SMS: Sistema Migliore Saccheggiare

 

di Roberto ScarcellaSecolo XIX 28-01-2009

 

Gli sms non costano nulla alle compagnie telefoniche perché il messaggio è talmente piccolo in termini di dati da potersi nascondere nel segnale: denuncia di un parlamentare Usa, le 4 maggiori compagnie americane non rispondono. E in Italia?

 

Gli sms non costano nemmeno un centesimo alle compagnie telefoniche perché il messaggio è talmente piccolo in termini di dati da potersi nascondere nel segnale”. Se queste parole non fossero le prime righe di un articolo di giornale, potrebbero entrare per un pelo in un “messaggino”. Sono infatti 160 caratteri, ne basterebbe uno in più per doverne mandare (e pagare) due. Ma perché – in un’epoca in cui ormai col cellulare si vedono film e si scaricano intere canzoni – pagare il doppio solo per inviare una parola in più alla mamma o alla fidanzata?

 

In America se lo è chiesto un senatore democratico del Wisconsin, Herb Kohl, che è partito a testa bassa contro le major della telefonia a stelle e strisce. A settembre ha cominciato a tempestare di richieste di chiarimento Verizon Wireless, At&T, T-Mobile e Sprint. La sua domanda è stata questa: «Ma a voi operatori quanto costa l’invio di un sms?». Secca, breve e bisognosa di una semplice cifra. Una domanda fin troppo chiara per essere uscita dalla penna di un politico. Eppure nessuna delle quattro aziende ha saputo (voluto?) rispondere. Tre di queste hanno inviato del materiale traboccante di cifre: guarda caso mancava proprio quella richiesta.

 

La quarta, Verizon Wireless, ha preferito inviare a Kohl una risposta scritta “confidenziale” del tipo: “noi le diciamo qualcosa, a patto che il contenuto della lettera non venga divulgato”. Abbastanza per insospettirsi. E allora la risposta Kohl l’avrebbe trovata altrove, all’Università canadese di Waterloo. Ed è questa: «All’operatore un sms costa zero. Così come un milione di sms. Sempre zero».

 

Una rivelazione choc di Srinivasan Keshav, professore di informatica e capo di un team di ricerca (poi , a suo dire, boicottato) co-finanziato da una delle quattro compagnie sotto accusa. «Gli sms contengono una mole di dati talmente bassa da poter viaggiare nascosti nel segnale che collega il cellulare al ripetitore più vicino, in quella porzione di spazio denominata Control Channel. Ovvero un segnale sempre presente anche quando non transitano sms», ha spiegato Keshav al collega Randall Stross (che poi ne ha scritto sul New York Times).

 

Gli sms contengono appena 140 byte. Sono piccoli. E pure i tre bilioni (migliaia di miliardi) di messaggi mandati negli Usa l’anno scorso è poca roba in termini di dati. Sembra tanto, ma non lo è», ha continuato il professore dell’ateneo canadese. Assurdo, per lui e ora anche per il senatore Kohl, che si continui così, ma nascondendosi dietro a non specificati problemi tecnici le compagnie non hanno mai voluto alzare il numero di caratteri.

 

Il motivo sarebbe proprio che il centosessantunesimo carattere farebbe scoprire alla rete l’sms che fino a oggi ha viaggiato ben nascosto: a quel punto inviare un messaggio costerebbe all’operatore, che – secondo Keshav – ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo Tutti i possessori di un cellulare sanno che mandare sms più lunghi di 160 caratteri si può. Ma il punto è un altro: l’operatore di turno li spacchetta per poi inviarli a più riprese. Questo nonostante i dati immessi in rete siano di gran lunga inferiori a quelli di una telefonata. Per farla breve ogni spacchettamento ci costa un sms in più. La ragione di tutto ciò per Keshav sta nell’impossibilità per le compagnie di far sapere che oltre i 160 caratteri succede qualcosa che è bene tenere segreto, ovvero il viaggio “senza biglietto” dell’sms. E in Italia?

 

Funziona così? Per ora non lo si può sapere da Wind che preferisce «non commentare». Una cifra che fissi il costo netto di un sms all’operatore non la tirano fuori nemmeno le altre due grandi compagnie che si spartiscono il grosso del mercato italiano, Telecom e Vodafone. «Non è vero che i costi sono nulli – fanno sapere dal quartier generale di Telecom -. Basti pensare alle spese infrastrutturali, ai costi di trasporto dell’sms, e a tutto quell’insieme di persone e software complessi che monitora ciò che accade.

 

A partire dagli “storage”, ovvero i centri servizi in cui gli sms trovano spazio in attesa di finire sullo schermo di un cellulare momentaneamente spento». Vodafone è categorica sulla possibilità o meno di ricavare il costo dell’sms spoglio di tutto l’apparato citato dal proprio competitor: «Non è corretto né possibile parlare del costo al netto di un singolo servizio. Per noi il traffico è qualcosa d’indistinto». Insomma, la voce (le telefonate) e i dati (sms, mms, download), al di là delle differenze, sono da considerare un corpo unico. Ma davanti alla domanda a cui ha risposto senza esitazione il professore dell’Ontario, nemmeno Telecom e Vodafone hanno troppi dubbi: «Zero euro un sms? Impossibile». Ma quanto costa davvero nessuno lo sa. Nessuno, dall’altra parte della cornetta, te lo dice con certezza. Chissà, magari un giorno o l’altro manderanno un messaggio.

