Uno sguardo da basso

 

da ZorroMargaret Mazzantini

 

Chi di noi in una notte di strozzatura d’anima, bavero alzato sotto un portico, non ha sentito verso quel corpo, quel sacco di fagotti con un uomo dentro, una possibilità di se stesso? I barboni, sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi,puzzano di tutto ciò che non hanno,ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca l’andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso magari losco, eppure così naturale, così necessario. Quel fottersene del tempo metereologico e di quello irreversibile dell’orologio. Chi di noi, non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull’asfalto testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacito brandello di carne umana sul selciato dell’umanità. Perché i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai adesso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte quando sei triste. Quella faccia affannata e spaurita che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. Perché in ogni vita,ce n’è almeno un’altra.

 

 

Non mi annoio, cammino. A Zorro gli piace camminare. Dove vai Zorro? Vado dove vado. Guardo la gente in faccia, ho tempo e posso permettermelo. E’ un lusso. Certi li lascio filar via come scorregge, certi che mi interessano invece li seguo, mi metto sulla rotta e vado. Te, con il mocassino aereodinamico, con il pile idrorepellente, con l’occhiale di tendenza. Te, lì… te, con quella testa da cormorano, te, mi faccio un pezzo della tua vita, tu non lo sai ma io me la faccio. Naturale ti do quel tot di metri di agio che ci vogliono, non ti do noia. Zorro non è il tipo da dare noia. Ti fermi, ti compri il giornale. Ce l’ho anch’io il giornale. Sempre lo stesso, io m’affeziono alle cose. Identici Cormorano, il mio e il tuo, sono due giornali identici. Tu hai dei ladri? Ce li ho anch’io. Hai delle guerre? Quelle non mancano mai. Hai delle troie? Beato te. Guardi l’orologio? Quello non ce l’ho, è solo peso. L’ora io ce l’ho in cielo. Per me, Cormorano, la vita è un giorno, uno solo, dall’alba al tramonto, e amen.

 

 

Mamma la sera mi faceva posare la testa sulla tetta, m’addormentavo appeso a quel mosto. C’aveva un odore mia madre… di miele e strofinaccio, un odore che se ci penso mi scavo una buca e mi ci chiudo dentro. Era la persona più coraggiosa che ho conosciuto. Quel tipo di coraggio che è solo delle donne, gli uomini non ce lo possono avere un coraggio così… così zitto. C’aveva sempre il raschio in gola, per tutti i rospi che s’era tirata giù senza fare una piega. Davanti a noi maschi di casa sembrava che c’avesse paura, ma non era vero, lo faceva per farci sentire forti. Mi ha fregato. Sono uscito di casa che mi sentivo un leone, dopo ho fa­ticato a capire che ero un coglione.

 

 

Io gli faccio il sorriso, al ferroviere che è un eroe, perché c’ha lo stipendio da ferroviere e gli insulti da ministro dei trasporti.

 

 

Mi rimetto su la divisa, impeccabile. Allora mi chiedo: ma che sono tutti questi bisogni? tutti questi negozi? Obblighi, fregature. Io, con questo vestito, ci faccio le quattro stagioni. D’estate scalo la giacca, d’autunno apro i bottoni, d’inverno tiro su il bavero che c’ho la cervicale. Te invece, uomo perfetto, di abiti ce ne hai uno per ogni sputo di tempo. Con quattro gocce tiri fuori l’impermeabile, te. E dove li metti tutti ‘sti vestiti? Mica te li puoi portare dietro! Ti serve l’armadio. E l’armadio dove lo metti? In mezzo alla strada? No, ti serve una casa. La casa chi la tiene? Una negra? Meglio una moglie, le negre le tiri su il sabato sera nei viali. E la domenica che fai, non la porti fuori tua moglie? Ti serve una macchina, e serve che ti fermi a comprare i bignè perché serve che vai dai tuoi suoceri. Cazzo, é domenica! Cazzo hai l’impermeabile, hai il piumino d’oca, lo spigatino! Cazzo, Cormorano, compra i bignè! Zorro non ha l’impermeabile, non ha lo spigatino, non ha l’armadio, non ha la casa, non ha la moglie, non ha i suoceri, e i bignè lo fanno vomitare. Com’é brutta la domenica, Cormorano! Il dopo pranzo, dopo i bignè, tutti quei televisori accesi, i bambini ai giardini, la fila all’altalena, il padre che parla al cellulare con gli amici: dove siete? Dove siete? La madre che parla all’altro cellulare con gli altri amici: dove siete? Dove siete? Il bambino che parla da solo: dove sono? Dove cazzo sono? La settimana é più disinvolta: lavorate. Lavorate per i de-sideri: per il de-coder, per il de-umidificatore, per il de-caffeinato, per il de-ntifricio anti-placca. D’altra parte, come fai, Cormorano, ti tieni la placca? Non puoi, cazzo, rimuovila! Sei pelato, non puoi farti lo shampoo, almeno rimuovi la placca! Paga i de-biti! Ma quanto siete abbienti! Quanto siete de-ficienti.

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