La leggenda del pianista sull’oceano

 

Un film di Giuseppe Tornatore. Con Cory Buck, Kevin McNally, Alberto Vazquez, Angelo Di Loreta, Vernon Nurse, Harry Ditson, Gabriele Lavia, Niall O’Brien, Peter Vaughan, Clarence Williams III, Bill Nunn, Pruitt Taylor Vince, Tim Roth, Nicola Di Pinto, Anita Zagaria, Luis Molteni, Adriano Wajskol, Melanie Thierry, Norman Chancer, Sidney Cole, Katy Monique Cuom, John Armstead. Genere Drammatico, colore 165 minuti. – Produzione Italia 1998.

Mio Voto: , 5/10

 

Recensione di Tullio Kezich  28 ottobre 1998

 

Sarà un caso o sarà voluto? Il cinema italiano saluta il Novecento, ovvero il secolo morente che ha visto fiorire la Settima Arte, con un film che ha per protagonista proprio un personaggio chiamato Novecento: La leggenda del pianista sull’oceano. Non amando le pellicole troppo lunghe, già mi preparavo a scrivere: il topolino ha partorito la montagna. Perché di questo si tratta: un monologo teatrale di poche pagine che ha dato vita a un megaspettacolo di 2 ore e 40 minuti. Troppe? Ebbene no. Da una sorta di concisa metafora, scritta con ispirata eleganza dà Alessandro Baricco (Novecento, Feltrinelli), il regista Giuseppe Tornatore è riuscito a tirar fuori un’epopea. In una travolgente chiave visiva che sembra risospinta dall’onda felliniana di "E la nave va (ma nell’inferno delle caldaie si pensa invece ai "lavoratori neri del cinema sovietico trasferiti nel ventre della balena di Pinocchio) la favolona ci fa trascorrere da un’emozione all’altra. Quello che il film ci propone è un pendolare mitologico dal vecchio al nuovo continente, tra sconquassi tempestosi e bonacce, pioggia e neve, con i miliardari folleggianti nel lusso e i miserabili ammucchiati in terza classe. E con il reietto di turno. che contrassegna il momento magico puntando il dito verso la "Statua della Libertà" apparsa fra le brume e gridando "America!", mentre sul fondo si profilano i grattacieli. Mai l’arte americana del cinema aveva sintetizzato la grande illusione europea del Nuovo Mondo con altrettanta plasticità. Immaginate un "Titanic" senza naufragio (però anche il "Virginian" alla fine muore) e con un sottofondo di pianoforte che ci insegue senza posa, a volte integrato nel jazz band e a volte no, per raccontare attraverso l’ammaliante partitura di Ennio Morricone la solitudine, la poesia e la diversità di un artista. Max, la tromba del complesso, narra la leggenda del pianista Novecento, un trovatello misteriosamente apparso a bordo e divenuto nel tempo un virtuoso che sembra suonare con quattro mani, un tipo singolare che per oltre quarant’anni rifiuta di scendere sulla "nave troppo grande" della terraferma. In frac o con un pullover preso in prestito da Gershwin, fotografato a fianco di Freud e Thomas Mann, Tim Roth ci ipnotizza con l’impalpabile e fiera consistenza di un Don Chisciotte; e accanto a lui il Sancho trombettiere, Pruitt Taylor Vince, caratterista dagli occhi che ballano, sembra Ollio divenuto spalla di Stanlio. Mentre dal coro dei viaggiatori emerge la stupenda icona della 16enne Mélanie Thierry attestante la luce perpetua dell’amore angelicato. Da ritagliare e conservare nell’album dei ricordi fra cinema e musica, con scansioni alla western di Sergio Leone, la sfida al pianoforte di Novecento contro Jelly Roll Morton (1885-1941), che non fu (ma importa saperlo?) il satrapo arrogante e ingioiellato del film, bensì un povero suonatore tardivamente riconosciuto fra i padri fondatori del jazz. Qualche episodico stridore nel testo e la conclusione pasteggiata (si fa un po’di fatica per approdare alla chiusura a fondo prediletta da Charlot) non tolgono smalto a questa leggendaria impresa del nostro cinema. Dove, come spesso nei capolavori, l’afflato che sostiene la narrazione testimonia la presenza dell’autobiografia. Solo Tornatore potrebbe confermarcelo e io qui glielo chiedo: caro Peppuccio, il novello Olandese volante autocondannatosi a vagare strimpellando sull’oceano della celluloide sei forse tu?

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5 risposte a La leggenda del pianista sull’oceano

  1. Chiara ha detto:

    E\’ uno dei miei preferiti e ogni volta che lo vedo comincio a piangere a metà e incredibilmente nel finale ancora non mi sono prosciugata….

  2. Michele ha detto:

    Mattoncino dopo mattoncino provo ad edificare una videoteca ideale. E questo film c\’è senza ombra di dubbio, come certe sono le lacrime nella pioggia

  3. Chiara ha detto:

    Questo è proprio un caso di retorica struggente…

  4. Silvia ha detto:

    il film non lo so ma "Novecento" di Baricco è uno dei suoi che amo di più

  5. Michele ha detto:

    Da assiduo lettore di Baricco, non posso che confermare

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