 

 

 

di Roberto ScarcellaSecolo XIX 30 gennaio 2009

 

I nomi che fanno tremare l’impero degli sms sono ben di più di un presagio: prima Waterloo, università canadese omonima della città belga ormai sinonimo di “disfatta epocale”. Lì, un professore di informatica se ne è uscito dicendo che i “messaggini” non costano nulla: nemmeno un cent. Ora tocca alla Danimarca, terra di Amleto, la tragedia per eccellenza: a pagina 31 di uno studio del ministero della Tecnologia sulla telefonia mobile si legge: «L’agenzia per le Telecomunicazioni stima il costo del transito internazionale di un sms vicinissimo allo zero».

 

Questo alla luce di un calcolo per cui il costo di una telefonata per minuto sarebbe pari a 2 cent. E la quantità di dati all’interno della telefonata è pari a quella di «1.150 sms circa». Il rapporto è lungo 56 pagine, e pur essendo dedicato al traffico transfrontaliero (il cosiddetto “roaming”), cerca di capire il meccanismo complessivo degli sms. Cercando di ponderare i calcoli, e ignorando l’assunto di pagina 31, la ricerca spiega che l’invio di un sms “all’ingrosso” da parte di una compagnia può costare all’incirca 0,0040 euro. Riceverlo, se la compagnia è diversa da quella che lo manda, costa 0,0013 euro. Sennò nulla, o giù di lì. In una tabella viene anche paragonato cosa costava nel 2008 un messaggio mandato dalla Danimarca a un altro Paese Ue e cosa invece potrebbe costare. Il confronto è impietoso: 33 centesimi contro 4. E si parla di traffico internazionale: la ricerca infatti fa notare che il traffico nazionale (danese) tra operatori diversi dovrebbe avere un prezzo minore. Ancora più basso – per l’assenza di costi aggiuntivi – sarebbe quello di un sms tra due utenti della stessa compagnia.

 

Anche in Italia, l’Authority per le Telecomunicazioni (Agcom) ha finalmente preso la calcolatrice in mano. E di concerto con l’Antitrust porterà dati attendibili sul traffico e sui suoi costi entro la metà di marzo. Intanto, dall’Agcom fanno sapere che i prezzi degli sms «devono tenere conto di una serie di costi per le compagnie, come la fatturazione, lo storage e il paging». Lo storage è il luogo informatico in cui i messaggi sostano in attesa di arrivare a destinazione, mentre il paging è l’operazione di ricerca fatta dal ripetitore in cerca del destinatario dell’sms. A questo si aggiungerebbero i costi di manutenzione ed espansione della rete (oltre che di chi ci lavora). Abbastanza per spiegare un costo tra i 10 e i 15 centesimi? No, secondo il professor Keshav, il titolare della “ricerca choc” canadese. In una nota il professore accoglie alcune obiezioni alla sua teoria, ammettendo dei costi per le compagnie che – a suo dire – sarebbero però da considerarsi irrisori. Magari paragonabili al terzo decimale della ricerca danese. Keshav illustra una serie di calcoli secondo cui tutti gli sms mandati per un intero anno in Canada occuperebbero al massimo lo 0,7% dell’intera rete telefonica (lasciando libero il restante 99,3%). Ammette anche i costi di “storage”, ma dice anche che di questi tempi una memoria di un terabyte (abbastanza per contenere 7 milioni di sms) costa 100 dollari. Un’inezia per il bilancio di una compagnia. Keshav, insomma, non molla.

 

La stessa Commissione Ue presto metterà in riga le compagnie europee. Si è infatti a un passo, ormai, dall’abbassamento delle tariffe degli sms transfrontalieri: se – come sembra – non ci saranno intoppi, dal prossimo luglio mandare un messaggio transfrontaliero non potrà costare più di 0,11 (oggi la media è di 0,29). Molti Paesi già tremano all’idea, perché da luglio il costo medio di un sms nazionale, mandato al vicino da casa, potrebbe costare di più di uno mandato all’estero, a migliaia di chilometri di distanza.

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Una risposta a SMS: Sistema Migliore Saccheggiare

  1. mauro ha detto:

    siamo bombardati da truffe ,che arrivi al punto di non capire piu\’ chi è il buono e chi il malamente,è incredibile,sono stato contatato da vodafotto che vuole assolutamente che cambi gestore per il telefono fisso per il prezzo modico di 29.00 tutto incluso,oramai preferisco pagarne 50.00per non stare dietro alle promozioni che ogni mese sei costretto ad aggiornare se no\’ sei fottuto lo stesso .maledetti !!!e noi fessi oramai assuefatti dalla tecnologia crediamo a tutto.

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