La parola al Segretario

 

"Primo: niente accordi con i riformisti. Secondo: trovate il coraggio di proporre ricette semplici per difendere i lavoratori. A costo di perdere qualcuno per strada” Oskar Lafontaine, presidente di Die Linke

 

di Andrea ScarchilliAprileonline 13 dicembre 2008

 

Mentre al teatro Ambra Jovinelli la componente che fa capo a Nichi Vendola si è riunita con Sinistra democratica, i Verdi e un pezzo del Pdci, il segretario Paolo Ferrero ha aperto oggi il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista. L’assenza di mezzo partito era plastica: a parte qualcuno accorso per sentire la relazione dell’ex ministro (Graziella Mascia, Alfonso Gianni, Massimiliano Smeriglio i nomi più noti) e poi confluito dall’altra parte, la sala del Centro congressi di via dei Frentani ha fatto registrare un’affluenza di molto inferiore ai 280 componenti del Cpn, pur tenendo conto delle assenze fisiologiche.  

 

All’ordine del giorno, oltre al caso del quotidiano di partito "Liberazione" rimbalzato per giorni sulle pagine di tutti i giornali, la linea politica che il leader intende imprimere al Prc a partire dalla crisi economica che sta mettendo in ginocchio il Paese. Ferrero ha inserito tutti e due i temi nella sua relazione introduttiva, i cui cardini verranno messi ai voti domani (domenica), giornata di chiusura. Significativamente, ha dedicato a "Liberazione" i pochi ultimi istanti del discorso, mentre si è soffermato per quasi tutto il tempo sulle proposte al cospetto della crisi.

 

L’ex ministro non ha chiesto le dimissioni del direttore Piero Sansonetti, ma ha messo in chiaro per l’ennesima volta che, così com’è, la linea del giornale non va bene alla segreteria: "Il problema non è l’autonomia dei giornalisti, quella la considero un requisito per fare un prodotto che esce tutti i giorni. Il fatto è che il giornale non è autonomo, porta avanti un progetto politico alternativo su cui non sono d’accordo, che consiste nell’andare oltre Rifondazione e, a occhio, dissolverla. E’ imbarazzante, perché poi delle loro opinioni si chiede conto a Rifondazione". Perciò, Ferrero fa mettere ai voti la richiesta "al giornale di modificare l’indirizzo in una direzione in cui liberamente si sviluppi il progetto di Rifondazione". Del progetto di rilancio economico ha già discusso la direzione, chiedendo al consiglio di amministrazione di Liberazione un risanamento per il prossimo anno. "Il nostro bilancio – ha detto Ferrero – è di dieci milioni all’anno, il quotidiano ha tre milioni di buco. Se rifacciamo così anche l’anno prossimo, si chiude baracca e burattini".

 

Il segretario ha ribadito anche l’intenzione di dar vita a una settimanale di discussione che si configurerà come un luogo di confronto aperto, e ha sottolineato il disagio di fronte al crollo verticale della copertura mediatica riservata al partito dopo l’uscita dal Parlamento. Ha proposto di organizzare manifestazioni di proposta contro la Rai e di sviluppare più iniziative attraverso il web.

 

Il ragionamento di Ferrero, per il resto, è incentrato sulla crisi economica che giudica "il contesto e la rottura in cui inserire le nostre proposte. La crisi non è né temporanea né congiunturale. Bisogna capovolgere le argomentazioni comuni e dire che è stata determinata, innanzitutto, dal neoliberismo e dalla precarietà. E va smentito chi dice che se ne deve venire fuori con dei sacrifici: è una soluzione di destra". Ferrero ha scandito quella che vuole sia la ricetta di sinistra, la ricetta di Rifondazione: la redistribuzione del reddito, a partire dai lavoratori: "A tutti va garantito un ammortizzatore sociale". Per reperire le risorse, ha elencato gli strumenti: il ripristino della tassa di successione, la diminuzione delle spese militari, l’aumento della tassazione per i grandi patrimoni. Il credito, le banche andrebbero riportate sotto il controllo pubblico per "spezzare quella logica di redditività a breve termine" che è al centro della strategia degli istituti privati e finisce per strangolare i cittadini. La nazionalizzazione del credito è anche contro le soluzioni messe a punto dal governo che ha preparato gli strumenti per entrare nei capitali delle banche in crisi. Per il segretario "è il vecchio gioco di socializzare le perdite e privatizzare i profitti".

 

Quanto a Rifondazione, Ferrero è consapevole della disparità tra mezzi e obiettivi: "Ci vorrebbero molte più forze per raggiungere un decimo di questi scopi". Tuttavia, il segretario ha indicato due "soggetti" a cui il partito dovrebbe rivolgersi per ricominciare a fare iniziativa nella società, e cominciare a lavorare, creando il conflitto, affinché le soluzioni si avvicino il più possibile alla propria linea: il movimento della scuola e la Cgil. Per quanto riguardo il primo, Ferrero lo ha elogiato definendolo "apolitico" e, proprio in virtù di questa sua natura, "è riuscito a far scendere a patti il governo". Perciò, non si propone come sbocco partitico dell’Onda, ma punta a contribuire a "far sì che tenga".

 

Quanto alla Cgil, all’ex ministro piace la linea più intransigente degli ultimi mesi, culminata con il successo dello sciopero generale di ieri, "e non era scontato, è riuscito anche in posti di lavoro pieni di cassaintegrati che hanno rinunciato a un giorno di lavoro". Se però la Cgil si sta allontanando, secondo Ferrero, dal modello concertativo, non è ancora entrata nella logica del conflitto. E qui ha proposto un altro spunto: lavorare per spingerla in quella direzione, anche migliorando i rapporti con il sindacalismo di base e arrivare "a un vero sindacato di classe". Male, in questo e altri settori, il Partito democratico: "Punta solo a sostituire il governo nel rapporto con Confindustria".

 

Tutto questo per riadattare alle forme nuove determinate dalla crisi l’idea con la quale è stato eletto segretario al congresso del luglio scorso, la ripartenza dalla società. Ferrero ha sintetizzato così le linee guida esposte oggi: "Ci vuole un partito che sta dentro la crisi, che sappia costruire concretamente il conflitto. Se chiude una fabbrica, quelli di Rifondazione devono essere là e dare modo agli operai di aprire una vertenza".

 

Passi tattici: richiesta alle altre forze di dare vita a un coordinamento della sinistra, per le amministrative della primavera prossima verifica delle alleanze che dovranno essere "qualificate", ovvero motivate dal punto di vista programmatico. A partire, naturalmente, dalla questione morale: il che esclude, il segretario lo ha detto senza mezzi termini, l’Udc. Per quanto riguarda le liste, per metà le vorrebbe aperte a esponenti esterni a Rifondazione.

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