Libera disinformazione

 

di Giuseppe GiuliettiArticolo21

 

A quando il diritto di replica per Caselli e i magistrati attaccati a Porta a Porta?

 

Da qualche tempo i cosiddetti liberali della destra del conflitto di interessi non perdono occasione per chiedere la testa di questo o quel conduttore sgradito  al capo supremo. Una volta chiedono la testa di Fabio Fazio perché ha osato dare la parola al papà di Eluana Englaro, un’altra volta berciano contro Lucarelli che si è occupato della mafia e dei suoi protettori, un’altra volta urlano contro Santoro per non aver garantito il diritto al contraddittorio… Magari si dimenticano  di dire che, pur invitati, hanno preferito non mettere piede nelle trasmissioni dove le domande non si concordano prima e dove le risposte bisogna saperle dare.

Quelli che chiedono la testa dei giornalisti sgraditi e invocano  il diritto al contraddittorio non hanno ritenuto, invece, di far sentire la propria voce al termine della elegiaca puntata dedicata da Bruno Vespa a Giulio Andreotti (rivedi la puntata.) . Alla trasmissione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Cossiga, il presidente Casini, il presidente Pisanu, e tanto per non sbagliare, anche la presidente della commissione giustizia della camera, nonché avvocato di Giulio Andreotti, Giulia  Bongiorno, con loro anche Emanuele Macaluso e il giornalista del Corriere Massimo Franco.

Nel corso della puntata dedicata al “divo Giulio” non sono mancati i prevedibili attacchi ai giudici di Palaermo, a Giancarlo Caselli, indicati come i responsabili di ogni male, persone indegne di portare le toghe… ci mancava solo che qualcuno invitasse i cittadini a prenderli a calci nel sedere. Per l’ ennesima volta si è parlato  della completa assoluzione di Andreotti, di demolizione dell’impianto dell’accusa.

Un turista avrebbe pensato di trovarsi di fronte  un santo scampato ad un complotto di un gruppo di forsennati, forse di terroristi. Né al conduttore, né agli altri ospiti è venuto in mente di ricordare che sia la Corte d’appello sia la Cassazione hanno scritto  pagine inquietanti sul rapporto tra mafia e politica e sullo stesso Andreotti. Nessuno ha ricordato che il presidente Andreotti medesimo ha ritenuto di avvalersi della prescrizione per alcuni dei reati contestati, a nessuno è venuto in mente che in qualsiasi altro paese  la descrizione dei rapporti tra politica e mafia, prima del 1980, avrebbero assunto il sapore di una pietra tombale sulla futura attività politica.

A nessuno è venuto in mente di ricordare che Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori erano stati in prima linea contro il terrorismo e contro la criminalità. Quando molti scappavano, furono quei magistrati ad accettare la sfida e a rappresentare la parte  migliore dello stato.

In ogni caso, al di là di simili considerazioni che si possono condividere o meno, resta la domanda: perché non è stato previsto un contraddittorio? Perché non si è pensato di dare la parola a quei giudici e al giudice Caselli? Perché  i censori dei Fazio e dei Santoro non hanno aperto bocca?Perché il massacro della dignità di Giancarlo Caselli e di tanti altri servitori dello stato deve, invece, essere accettata in silenzio, senza la minima reazione?

A differenza di quelli che vogliono la testa dei giornalisti sgraditi, a noi non interessa in alcun modo la via disciplinare al giornalismo, nei confronti di chiunque, fosse pure il nostro più acerrimo avversario.

Quello che non si può accettare, invece, è lo stravolgimento della realtà, la fucilazione mediatica degli assenti.

Dalla Rai, dal suo  presidente, dal suo direttore generale, vorremmo solo sapere quando, come e in quale trasmissione sarà consentito al dottor Caselli e altri magistrati di replicare alla sequela di ingiurie scagliate  nei loro  confronti. Se proprio non volessero dare loro il diritto di replica  o di rettifica potrebbero  chiedere al tg1 delle 20 di leggere in diretta le ultime 30 righe della sentenza della corte d’appello, relative proprio al processo Andreotti.

La lettura di 30 righe, secondo i ritmi televisivi, non dovrebbe occupare uno spazio superiore ai due minuti. Dal momento che il presidente Andreotti, stando a quanto abbiamo sentito, ne sarebbe uscito pulito quasi  come un giglio, non dovrebbe esserci alcuna difficoltà ad accogliere questa richiesta, consentendo così finalmente a milioni  di italiani  di sapere cosa abbia davvero scritto la corte d’appello a proposito degli intrecci tra mafia e politica e sulle relazioni pericolose che hanno pesantemente inquinato e condizionato la storia di questo mezzo secolo.

Attenderemo fiduciosi per qualche giorno, poi quelle trenta righe le pubblicheremo sul nostro sito e così sarà più facile capire per quale ragione si è preferito evitare il contraddittorio.

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Una risposta a Libera disinformazione

  1. Chiara ha detto:

    Attendo con ansia,sarebbe giusto ora di cominciare a parlar di queste cose,qindi di togliere pezzo per pezzo le fettazze di salame che ci hanno messo sugli occhi.E spieghimolo anche ai poppanti che si fanno assoldare dalla mafia perché"quella ti dà lavoro e protezione".Andiamo un pò a scovare i veri mafiosi,vedrete che tutti noi il pizzo lo paghiamo,solo che sta sotto il nome di tasse e ringrazio ufficialmente coloro che si oppongono a tutto ciò.Vengano le 30 righe

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