La memoria resiste

 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.

Chi è contento che sulla terra esista la musica.

Chi scopre con piacere una etimologia.

Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.

Il ceramista che intuisce un colore e una forma.

Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.

Chi accarezza un animale addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.

Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

 

(Louis Borges)

 

Quando la Namibia conquistò l’indipendenza, nel 1990, si continuò a chiamare Goring il viale principale della capitale. Non per Hermann, il celebre kapò nazista, bensì in omaggio a suo padre, Heinrich Goring, che fu uno degli autori del primo genocidio del ventesimo secolo.

Quel Goring, rappresentante dell’impero tedesco in quel paese africano, aveva avuto la bontà di confermare, nel 1904, l’ordine di sterminio pronunciato dal generale Lothar von Trotta.

Gli herero, pastori neri, si erano ribellati. Il potere coloniale li espulse tutti, e avvertì che avrebbe ucciso gli herero che avesse trovato in Namibia, uomini, donne o bambini, armati o disarmati.

Morirono tre herero su quattro. Li abbatterono i cannoni o il sole del deserto dove furono gettati.

I sopravvissuti alla strage andarono a finire nei campi di concentramento che Goring aveva progettato. Allora, il cancelliere von Bulow ebbe l’onore di pronunciare per la prima volta la parola Konzentrationslager.

I campi, ispirati al precedente britannico del Sudafrica, combinavano la prigionia, il lavoro forzato e la sperimentazione scientifica. I prigionieri, che si estenuavano nelle miniere d’oro e di diamanti, erano anche cavie umane per la ricerca sulle razze inferiori. In quei laboratori lavoravano Theodor Mollison e Eugen Fischer, che furono maestri di Josef Mengele.

Mengele poté sviluppare i loro insegnamenti a partire dal 1933. Quell’anno, Goring figlio fondò i primi campi di concentramento in Germania, seguendo il modello che il suo papà aveva sperimentato in Africa.

 

 

Nel 1935, la Legge per la Protezione del Sangue e dell’Onore della Germania e altre leggi coeve fondarono la base biologica dell’identità nazionale.

Coloro che avessero sangue ebreo, fossero anche poche goccine, non potevano essere cittadini tedeschi, né potevano sposarsi con cittadini tedeschi.

Secondo le autorità, gli ebrei non erano ebrei per la loro religione o per la lingua, bensì per la loro razza. Definirli non era per niente facile. Gli esperti nazisti trovarono ispirazione nella fertile storia del razzismo universale e poterono contare sull’aiuto inestimabile degli ingegneri dell’IBM che progettarono i formulari e le schede perforate che definivano le caratteristiche fisiche e la storia genetica di ogni persona.

 

 

Circa 250.000 tedeschi furono sterilizzati fra il 1935 e il 1939.

Poi, venne lo sterminio.

I deformi, i ritardati mentali e i pazzi inaugurarono le camere a gas nei campi di sterminio di Hitler.

Settantamila malati psichiatrici furono uccisi fra il 1940 e il 1941.

Subito dopo, “la soluzione finale” venne applicata contro gli ebrei, i rossi, i gitani, gli omosessuali …

 

Eduardo Galeano 

 

 

“E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo.” Bertold Brecht

 

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2 risposte a La memoria resiste

  1. Chiara ha detto:

    Hanno ragione quando dicono che a raccontarlo la gente non ci crede.E\’ veramente poco concepibile tutto questo scempio.prima di cadere nel mio silenzio contemplativo e commemorativo devo prostrarmi a Brecht,grandissimo artista,grandissimo intellettuale.

  2. Francesco ha detto:

    “E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo.” e lo vediamo tutti i giorni. In Palestina, quando Israele massacra centinaia di uomini, donne e bambini. In Africa, dove le guerre di religione, tribali, economiche rendono quelle terre grondanti di sangue. Lo vediamo in Europa, dove lo spettro del razzismo è ormai l\’unico, pauroso ectoplasma che vi si aggira…a quando la fine di tutto questo?

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