Burn After Reading

 

Un film noir intelligente che fa ribaltare dalle risate.

 

 

Cosa abbiamo imparato da questa storia?…niente! Bè almeno abbiamo imparato a non rifarlo più…ma non abbiamo fatto niente!…Che cazzo di casino!

 

 

Un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Brad Pitt, George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Tilda Swinton, Richard Jenkins, J. K. Simmons, David Rasche, Olek Krupa

Titolo originale Burn After Reading. Genere Commedia, durata 96 min. – USA 2008.

Mio Voto: ,5/10

 

 

Recensione di Roberta RonconiLiberazione 19 settembre 2008

 

Dicono sia una pratica costante dei fratelli Joel ed Ethan Coen, quella di tornare velocemente al filone demenziale ogni qual volta l’eccesso di serietà li abbia avvicinati al successo internazionale. Così alla crudeltà di Sangue facile ha fatto seguito la leggerezza di Arizona Junior , a Barton Fink la follia di Mister Hula Hop , al miracolo di Fargo il delirio del Grande Lebovsky . Ai tre (immeritati) Oscar di Non è un paese per vecchi non poteva dunque che fare da contraltare un gioiello come questo Burn After Reading ( A prova di spia ), commedia demenziale con la quale i fratelli di Minneapolis (uniti questa volta nella regia e nella sceneggiatura) chiudono la trilogia dell’idiota dedicata a George Clooney.

Qui il teatrino dei dementi è composto come segue: un agente della Cia (John Malkovich) che viene defenestrato dal suo superiore causa eccesso di alcool; la moglie stronzissima dell’agente della Cia (Tilda Swinton); l’amante della moglie dell’agente della Cia (George Clooney); una ultraquarantenne segretaria di centro fitness (Frances McDormand) alla ricerca disperata di 20mila dollari per quattro interventi di chirurgia estetica; un "personal trainer" del suddetto centro intenzionato ad aiutarla nell’impresa (Brad Pitt); il triste proprietario della palestra (Richard Jenkins). L’intera folle macchina del racconto è mossa proprio dalla volontà di ferro della segretaria in età che, sostenuta dalle nuove psicologie iper-positive americane («non ho dubbi, ce la posso fare»), raggiunge il suo obbiettivo di "ringiovanimento a tutti i costi" a scapito di una serie di tragedie che colpiranno gli altri personaggi in farsa.

La sceneggiatura batte il tempo come un orologio e non frana mai nel delirio incontrollato, mentre gli attori danno il meglio del loro repertorio. Spiccano in particolare un Brad Pitt davvero demenziale, una McDormand che per questo ruolo dovrebbe vincere un secondo Oscar e un John Malkovich dalla follia fredda e irresistibile.

Nonostante i Coen si rifiutino di dare un qualsiasi senso al loro film (come a tutti i precedenti), alla fine della spassosa visione rimane un amaro in bocca di quelli che fanno davvero male. Perché dietro l’idiozia di ciascuno dei personaggi c’è una sorta di disumanità di ritorno, frutto di rigurgiti egoistici. Dietro la carambola di eventi non si vede sfondo, non c’è storia. Ognuno tenta di sopravvivere con il poco che ha e per il poco che chiede alla vita: giusto un paio di tiratine alle tette e al collo per tirare avanti. L’intera società americana, dalle sue spie ai suoi "onesti lavoratori" annaspa in una sorta di vuoto pneumatico e tutto è supervisionato da un capo supremo (il mega presidente della Cia, appunto) che fa confusione tra nomi, cifre e casi da risolvere. Insomma, un film in cui c’è poco da ridere, ma molto da sganasciarsi. (Obbligatoria la visione in versione originale)

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