All’acqua di Rose

 

Recensione di Chinese Democracy dei Guns N’ Roses by me stesso

 

L’Italia è un paese abituato ai miraggi: dal ponte sullo stretto al passante di Mestre, dall’alta velocità al Mose, dalla Pedemontana a tutte le centinaia e centinaia di opere faraoniche totalmente inutili concepite da perfetti decerebrati. Axl Rose deve essersi ispirato alla nostra gloriosa patria per generare Chinese Democracy, visti i tempi biblici dell’impresa, e il titolo stesso era chiaramente una profezia: non è forse la democrazia cinese (ma si potrebbe dire lo stesso di quella americana) un abbaglio illusorio?  Percioddddunque dopo ben 17 anni, dopo aver dilapidato il PIL dell’Africa intera e aver sopportato prese per il culo colossali da gruppi di mezzo globo (memorabili le querele per tutti coloro osassero solo annunciare scherzosamente di voler intitolare i loro dischi come quello di Axl), smarriti Duffy in coda sulla Salerno-Reggio Calabria e Slash ai tempi delle liberalizzazioni dei parrucchieri volute da Bersani, ci giunge tra le mani  questo dischettino dei superstiti Axl e Dizzy fuori tempo e fuori luogo, iperprodotto e strainciso: è come se alla fine il ponte di Messina lo avessero edificato sullo stretto di Gibilterra e per di più tempestato di diamanti.

Premesso tutto ciò, inoltriamoci sul versante squisitamente musicale per pervenire alla conclusione che qualcosa di gradevole c’è eccome, d’altronde Axl non può essere rincoglionito del tutto in appena un decennio.

Le prime tracce faticano a far decollare l’album: Chinese Democracy è il singolo che scala le classifiche che non ti aspetti, eppure nonostante un riff micidiale non graffia appieno; Shackler’s revenge è un brano in pieno stile Nine Inch Nails interpretato però dal coro dell’Antoniano, che farebbe accapponare la pelle perfino ad un mago Zurlì sodomizzato da Topo Gigio; la tamarrissima Better è stata sgraffignata dalla penna di una Britney Spears strafatta di camomilla e come le cose più orripilanti si appiccica al cervello senza staccarsi più, come Villari alla poltrona della Vigilanza Rai. Quando ormai ci si rassegna ad altre 11 moscerie simili, Axl ci sbalordisce con un overdose di viagra e il disco s’impenna manco si esibisse in uno strip Monica Bellucci. Street of dreams attinge a piene mani agli immortali classici dei Guns: tenero piano iniziale, riffone incendiario, stasi deliziosissima e minuto conclusivo epico e leggendario. Pezzone che farà furore. Sufficiente If the world dall’efficace flamenco introduttivo e nulla più (Innuendo dei Queen è uno sbiadito ricordo); irriducibile There was a time potente hard-blues con un finale mozzafiato (peccato solo l’estromissione del giro di chitarra di Brian May, perché sarebbe divenuto un altro brano indimenticabile); avvincente l’atmosfera creata da Catcher in the rye, da luci soffuse e ballo cheek to cheek. Alzano decisamente il ritmo ma non strabiliano la rombante e stradaiola Scraped e l’ululeggiante e grintosa Riad n’ the bedouins che ci conduce a precipitare nel vortice ipnotico e sommesso di Sorry, splendido duetto in compagnia di Sebastian Bach e con la presenza di un assolo degno del migliore Santana. Dopo la sanguigna ma insignificante I.R.S. altri due pezzi incantevoli: l’epica cavalcata Madagascar, che ricorda vagamente Dream On degli Aerosmith, e con all’interno un frammento di I have a dream di Marin Luther King, e la struggente serenata This I love, ballata strappalacrime impreziosita da pianoforte e archi. Chiude l’interminabile street rock sinfonico di Prostitute (ben cinque chitarristi impegnati – Slash non è facile da sostituire, vero Axl?).

Tirando le somme: Chinese Democracy è un lavoro che potrebbe sicuramente essere apprezzato dagli antichi fans (4-5 gemme ci sono, inutile negarlo), ma difficilmente conquisterà nuovi adepti: si lasciano preferire sicuramente le ballate dove la fu-magnifica voce di Axl fa ancora la differenza, piuttosto che i pezzi più prettamente rock-oriented in cui gli acuti si arrochiscono e diventano mugugni sofferti. Voto stiracchiato ma positivo: 6,25.

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7 risposte a All’acqua di Rose

  1. Chiara ha detto:

    Non so niente di niente di quest\’album,ma le tue recensioni scalano le vette delle mie letture preferite

  2. Silvia ha detto:

    aaaah ma vedo che c\’abbiamo un po\’di telepatia! peccato che io mi sia limitata a scrivere due righe…cmq, oggi/domani me lo compro e ti magari ti riscrivoIO LO AMO!!!

  3. Silvia ha detto:

    no, scusa, non l\’ho detto bene: IO LO AMO COMUNQUE E SEMPRE LO AMERO\’!!!e, giusto perchè magari qualcuno non lo sa, a settembre è uscita la biografia (forse auto) di slash.IO LO STRAAMO!!!

  4. mauro ha detto:

    che dire ottima scelta

  5. Silvia ha detto:

    ora ho comprato e posso recensire anch\’io:concordo sulla soia. nel senso che, se il cd te lo compri senza aspettative allora è un buon acquisto. altrimenti, delusion. ma era prevedibile: slash e izzy non si rimpiazzano e axl ormai c\’ha la sua età (mica gli si può chiedere la stessa voce di sweet chid o\’mine no?)cmq, sempre emozionante sentirlo, sapere che è ancora vivo (non è da poco!)…sisi, street of dreams è quasi la mia preferita per ora

  6. Silvia ha detto:

    dimenticavo che LO AMO

  7. Silvia ha detto:

    errata corrige:this i love è poesia pura. nel mio cuore si è già posta accanto a november rain, l\’assolo, lui che suona il piano… buaaaaaa!!! piangiamo tutti un po\’!!!

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