavo: caterina? non si chiamava caterina caselli? poi mi ha spiegato che quella delle mail si chiama casella…eh bè!)e poi a me mi piace il times new roman tutto questo thaoma (?) non mi garba.grazie per il tuo sagace commento, che ridere-come sempreerro dal tuo blog lasciandoti un saluto affettuoso (utilizzare il verbo errare a sproposito, al posto del più generico andare…che spiscio!)baci

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