Specchio, specchio delle mie brame Racconta la vera storia di questo ingiusto reame

 

Padre, dipingi la terra sul mio corpo

(Canto indigeno)

 

Pensare sbagliando è meglio che non pensare

(Ipazia)

 

Chi non sa, viene ingannato da tutti. Chi non ha, viene comprato da tutti.

 

 

 

da Specchi Una storia quasi universale Eduardo Galeano

 

Le stalattiti pendono dall’alto. Le stalagmiti crescono dal basso. Sono tutte fragili cristalli, nati dalla traspirazione della roccia, nelle profondità delle caverne che l’acqua e il tempo hanno scavato nelle montagne.

Da migliaia di anni le stalattiti e le stalagmiti si cercano nell’oscurità, goccia dopo goccia, alcune scendendo, altre salendo.

Alcune ci impiegheranno un milione d’anni a toccarsi.

Fretta non ne hanno.

 

 

 

Ogni azione provoca reazioni.

La violenza ritorna sempre.

Solo rovi e spine nascono nel luogo dove accampano gli eserciti.

La guerra chiama fame.

Chi si diverte nella conquista, si diverte nel dolore umano.

 

 

 

Nella sua prima immagine, pubblicata nel 1863 sulla rivista Harper’s, di New York, Babbo Natale era uno gnomo grassottello che entrava in un camino. Nacque dalla mano del disegnatore Thomas Nast, vagamente ispiratosi ale leggende di San Nicola.

Nel Natale del 1930, Babbo Natale fu assunto dalla Coca-Cola. Fino ad allora, non aveva usato l’uniforme, e in generale preferiva vestiti azzurri o verdi. Il disegnatore Haddon Sundblom lo vestì con i colori dell’impresa, rosso vivo con i bordi bianchi, e gli diede le sembianze che tutti conosciamo. L’amico dei bambini porta la barba bianca, ride in continuazione, viaggia sulla slitta ed è così tracagnotto che non si sa come riesca ad entrare nei caminetti del mondo, carico di regali e con una Coca-Cola in una mano e una nell’altra.

Non si sa nemmeno cosa abbia a che spartire con Gesù.

 

 

 

Per oltre un secolo e mezzo, l’Europa lanciò otto Crociate verso le terre infedeli dell’ Oriente.

L’Islam, che usurpava il santo sepolcro di Gesù, era il nemico remoto. Ma, già che c’erano, questi guerrieri della fede ne approfittavano per ripulire altre zone che erano sulla strada.

La guerra santa iniziava a casa.

La prima Crociata incendiò le sinagoghe e non lasciò un solo ebreo vivo a Magonza e nelle altre città tedesche.

La quarta Crociata si diresse verso Gerusalemme, ma non vi giunse mai. I guerrieri cristiani si fermarono nella cristiana Costantinopoli, città opulenta, e per tre giorni e tre notti la saccheggiarono completamente, senza risparmiare né chiese né monasteri, e quando ormai non rimanevano più donne da violentare né palazzi da svuotare rimasero a godersi il bottino e dimenticarono la meta finale della loro sacra impresa.

Pochi anni dopo, nel 1209, un’altra Crociata iniziò sterminando cristiani sul suolo francese.

I catari, cristiani puritani, rifiutavano di accettare il potere del re e del Papa e credevano che ogni guerra offendesse Dio, comprese le guerre che si facevano, come le Crociate, in nome di Dio. Questa eresia, molto diffusa, fu estirpata alla radice, di città in città, di castello in castello, di paese in paese. La strage più feroce accadde a Beziers. Là furono passati a  fil di spada. Tutti: i catari e pure i cattolici. Invano alcuni cercarono rifugio nella cattedrale. Nessuno si salvò dalla carneficina generale. Il tempo non permetteva di distinguere chi fosse chi.

Secondo alcune versioni, l’abate Arnaud-Amaury, duca di Narbona, delegato del Papa, aveva le idee chiare. Ordinò:” Uccideteli tutti. Dio saprà poi riconoscere i suoi”.

 

 

 

Le cartine arabe segnavano il Sud ancora in alto e il Nord in basso, ma già nel tredicesimo secolo l’Europa aveva ristabilito l’ordine naturale dell’universo.

Secondo le regole di quell’ordine, dettato da Dio, il Nord era in alto e il Sud in basso.

Il mondo era un corpo. A Nord c’era la faccia, pulita, che guardava il cielo. A Sud c’erano le parti basse, sporche, dove andavano a finire le immondizie e gli esseri oscuri, chiamate antipodi, che erano l’immagine invertita dei luminosi abitanti del Nord.

Nel Sud i fiumi scorrevano alla rovescia, l’estate era fredda, il giorno era notte e il Diavolo era Dio. Il cielo, nero, era vuoto. Le stelle erano fuggite verso Nord.

