De Magistris candidato E subito indagato

 

Premettendo che l’Italia dei Valori non è il mio partito di riferimento, non si può negare che per le elezioni europee stia presentando una lista di candidati di un certo spessore e di un’indiscussa serietà e moralità (in mezzo a ladri, nani, ballerine e pregiudicati, gli onesti fanno sempre la loro porca figura). E per questo motivo è scattato immediatamente il trappolone: poche ore dopo arriva l’annuncio dell’iscrizione nel registro degli indagati di De Magistris per la presunta guerra tra le Procure di Salerno e Catanzaro, con l’implicita domanda: visto che anche Di Pietro candida gli indagati? Ma la controreplica non può che essere prontissima: come mai De Magistris è così temuto? Gli avessero lasciato svolgere normalmente il suo egregio lavoro, le risposte sarebbero già note da un pezzo.

 

 

di Andrea ScarchilliAprileOnLine

 

L’Italia dei valori ha offerto alla stampa un primo assaggio della squadra da lanciare verso il Parlamento di Strasburgo. Il leader Antonio Di Pietro ha candidato il pm Luigi De Magistris, la presidente dell’associazione nazionale vittime di mafia Sonia Alfano e il giornalista Carlo Vulpio.

 

Con Di Pietro, alla conferenza stampa della Camera, c’erano tutti e tre i candidati. Inutile dire però che la star era lui, Luigi De Magistris, il pubblico ministero di Catanzaro titolare delle inchieste "Poseidon" e "Why not", trasferito d’ufficio a Napoli e privato, dal Consiglio superiore della magistratura, di quelle indagini che si erano occupate dei rapporti pochi chiari nella gestione dei finanziamenti europei, toccando molti nervi scoperti, tra cui quelli dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella. Sulla scia della rimozione di De Magistris, si sono aperti una serie di casi esplosivi. Anzitutto la guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno, con i pm campani a contestare il metodo di conduzione seguito dai colleghi calabresi nelle inchieste ereditate da De Magistris. E’ poi finito sotto la lente di ingrandimento della Procura di Roma e del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti l’operato di Gioacchino Genchi, consulente di De Magistris accusato di aver creato, surrettiziamente, un vero e proprio archivio informatico a partire dai dati e dalle utenze degli intercettati.

 

De Magistris, insomma, è quello che si dice un personaggio scomodo. Tanto per cambiare, anche quest’ultima sua decisione, di scendere in politica, è stata accompagnata dalle polemiche. Lui ha subito chiesto, come vogliono le regole, l’aspettativa dalla magistratura. Il Csm l’ha approvata, ma preceduta da una dichiarazione del vicepresidente Nicola Mancino che esprimeva l’esigenza di disciplinare situazioni simili e si schierava per vietare in assoluto i rientri nell’Ordine dei giudici parlamentari eventualmente non rieletti. La preoccupazione è rivolta al dopo, al rischio che il Csm si trovi senza strumenti per contrastare il rientro di giudici (in teoria De Magistris stesso) ormai "marchiati" politicamente.

 

Ma era ancora niente in confronto a quello che sarebbe successo poche ore dopo. Nel pomeriggio è arrivata la notizia dell’iscrizione di De Magistris nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma, proprio nell’ambito dell’accennato scontro tra gli uffici giudiziari. Le accuse, partite da Catanzaro, sono interruzione di pubblico servizio e abuso d’ufficio, le stesse che erano già state rivolte in passato ai sette pm di Salerno. La posizione del candidato De Magistris diventa ora un motivo d’imbarazzo per un partito che ha sempre sostenuto il principio della trasparenza e della completa pulizia della "fedina" dei propri candidati. Ma Di Pietro, ribadendo la conferma della candidatura, non ha abbassato la testa: "Anche gli atti dovuti nascono quando incomincia la campagna elettorale e sono sparati per attutire la notizia una candidatura di qualità. Il tentativo è vecchio come il cucco, e anche questo ci fa solo sorridere. Anzi, è un boomerang che si ritorcerà su coloro che lo vogliono utilizzare strumentalmente".

 

Lui, De Magistris, in conferenza stampa, ancora prima dell’esplosione della nuova bomba, aveva provato a sopire le polemiche precedenti presentando l’entrata nell’agone politico come un passo definitivo: "La mia scelta è irreversibile, anche qualora non dovessi essere eletto". Poi ha argomentato: "La mia scelta è una sorta di sconfitta della magistratura. Il mio sogno è sempre stato di fare il magistrato. Ma da un’apparente sconfitta ho capito di avere una grande opportunità. Candidandomi con l’Idv posso fare qualcosa per il mio paese, per il bene pubblico. Anche perché stanno svuotando la Costituzione e c’è bisogno di fare comprendere all’Europa com’è a rischio la nostra democrazia dove ormai c’è la criminalizzazione del dissenso e si tende al pensiero unico".

