Chiodi da battere

 

di Checchino AntoniniLiberazione

 

Una parata di vip per i comizi finali, una cena elettorale "vecchio stile" con i dipendenti della più grande clinica privata, un prestigiatore dei rifiuti che trasformava quelli tossici in innocui e 25mila cassintegrati nelle ultime settimane. Ecco lo scenario in cui si aprono le urne in Abruzzo dopo lo scioglimento anticipato della Giunta causa Sanitopoli, il grande scandalo, denunciato anche dal Prc, che ha spalancato le porte del carcere all’ex governatore Del Turco a mezza compagine assessorile, un tot di manager e un bel po’ di esponenti della passata gestione Cdl di Palazzo Centi, Pace e la sua Giunta. E chi non è stato arrestato, causa immunità parlamentare, è iscritto al registro degli indagati. Tutto ciò non ha impedito a Berlusconi di alzare la bandiera della questione morale contro un Pd disorientato qui e altrove. Ma, a contare le visite lampo del Cavaliere a queste latitudini, ben quattro, si arguisce che il risultato è tutt’altro che scontato. Da un lato c’è Gianni Chiodi, del Pdl, l’ex sindaco di Teramo, impacciato nei faccia e faccia con l’antagonista, e timidissimo quando si tratta di spiegare il motivo di una cospicua consulenza per una Asl (oltre 70mila euro) ai tempi del centrodestra. Dall’altro Carlo Costantini, designato da Di Pietro undici giorni dopo gli arresti del 14 luglio. L’avvocato pescarese guida una coalizione di centrosinistra, con Rifondazione, senza indagati in lizza. «Senza le liste pulite non avremmo accettato una convergenza unitaria», spiega Maurizio Acerbo, dirigente nazionale e candidato del Prc, partito mai coinvolto nelle inchieste.

In mezzo ai maggiori competitor ci sono i candidati dell’Udc, della Destra, del Pcl, di "Per il bene comune", prima esclusi e poi riammessi con tanto di rinvio delle votazioni, dal 30 novembre a oggi.

In una delle sue visite Berlusconi ha sentito il bisogno di esprimersi negativamente sul Centro Oli che l’Eni vorrebbe insediare a Tollo, in una contrada collinare proprio sopra la costa dei Trabocchi, dal nome delle palafitte per la pesca inventate nel 1500 dagli ebrei che fuggivano dalla Francia. Non erano marinai e trovarono il modo di pescare ancorati alla terraferma. Sulle colline alle spalle della spiaggia si produce il 70% del vino abruzzese e ci vivono 2mila famiglie. Qui doveva sorgere il Parco della Costa Teatina ma la Giunta Pace fece ricorso alla Corte costituzionale, in nome del federalismo, così da sospenderne l’iter.

La scritta No Eni spicca su un capanno degli attrezzi in contrada Feudo. Il mare è a meno di un chilometro, così anche il centro abitato, intorno vigne e ulivi. Solo due terreni sono rimasti ai contadini per colpa di un compromesso capestro imposto ai proprietari dalla multinazionale. I due "refrattari" sono stati minacciati di ritorsioni legali ma centinaia di persone hanno firmato un atto di condivisione di responsabilità. I cittadini hanno compreso, grazie al lavoro in rete di numerosi comitati e di alcuni scienziati non "embedded" cosa sia davvero un centro oli. Uno di loro, dirigente della Coldiretti, è andato in Basilicata, a Viggiano, a vedere un impianto simile. Quando è tornato, con un video (vedi sul sito di Natura verde), la sua sintesi è stata lapidaria: «E’ la fine». Il centro oli è un mostro che produrrebbe una tonnellata e mezza di fumi nocivi con una ricaduta su un’area di oltre sennta chilometri quadrati. Per desulfurizzare il poco petrolio abruzzese, troppo denso, viscido, corrosivo per i tubi, quei fumi sputerebbero anche 3 chili al giorno di H2S, idrogeno solforato. Che è come il cianuro. Un veleno che, secondo l’Oms, l’organizzazione mondiale della Sanità, non dovrebbe superare le 0,005 parti per milione ma in Italia, per il comparto petrolifero, il limite è moltiplicato per 6mila (30 ppm). «E per combinare questo disastro succhierà 875mila litri al giorno di acqua», spiega a Liberazione , Fabrizia Arduini, grafica e disegnatrice ortonese, attivissima nelle reti ambientaliste del coordinamento per la tutela della Costa Teatina. Quando vinse Del Turco ripartì la battaglia per il Parco ma anche lui era filo Eni e punta a potenziare il vicinissimo porto di Ortona. Forse il centro oli servirà a qualcosa di più ampio, così sospetta il fronte del No che si orienta a far istituire subito una riserva marina, dall’iter più snello, contro i tentativi di cementificare una costa che fa gola e trivellare il mare con danni irreversibili. Dal settembre del 2007, si susseguono le manifestazioni di migliaia di persone e trattori, qui, a L’Aquila e a Pescara, e il porta a porta, le conferenze. Dall’Università della California, Maria Rita D’Orsogna torna una ricercatrice e allerta tutta la comunità scientifica. Sono contro sessanta comuni, gli esercenti, le cantine sociali, i vescovi. Una dinamica simile a quella che si oppose al terzo sventramento del Gran Sasso.

L’annuncio di Berlusconi potrebbe essere un happy end? «Noi non ci fidiamo affatto – spiega Arduini – anzi, questa insistenza a farci visita da parte di Berlusconi, ci preoccupa. Consegnare al Centro Destra la regione ci farà rivivere i tempi duri di Pace. Per tutto il 2009 il Centro Oli non si farà: c’è una moratoria regionale in atto e inoltre il taglio agli investimenti per le infrastrutture che comprende anche l’Abruzzo impedirà per un po’ il completamento del porto di Ortona. E le due opere sono strettamente legate». Ma intanto il governo ha rubato alle Regioni e ai comuni le competenze di valutazione di impatto ambientale in materia di siti di interesse energetico e l’Abruzzo – con un decreto già approvato a Montecitorio – è stato inserito tra le regioni di ricerca ed estrazione. Chiodi è piuttosto impacciato quando lo si interpella. E Berlusconi non ha mai detto di voler cambiare quel ddl.

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