 

 

 

Darwin ci ha detto che siamo cugini delle scimmie, non degli angeli. Poi siamo venuti a sapere che veniamo dalla foresta africana e che nessuna cicogna ci aveva portato da Parigi. E non molto tempo fa abbiamo saputo che i nostri geni sono quasi uguali ai geni dei topi.

Non sappiamo più se siamo il capolavoro di Dio o barzellette sporche del Demonio. Noi UMANICOLI:

gli sterminatori di tutto,

i cacciatori del prossimo.

i creatori della bomba atomica, la bomba all’idrogeno e la bomba ai neutroni, che è la più salutare di tutte perch[ annienta le persone ma lascia intatte le cose,

gli unici animali che inventano macchine,

gli unici che vivono al servizio delle macchine che inventano,

gli unici che divorano la  loro casa,

gli unici che avvelenano  l’acqua che gli dà da bere e la terra che gli dà da mangiare,

gli unici capaci di affittarsi o vendersi e di affittare o vendere i propri simili,

gli unici che uccidono per il piacere,

gli unici che torturano,

gli unici che violentano.

 

E anche

gli unici che ridono,

gli unici che sognano ad occhi aperti,

coloro che trasformano in seta la bava del baco,

coloro che trasformano i rifiuti in bellezza,

coloro che scoprono colori che l’arcobaleno non conosce,

coloro che danno nuove musiche alle voci del mondo

e creano parole perché non siano mute

la realtà e la sua memoria.

 

 

 

Accadde a Washington, nel 1886.

Le imprese giganti conquistarono gli stessi diritti legali dei cittadini rozzi e volgari.

La Suprema Corte di Giustizia annullò più di duecento leggi che regolavano e limitavano l’attività imprenditoriale, e allo stesso tempo estese i diritti umani alle corporazioni private. La legge riconobbe alle grandi imprese gli stessi diritti delle persone, come se anche loro respirassero: diritto alla vita, alla libera espressione, alla privacy …

All’inizio del ventunesimo secolo, è ancora così.

 

 

 

Dagli inizi del ventesimo secolo, le campane meccaniche salutano l’inizio e la fine di ogni giornata nella Borsa di New York. Quei suoni rendono omaggio all’abnegazione degli speculatori che trasformano il pianeta in una bisca, decidono il valore delle cose e delle nazioni, fabbricano milionari e mendicanti e sono capaci di uccidere più gente di qualsiasi altra guerra, peste o siccità.

Il 24 ottobre 1929, le campane suonarono esultanti come sempre, ma quello fu il giorno peggiore in tutta la storia della cattedrale delle finanze. La sua caduta chiuse banche e fabbriche, fece salire alle stelle la disoccupazione e buttò i salari in cantina, e il mondo intero pagò il conto.

Il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Andrew Mellon, consolò le vittime. Disse che la crisi aveva il suo lato positivo, perché “ così la gente lavorerà più sodo e vivrà una vita più morale”.

 

 

 

Parigi, primavera 1937: Pablo Picasso si sveglia e legge.

Legge il giornale mentre fa colazione nel suo studio.

Il caffè gli si raffredda nella tazza.

L’aviazione tedesca ha raso al suolo la città di Guernica. Per tre ore, gli aerei nazisti hanno inseguito e mitragliato la gente che fuggiva dalla città in fiamme.

Il Generale Franco assicura che Guernica è stata incendiata da dinamitardi asturiani e piromani baschi arruolati nella fila comuniste.

Molti anni dopo, a New York Colin Powell pronuncia un discorso alle Nazioni Unite, annunciando l’imminente distruzione dell’Iraq.

Mentre parla, il fondo della sala non si vede, Guernica non si vede. La riproduzione del quadro di Picasso che arreda la parete, è stata completamente ricoperta da un enorme panno azzurro.

Le autorità delle Nazioni Unite hanno deciso che quello non è lo sfondo più adeguato per la proclamazione di una nuova strage.

 

 

 

Nei paesi democratici, il dovere dell’obiettività guida i mezzi di comunicazione di massa.

L’obiettività consiste nel diffondere i punti di vista di ognuna delle parti implicate in situazioni di conflitto.

Negli anni della guerra del Vietnam i mezzi di comunicazione di massa degli Stati Uniti fecero conoscere all’opinione pubblica la posizione del loro governo e anche la posizione del nemico.

George Bayley; curioso di queste faccende, misurò il tempo dedicato all’una e all’altra parte nelle reti televisive ABC, CBS e NBC fra il 1965 e il 1970: il punto di vista della nazione occupante si prese il 97% dello spazio e il punto di vista della nazione invasa occupò il 3%.

97 a 3.

Per gli invasi, il dovere di subire la guerra; per gli invasori, il diritto di raccontarla.

L’informazione crea la realtà, e non viceversa.

 

 

 

Perché mai il Che ha questa pericolosa abitudine di continuare a nascere? Quanto più lo manipolano, quanto più lo tradiscono, tanto più nasce. Lui è il più nascente di tutti. Ma non sarà perché il Che diceva quello che pensava e faceva quello che diceva? Non sarà che per questo continua ad essere così straordinario, in un mondo dove le parole e i fatti si incontrano raramente e quando si incontrano non si salutano perché non si riconoscono?