 

Non sono stati teneri neanche i compagni di lista di De Magistris. La Alfano, figlia del giornalista Beppe ucciso dalla mafia: "Nel momento in cui il ministro della Giustizia attuale, Alfano, ama andare ai matrimoni delle figlie del boss Croce Napoli, allora questo non è un paese corretto, non è un paese pulito, democratico". Ha aggiunto: "Se il presidente del Senato Schifani è stato socio in affari del boss di mafia Mandalà e la stampa fa finta di nulla, le istituzioni fanno finta di nulla allora questo non è un paese legittimato a parlare di giustizia né di verità perché questa gente non avrà mai interesse a sostenere la verità". Poi: "L’Italia non è di queste persone ma di chi quotidianamente lotta per difendere la Costituzione, la democrazia e la libertà d’informazione. Prima ancora di separare le carriere dei magistrati sarebbe opportuno che intanto si separasse la carriera di chi delinque, la carriera di chi fa il mafioso. Questo paese ha bisogno di verità".

 

Definisce invece la sua candidatura una "legittima difesa" il giornalista del "Corriere della Sera" Carlo Vulpio per il quale "i giornalisti sono sempre stati spiati ma per la prima volta in Italia, io e altri giornalisti, un intero giornale sono stati spiati e con i timbri della Procura. Eppure nessuno ha detto una parola" ha spiegato Vulpio, che per il Corriere ha seguito le inchieste della procura di Catanzaro e che ha aggiunto: "Sono stato messo in disparte anche per questo, accomodato in panchina e invitato a fare riscaldamento per una partita che non verrà mai".

 

Di Pietro prosegue nella strategia, valorizzata nelle scorse elezioni, che presenta l’Italia dei valori come un contenitore aperto alle istanze, e ai nomi, della società civile, meglio se impegnata nei temi portanti dell’informazione e della giustizia. La tendenza si è accentuata dopo l’avvicinamento al gruppo di "Micromega", il cui direttore Paolo Flores D’Arcais (assieme allo scrittore Andrea Camilleri) aveva proposto un’alleanza con una lista "civile" da evidenziare modificando il logo del Gabbiano. L’ex pm ha declinato pur proseguendo nella campagna acquisti in quel mondo a cui ha sempre guardato con attenzione. Oggi lo ha ribadito, dicendo che l’Idv "ha voluto raccogliere l’appello di personalità, di italiani di valore che anche senza tessera possono rappresentare l’Italia migliore. Le nostre candidature seguono i tre impegni fondamentali che l’Idv ha portato avanti sin dal primo giorno: la giustizia, l’informazione, i diritti civili e la lotta alla mafia e alla criminalità". Si attendono i prossimi colpi. In lista, gli ex Ds Paolo Brutti e Stefano Passigli, Rita Borsellino e l’ex vicepresidente dell’Onu Pino Arlacchi.

 

 

 

Ed ecco il comunicato della Redazione di Antimafia Duemila: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/13988/48/

 

 

De Magistris indagato con accuse ridicole e infondate

Non ci sono parole per commentare la notizia, appena battuta dalle agenzie, secondo la quale Luigi De Magistris sarebbe indagato dalla procura capitolina “per i reati di abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio …

 

 

… insieme con sette pm di Salerno, tra cui l’ex procuratore Luigi Apicella”.

Il fascicolo sarebbe stato trasmesso a Roma dai magistrati di Catanzaro, ossia quei giudici sui quali la procura di Salerno stava svolgendo indagini prima che scattassero, per i titolari di quelle stesse indagini e per l’allora procuratore capo Apicella (colpevole di aver posto un timbro su un decreto di sequestro probatorio giudicato perfettamente legittimo dal Tribunale del Riesame), le medesime immotivate sanzioni disciplinari del Csm che già avevano colpito lo stesso De Magistris. Quei giudici sospettati di aver insabbiato le inchieste dell’ex pm di Catanzaro che riguardavano non soltanto “personaggi eccellenti” del mondo politico-istituzionale ma anche soggetti interni alla magistratura.

Le nuove accuse rivolte a De Magistris, ossia quelle di aver strumentalizzato l’intero ufficio di procura di Salerno (compresi quei magistrati che non si stavano occupando del suo caso) per piegarlo ai suoi desiderata sono assolutamente ridicole. Oltre che infondate, come ha specificato anche l’avvocato del neo-indagato Stefano Montone. Che ha parlato, e lo condividiamo, di “tesi paradossale” spiegando che secondo la magistratura catanzarese De Magistris sarebbe stato “l’ispiratore, oltre che l’istigatore, delle attività giudiziarie dell’intera procura  di Salerno”.

Che la notizia della candidatura di De Magistris alle europee avrebbe suscitato reazioni, e magari qualche (fondato) timore, era più che prevedibile. Ma come sempre all’indecenza non c’è limite.

 

Ancora una volta la redazione di ANTIMAFIADuemila esprime piena solidarietà al Dott. De Magistris e ai coraggiosi magistrati della procura di Salerno

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