Capitano, mio Capitano

 

Walt Whitman (West Hills, 31 maggio 1819 – Camden, 26 marzo 1892) è stato un poeta e scrittore statunitense. È conosciuto per essere l’autore della famosa raccolta di poesie Foglie d’erba.

 

 

Continuità

Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,

Nessuna nascita, forma, identità – nessun oggetto del mondo.

Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;

L’apparenza non deve ostacolare, né l’ambito mutato confonderti il cervello.

Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura.

Il corpo, lento, freddo, vecchio – cenere e brace dei fuochi d’un tempo,

La luce velata degli occhi tornerà a splendere al momento giusto;

Il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;

Alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,

Con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

 

 

A te

Straniero, se passando m’incontri e desideri parlarmi,

perché non dovresti parlarmi?

E perché io non dovrei parlare a te?

 

 

Oh Capitano! Mio Capitano!

Oh Capitano! Mio Capitano!

il nostro duro viaggio è finito,

la nave ha scapolato ogni tempesta,

il premio che cercavamo ottenuto, il porto è vicino,

sento le campane,

la gente esulta, mentre gli occhi seguono la solida chiglia, il vascello severo e audace:

ma, o cuore,

cuore,

cuore!

gocce rosse di sangue dove sul ponte il mio Capitano giace caduto freddo morto.

O Capitano! Mio Capitano!

alzati a sentire le campane; alzati -per te la bandiera è gettata – per te la tromba suona, per te i fiori, i nastri, le ghirlande-

per te le rive di folla per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te;

ecco Capitano!

Padre caro!

Questo mio braccio sotto la nuca!

E’ un sogno che sulla tolda sei caduto freddo, morto.

Il mio Capitano non risponde,

esangui e immobili le sue labbra,

non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà,

la nave è all’ancora sana e salva,

il viaggio finito, dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta;

esultate rive, suonate campane!

Ma io con passo funebre cammino sul ponte dove il Capitano giace

freddo,

morto

 

 

Come Adamo presto al mattino

Come Adamo presto al mattino,

che cammina uscito dalla capanna di fronde rinfrancato

dal sonno,

guardami mentre passo, odi la mia voce, avvicinami,

toccami, accosta il palmo della tua mano al mio corpo

mentre passo,

non avere paura del mio corpo.

 

 

L’amplesso delle aquile

Lungo la strada che costeggia il fiume (mia pomeridiana passeggiata, mio ristoro),

Alto nell’aria, improvviso, un rumore smorzato, due aquile in amore,

L’impetuoso avido contatto, l’unione alta nello spazio,

Artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota selvaggia, viva, turbinante,

Quattro ali che battono, due becchi, una massa vorticosa strettamente avvinghiata,

Che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù a precipizio,

Finché sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un istante,

Un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco, gli artigli che si sciolgono,

Le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i loro voli diversi, separati,

Lei il suo, lui il suo, seguendo.

 

 

Dall’ondeggiante oceano, la folla, venne teneramente a me una goccia, mormorando

Dall’ondeggiante oceano, la folla, venne teneramente a me una goccia, mormorando

“Io ti amo, tra non molto morirò

ho fatto un lungo viaggio solo per guardati, toccarti,

perché non potevo morire sinché non ti avessi parlato,

perché temevo di poterti poi perdere”.

Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati, siamo salvi,

ritorna in pace all’oceano mio amore,

anch’io sono parte di quell’oceano amore, non siamo così separati,

considera il grande globo, la coesione del tutto, quanto è perfetta!

Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci,

e se per un’ora ci tiene lontani, non potrà tenerci lontani per sempre;

non essere impaziente – un istante – sappi che io saluto

l’aria, l’oceano e la terra,

ogni giorno al tramonto per amor tuo,

amore.

 

 

 

Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato.

 

 

 

Lascia che l’anima rimanga fiera e composta di fronte ad un milione di universi.

 

 

 

Io mi contraddico?! E va beh… mi contraddico; io sono vasto… contengo moltitudini…

 

 

 

Se è tardi a trovarmi, insisti,

se non ci sono in un posto, cerca in un altro,

perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te.

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Una risposta a Capitano, mio Capitano

  1. Silvia ha detto:

    Andai nei boschi perché desideravo vivere come volevo io…e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto…

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