 

 

 

 

Il Muro di Berlino era la notizia del giorno. Dalla mattina alla sera leggevamo, vedevamo, ascoltavamo: il Muro della Vergogna, il Muro dell’Infamia, la Cortina di Ferro…

Finalmente, questo muro, che meritava di cadere, cadde. Ma sono sorti altri muri, continuano a essere eretti nel mondo, e nonostante siano più grandi del muro di Berlino, di essi si parla poco o niente.

Si parla poco del Muro che gli Stati Uniti stanno alzando nella frontiera messicana, così come si parla poco delle barriere di filo spinato di Ceuta e Melilla.

Quasi nulla si dice a proposito del Muro di Cisgiordania, che perpetua l’occupazione israeliana di terre palestinesi e sarà quindici volte più lungo dal Muro di Berlino. E non si parla per niente del Muro del Marocco, che da venti anni perpetua l’occupazione marocchina del Sahara Occidentale. Questo muro, minato da una parte all’altra e sorvegliato da migliaia di soldati, è sessanta volte più grande del Muro di Berlino.

Per quale motivo esistono muri tanto altisonanti e muri così muti?

 

 

 

Privatelo di acqua e cibo

Circondate casa sua con armi da guerra

Attaccatelo con tutti i mezzi e a tutte le ore, specialmente di notte

Demolite la sua casa, devastate la sua terra coltivata, uccidete i suoi cari, specialmente i bambini, o lasciateli mutilati

Complimenti: avete creato un esercito di uomini-bomba

Questa voce è stata pubblicata in Libri. Contrassegna il permalink.

6 risposte a Specchio, specchio delle mie brame Racconta la vera storia di questo ingiusto reame

  1. Chiara ha detto:

    "Ogni azione provoca reazioni. La violenza ritorna sempre. Solo rovi e spine nascono nel luogo dove accampano gli eserciti.La guerra chiama fame. Chi si diverte nella conquista, si diverte nel dolore umano. "Ci pensavo giusto oggi…lascio i puntini perché comincerei a veleggiare nel mare dei miei pensieri e sconfinerei chissà dove nel giro di due righe. Quella di Babbo Natale è carina,il ciccione con la coca-cola!E pure quella di Darwin,ma io sono d\’accordo con…come si chiama?sticcin?mah,\’na roba così,che dice che ci hanno assemblato gli alieni!!😀 un pò semplicistica,dettaglierò quando leggerò il suo libro…prima o poi

  2. Michele ha detto:

    Pre-sumero si tratti di SitchinEd esprimi pure tutti i tuoi pensieri …

  3. Chiara ha detto:

    Eh,si,solo che l\’ho cercato su internet scritto così e non l\’ho trovato,così l\’ho scritto come mi giunse all\’orecchio. I miei pensieri riguardavano la guerra, le ronde,gli stupratori, la violenza verbale,insomma,qualunque tipo di violenza e quante possibilità abbiamo di sfuggirle.Insomma, divisa esattamente in 2 pensavo da una parte: "Se capita qualcosa restituisco,se aspetto la giustizia faccio in temp a morire,ma poi,che giustizia?".Questo il mio spirito anarchico latente,d\’altra parte provvidenziali i Coldplay:" I don\’t want a cicle of recicled revenge…". E mi sono sentita male,perché un\’altra duplice voce mi ricordava Fini:è sbagliato associare immigrazione e delinquenza,d\’altra parte sono stata contenta che qualche tunisino sia tornato a casa,perché non associo immigrato=delinquente,ma diminuiamo le probabilità e in fondo…li manteniamo noi! E la guerra?già,il tutto è stato intrecciato alla spiegazione del mio professore sul post seconda guera mondiale incentrata su stati uniti,sfruttamento dei media e il pensiero debole…a costo di farmi di acidi voglio diventare un\’hippy!

  4. Michele ha detto:

    Se Fini dice qualcosa di sensato, allora è proprio vero che gli alieni ci hanno assemblato🙂.Dissento amabilmente sugli stranieri: non siamo noi che li manteniamo, ma sono loro che mantengono la nostra economia e il nostro sistema pensionistico. Concordo su guerra e acidi: hippy hippy hurrà

  5. Chiara ha detto:

    Dissento il tuo dissentire,perché con quali soldi si levano (grow up era più d\’uopo) i centri d\’accoglienza?quanti mantengono la nostra economia(come giustmente m\’appunti) e quanti fanno altro?

  6. Chiara ha detto:

    Preciso:non ce l\’ho con quelli che lavorano e sostengono l\’economia,ma con gli altri che sbarcano inutilmente e delinquono dannosamente.in fondo se tu vai all\’estero e ti ci trasferisci e ti integri ok,se compi reati non ti puniscono/rispediscono a casa?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...