L’onda

 

"Sono disoccupazione, ingiustizia sociale, inflazione, insoddisfazione politica e nazionalismo a creare il regime"

 

 

Un film di Dennis Gansel. Con Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Jacob Matschenz, Christiane Paul, Max Mauff, Elyas M’Barek, Cristina do Rego, Maximilian Vollmar, Ferdinand Schmidt-Modrow, Tim Oliver Schultz, Amelie Kiefer, Fabian Preger, Odine Johne

Titolo originale Die Welle. Genere Drammatico, durata 101 min. – Germania 2008.

Mio Voto: /10

 

Recensione di Luca CastelliIl Mucchio marzo 2009

 

Senza i tedeschi, Hitler non sarebbe stato nessuno. Mussolini, senza gli italiani, neanche. Quasi tutti i regimi totalitari hanno bisogno di un popolo che si allinei alle posizioni del proprio leader, gli conceda carta bianca, si lasci sedurre, ne foraggi (attivamente o anche passivamente) l’ascesa al potere. È stato così un po’ ovunque, non solo negli anni Trenta in Europa. Ma sarà così anche in futuro? Oppure il nostro grado di civilizzazione, la nostra maturità democratica e la nostra intelligenza illuminista ci aiuteranno a non ripetere gli stessi errori? È questa la domanda che fa da detonatore a L’onda. Rainer è un professore di storia in una scuola superiore, alternativo nello stile e nel look, che si ritrova a dover condurre un corso sul totalitarismo e decide di creare un movimento sociale interno alla classe: con regole, codici d’abbigliamento, un nome ("L’Onda"), un gesto di riconoscimento. E un leader assoluto, lui. Rapidamente, l’esperimento inizia a propagarsi nella vita reale degli alunni, coinvolgendo altri ragazzi, creando inevitabili tensioni con chi sta fuori, non partecipa, merita di essere escluso. Tratto da un romanzo e ispirato a un vero esperimento condotto negli anni Sessanta in una scuola californiana, L’onda attualizza il discorso ai nostri tempi. Anche il fumo, i rave, i social network e il guerrilla marketing partecipano al gioco e alla diffusione dell’Onda. Il film è ruffiano: tenta di conquistare il pubblico proprio attraverso i suoi contenuti più insidiosi, il fascino del virus totalitario, i codici d’appartenenza che rendono tutti uguali, giusti, più forti. Il punto è che ci riesce. Inoltre, stimola una riflessione più generale sui meccanismi psicologici della massa, dove le caratteristiche (e i problemi) dell’individuo si mimetizzano dietro a un colore (allo stadio), una divisa (i boy-scout), un rito (l’adorazione live di una rockstar), una maschera (il finale di V per vendetta), un nome (come si chiama l’ultimo movimento studentesco italiano?). Ci sono idee giuste e idee sbagliate, gruppi sacrosanti e gruppi scellerati, ma le dinamiche e alcuni effetti sull’individuo non sono sempre gli stessi? "Molte persone dichiarano che se avessero vissuto negli anni di Hitler si sarebbero unite alla resistenza", ha detto il regista Dennis Gansel. "Ma i fatti parlano chiaro: ottanta milioni di persone non l’hanno fatto, si sono lasciate coinvolgere psicologicamente dai nazisti". Oggi non ci ricascheremmo mica, vero?

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