Da dove vengono

 

Se continui a giustificare e condividere, alla fine dai la benedizione ai lager degli schiavi, a forze codarde, a boia organizzati, al cinismo dei grandi mostri politici. Alla fine consegni i tuoi fratelli.

(Albert Camus)

 

 

In un paese dalla morale capovolta, dove i ladri vengono beatificati e i giudici demonizzati, meglio ricordarsi, finché la memoria lavora ancora, qual è l’origine del partito di plastica. Il tutto dall’inaspettata acclamazione dell’assolutissimo papa-re.

 

 

di Gianni Barbacetto http://www.societacivile.it/blog/

 

Nasce il Pdl. Non da un congresso, ma da una "convenscion" aziendale, siparietti, stacchi musicali, seguito di spot, interminabile telepromozione, evento per lanciare un nuovo prodotto. Senza discussione, senza dibattito, senza confronto. Alla fine, senza politica. L’effetto Madia da eccezione diventa norma: le prime file della platea sono occupate da giovani incravattati e belle ragazze. Interventi preordinati, vallette e comparse invece che delegati (tanto che per tenere il pubblico in sala, in segreteria hanno dovuto appendere questo cartello: «La borsa del delegato verrà consegnata a fine lavori»). Se proprio congresso vogliamo chiamarlo, allora è un congresso nordcoreano, per applaudire la grandezza del caro leader e le sue opere. Un congresso all’incontrario, come l’Italia di oggi, un congresso che comincia dalla fine, cioè dall’annuncio trionfale che è nato il partito unico, il nuovo mirabolante prodotto da collocare sugli scaffali del supermarket della politica italiana. An si era già suicidata, i suoi colonnelli si erano già venduti al nuovo padrone.

 

La politica, assente dalla "convenscion", la fanno altrove: al governo, in tv. Un piano casa che è una truffa (piano casa era quello di Fanfani, che metteva soldi per costruire case popolari, questo invece è una sanatoria preventiva, un invito all’abuso edilizio, un via libera alla cementificazione). E poi: una legge sul testamento biologico che è un’altra truffa, imposizione dell’etica vaticana diventata etica di Stato; un cambiamento della legge sulla sicurezza sul lavoro che rende impunite le cosiddette morti bianche; e le leggi razziali, le schedature dei rom, i medici che devono denunciare gli irregolari, le ronde… E poi arriverà la legge sulle intercettazioni a disarmare la giustizia e a mettere il bavaglio alla stampa. Ecco la destra che è nata alla "convenscion" di Roma: un partito P2 di massa (upgrade: P2.2), un populismo mediatico-aziendale costruito attorno al capo, dove il potere legislativo è svuotato (ma sì, possono votare solo i capigruppo, così si risparmia tempo), il potere giudiziario è disarmato, il controllo della stampa sulla politica è bloccato. La Costituzione? Un ferrovecchio da cambiare a piacimento. Un progetto autoritario ed eversivo, raccontato con stacchetti al posto giusto.

 

Dice di non poter decidere nulla e chiede nuovi poteri: eppure nessuno in Italia, da Mussolini a oggi, ha avuto più potere di Berlusconi. Controlla la tv privata e quella pubblica, influenza i giornali (ha tentato di mettere il naso anche nelle nomine dei direttori di Corriere e Sole 24 ore), è riuscito per la prima volta a entrare (attraverso Geronzi) anche nel settore delle banche. Ha un partito personale, costruito su misura. Controlla una ampia maggioranza parlamentare di uomini e donne non scelti dagli elettori ma nominati per la loro fedeltà al capo. E al governo ha insediato personaggi deboli che gli debbono obbedienza (un suo ex sostenitore, Paolo Guzzanti, ha parlato addirittura di "mignottocrazia", e non solo in senso sessuale). E allora, perché affermare: non mi lasciano governare, non ho abbastanza poteri? Per preparare la scusa per eventuali fallimenti, d’accordo; e poi per preparare il terreno a un attacco alla Costituzione che scassi i bilanciamenti della Carta, annulli pesi e contrappesi, per insediare un uomo solo al comando. Conta solo il leader, che si appella direttamente al popolo che lo ha investito, senza la divisione dei poteri, senza il controllo di legalità della magistratura e il controllo dell’informazione, senza le faticose mediazioni (i partiti, le istituzioni…) senza le quali una democrazia si trasforma in regime.

 

 

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