Fuga per la libertà

 

da Ti prendo e ti porto viaNiccolò Ammanniti

 

Pietro e Gloria avevano fatto le elementari nella stessa scuola, ma non nella stessa classe. E tutto era andato liscio come l’olio. Ora che erano alle medie, nella stessa classe, le cose invece si erano complicate.

Stavano in caste differenti.

La loro amicizia si era adattata alla situazione. Assomigliava a un fiume sotterraneo che scorre invisibile e compresso sotto le rocce, ma appena trova uno spiraglio, una crepa, sgorga con tutta la sua impressionante potenza.

Così, a prima vista, quei due potevano sembrarti due totali estranei, ma dovevi avere gli occhi foderati di prosciutto, se non riuscivi a vedere come si cercavano sempre, come si sfioravano e come si mettevano, neanche fossero due spie, in un angolo a parlottare tra loro durante l’intervallo e come, stranamente, all’uscita Pietro rimaneva lì, in fondo alla strada, finché non vedeva Gloria montare in bicicletta e seguirlo.

 

 

Tutto sta nel titolo. Tutto inizia e finisce dalla potenza immaginifica che suscita. Quando lo inizi, è sul serio così. Ti prende e ti porta via. In un altro mondo. Che non è poi chissà quale mondo di alieni impazziti o elefanti rosa o deliri di onnipotenza mistica. Niente di questo. E’ solo Ischiano Scalo. Un paesino che esiste solo nella mente di chi ci vive. Uno di quei paesini che ognuno di noi ha almeno incontrato una volta nella vita, ci è passato in macchina perchè aveva sbagliato strada ed è sicuro che un paese così non possa esistere. Non è neanche segnato sulle cartine! Eppure, Ischiano Scalo esiste. E non è solo un paesino. Ti sbagli. E’ un microcosmo animato da personaggi di quotidiana fantascienza grottesca. C’è il ritorno a casina bella del classico figo, Graziano Biglia per la cronaca, logorato dal sesso(fatto con chiunque respiri), dalle droghe ingurgitate per moda e dalla musica dei Gipsy King, ormai alla frutta, con pancetta e capelli cotonati, che crede di aver trovato l’amore della sua vita in una di quella faccette da commessa che animano le copertine patinate dei giornaletti scandalistici e che c’ha il sogno nel cassetto. C’è il piccolo Pietro, un bambino dalla vita distrutta in partenza. E sai che non ci puoi fare proprio un cazzo, quando hai il padre ubriacone, il fratello idiota e la madre nevrastenica, ma forse l’unica che cerca di mediare con te, di entrare nel tuo fragile mondo compromesso. Il tuo mondo. Quello con Gloria. Ma lei è bellissima e ricchissima. E tu sei povero e sfigato. E sai che sei innamorato come uno scemo, e ti sei autoconvinto che sarà sempre e solo tua amica. E poi, c’è la fauna locale, un circo di provincialotti dalle mille piccole bugie, dalle esilaranti manie che animano e vestono le due storie d’amore protagoniste con battute al fulmicotone, scene di un’apocalittica ironia, macchiette rapide e incisive. Una malinconica comicità, un riso amaro che sottintende alla cruda realtà delle cose. Quella che alla fine ti sputa in faccia e che ti guarda come dire"Non c’è proprio un cazzo da ridere." Ammaniti diventa superbo narratore e magico violinista diabolico di questa melodia, forse per la sua prima volta, così dolce e riflessiva. Il romanzo di formazione del nuovo millennio. Un capolavoro della letteratura moderna. Che quando lo finisci…Dio, se non ti scappa la lacrima….

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Una risposta a Fuga per la libertà

  1. Silvia ha detto:

    vabbè tu vuoi che io non legga più i tuoi post!pure questo è in lista d\’attesa-ho sempre rimandato perchè non è che mi faccia impazzire… però lo leggerò, gli do l\’ultima possibilità diciamo :)dobbiamo creare un qualcosa per scambiarci pareri da lettori!

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