Una Crocetta nel fianco della mafia

 

di Alfredo MarsalaIl Manifesto

 

Il sindaco di Gela: «Partiti pericolosi perché ti delegittimano»

Crocetta: «La mafia? Mi fa più paura la politica»

 

Quando sei anni fa si insediò in municipio Rosario Crocetta come primo atto dichiarò guerra alla mafia. Gela, avvolta tra i fumi del Petrolchimico e martoriata da mafiosi e stiddari, non poteva immaginare che quel sindaco in poco tempo avrebbe davvero cambiato la storia di quella città fino ad allora maledetta. E col tempo chi non aveva capito voltandogli le spalle e chi lo dileggiava per la sua dichiarata omosessualità ha dovuto cambiare idea. Crocetta per molto tempo è stato quello che in Sicilia si dice un morto che cammina. Solo contro la mafia. Oggi il contesto è cambiato. Cosa nostra vuole ucciderlo. La Procura ha sventato il terzo progetto di attentato, arrestato due persone pronte ad agire con un arsenale. «L’ho saputo dalla radio – dice Crocetta – e la prima persona a cui ho pensato è stata mia madre, ho chiamato mio fratello e gli ho detto di raggiungerla, non volevo che lo sapesse dalla tv. Poi ho pensato alle madri dei poliziotti, in particolare a una donna che ho incontrato a Palermo davanti la Focacceria San Francesco di Vincenzo Conticello; mi si è avvicinata, mi ha abbracciato, dicendomi che i suoi due figli sono agenti della catturandi, aveva gli occhi rossi. Ho sentito il dolore di questa madre. Ecco, oggi quel dolore l’ho risentito.

 

Sindaco, ha paura?

Non si ha paura quando si è in guerra. Io sono in guerra, qui a Gela. Il mio nemico è la mafia. Sono arrabbiato, mi chiedo ma che paese è l’Italia, che chiama sbirri i poliziotti e uomini d’onore i mafiosi. Se Cosa nostra mi vuole uccidere, perché è la cupola che lo vuole non due mafiosi qualunque, significa che le scelte che ho fatto sono giuste. Mi passano in mente tutti questi anni. Ricordo quando nel 2003 dissi che avrei lottato la mafia e i mafiosi chiamarono il mio avvocato dicendogli che mi avrebbero ucciso.

 

Da allora non si è più fermato, e adesso?

Vado avanti. Non sono più solo come allora, anche se ho subito tante minacce e ho avuto qualche momento di scoramento.

 

In che occasione?

Quando la mia coalizione, il centronistra, mi voleva sfiduciare. Sono stati giorni bui, intensi, ma ho resistito.

 

Cosa le è rimasto di quello scontro così aspro?

Ho più paura della politica che della mafia. La politica a volte tira agguati, soprattutto con il sistema della delegittimazione. La mafia mi fa meno paura perché la conosco di più. Abbiamo bisogno di una svolta morale, questo paese ne ha bisogno.

 

Eppure ha rischiato di non essere candidato alle Europee dal suo partito

Adesso capisco perche’ Beppe Lumia ha così tanto insistito che il Pd mi candidasse. Franceschini alla fine ha fatto una scelta di solidarietà. Se il partito non mi avesse candidato, oggi, alla luce dell’inchiesta della procura che ha svelato il progetto di omicidio, sarebbe passato il concetto che la politica di Roma mi aveva scaricato, lasciandomi da solo contro la mafia.

 

Domani (sabato, ndr) è il 25 aprile, ma la Sicilia non è stata ancora liberata da Cosa nostra.

Sarò in piazza tra la mia gente. Ci andrò da militante, da combattente per una nuova resistenza. Farò i nomi dei mafiosi, griderò forte i loro nomi in piazza come è giusto che debba fare un amministratore. E’ assurdo non potere celebrare la liberazione della Sicilia dalla mafia, ma sono convinto che con l’impegno ce la faremo, grazie soprattutto a quanti considero come dei partigiani, penso ai ragazzi di Addiopizzo, agli imprenditori che denunciano il racket delle estorsioni e ai politici che invece del compromesso hanno scelto la battaglia contro la mafia, una battaglia di libertà in una terra dove l’80% delle imprese paga il pizzo, dove si traffica la droga, dove molte gare d’appalto sono in mano alle organizzazioni criminali. Questa battaglia è una battaglia di resistenza democratica.

 

Il procuratore Grasso dice che a rischiare la vita è chi l’antimafia la fa sul serio, come Crocetta

E’ vero, sono molti gli amministratori che fanno un’antimafia con le bandierine durante le commemorazioni e poi fanno affari. Questi amministratori si lavano la coscienza con l’antimafia delle targhe.

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