Se i profitti del farmaco non vanno in quarantena

 

Certo, l’epidemia influenzale che sta colpendo il Messico mi crea apprensione per una ragione preponderante e più che importante, ma analizzando la situazione con raziocinio si comprende immediatamente che vi sono alcune incongruenze, contraddizioni e stranezze nelle informazioni fornite. Si leggano il reportage de La Repubblica e il tagliente corsivo di Cedolin.

 

 

 

di Paolo Flores D’Arcaisinviato de la Repubblica

 

La gripe porcina, l’influenza mortale che ha colpito alle spalle un paese già provato dalla guerra di droga e dalla corruzione, ha svuotato la capitale. Il formicaio umano più grande del mondo è semideserto, le scuole resteranno chiuse fino al 6 maggio, nelle grandi avenide dove il suono dei clacson è l’abituale colonna sonora, circolano solo poche auto. E se non fosse per il tono stranamente gentile di poliziotti e soldati, che presidiano le strade offrendo indicazioni e consigli, uno potrebbe pensare che il Districto Federal è in stato d’assedio.

 

E’ il week end più surreale nella storia di una metropoli abituata ad ogni emergenza, una città che nel suo filosofico convivere con la violenza, la polluzione e i terremoti, è sempre rimasta viva, chiassosa, allegra. Tra sabato e domenica è diventata irriconoscibile. Seguendo l’appello del governo, bar, ristoranti, caffè, cinema hanno chiuso i battenti e nei pochissimi rimasti aperti gli avventori ancora ignari della gripe sono stati invitati a tornarsene a casa. Nello “Zocalo”, la sterminata piazza della cattedrale solitamente affollata di turisti, si muovevano poche dozzine di persone, compresi i bambini malnutriti in cerca di elemosina e gli abituali senzatetto che l’hanno eletta a proprio rifugio. Stessa desolazione nella “zona rosa”, il quartiere della vita notturna celebrato da ogni guida, lungo il Paseo de la Reforma, alla “Colonia Condesa”, una delle aree più alla moda della capitale, a Polanco, l’ambito quartiere residenziale.

 

Milioni di persone improvvisamente scomparse dal cuore di una megalopoli che con la sua area metropolitana sfiora i 23 milioni di abitanti. Nel week end, quando la notizia del virus e gli appelli del governo hanno finalmente raggiunto la stragrande maggioranza (fino a venerdì notte moltissimi erano ancora all’oscuro) si sono chiusi in casa, dopo aver dato l’assalto ai negozi che noleggiano dvd e (i più ansiosi) ai negozi alimentari.

 

La gripe ha colpito anche i sentimenti religiosi. Per la prima volta nella storia della cattolicissima “Ciudad” è stata una domenica senza riti religiosi. Una decisione che il cardinale Norberto Rivera, arcivescovo della capitale, ha preso a malincuore. Il rischio era troppo alto, la possibilità che il virus si propagasse tra migliaia di fedeli quasi una certezza.

 

“In responsabile solidarietà con le autorità federali e locali abbiamo chiesto a tutti i sacerdoti, con carattere obbligatorio, di sospendere la celebrazione eucaristica”. Chiese e parrocchie sono rimaste aperte, ma solo per chi ha voluto comunque testimoniare la sua fede in preghiere solitarie ed anche per aiutare e consigliare i più bisognosi.

 

Al numero 476 del Paseo de la Reforma una cinquantina di persone sono ammucchiate nella sala d’attesa del Centro Medico Nacional Siglo XXI. “I vaccini dell’influenza non servono”, ripetono pazientemente i medici e gli infermieri di turno, “tornate a casa, non frequentate luoghi pubblici, mettetevi le mascherine, lavatevi bene le mani, tenetevi informati”. Sabato lunghe code si sono formate davanti alle farmacie. Nonostante quelli diffusi (gratis) lungo le strade, sugli autobus e nella metropolitana, i coprebocas in vendita sono andati ben presto esauriti, come pure le scorte di antivirali e le bottiglie d’alcool per disinfettare. Per le mascherine azzurre è iniziato anche un piccolo mercato nero, con gente senza scrupoli a rivenderle per 20-30 pesos (due, tre dollari), prima che la polizia li arrestasse.

Come in tutte le situazioni di emergenza c’è chi segue le direttive, chi protesta, chi tenta di lucrarci sopra. Ma in una megalopoli come questa, dove i poliziotti sono abituati a farla da padroni con gli indifesi, dove la corruzione è all’ordine del giorno e le morti (violente o per malattia) vengono accettate con fatalismo, l’emergenza gripe sta funzionando molto meglio del previsto.

 

Non manca ovviamente chi maledice il solito “governo ladro” o qualche boss che invita i politici locali alle dimissioni; non mancano soprattutto quelli convinti che il governo stia raccontando un sacco di frottole.

“Un’ottantina di morti? Non ci credo, sono molti di più”. José Serrano, un volontario che diffonde volantini su come difendersi dal virus, è molto scettico sulle cifre ufficiali: “Ma come, fino a ieri neanche sapevano la gravità dell’influenza e oggi ci dicono che è stato praticamente isolato? Ci dicono che i contagiati ufficiali sono 1300, bene ognuno di loro può avere contagiato altre decine”. Tra i dubbi nascono anche leggende metropolitane. Ci sono quelli “che so per certo che i morti sono migliaia” e gli immancabili complottardi che vedono dietro il gripe porcino l’immancabile mano “dei servizi segreti imperialisti”.

 

Voci isolate, poco consone con una situazione che sembra tutto sommato sotto controllo, considerato l’alta densità della popolazione e i mali cronici che affliggono Città del Messico.

 

Nessun clima di panico, neanche tra le decine di migliaia di turisti, italiani compresi. “Nessuno di loro è stato infettato dal virus, la maggioranza si trova in zone turistiche lontano da qui, in diversi Stati del Messico non c’è l’emergenza della capitale”, spiega l’ambasciatore Felice Scauso, che insieme al suo staff è impegnato a rassicurare, consigliare ed aiutare i nostri concittadini.

 

Anche lo sport ha dato il suo contributo. Le partite del campionato di calcio sono state giocate a porte chiuse e qualche migliaia di fans che nonostante tutto volevano entrare negli stadi sono stati dissuasi più o meno con le buone. La prima domenica del gripe è trascorsa in un silenzio cui Città del Messico non è abituata. Qualche urlaccio e qualche litigata la si sente solo tra i pochi che ancora girano per le strade: i tassisti che fanno a gara per accaparrarsi i pochi clienti disponibili e maledicono il virus che gli rovina gli affari.

 

 

 

di Marco Cedolinhttp://ilcorrosivo.blogspot.com/

 

Prima la SARS, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati.

Come accaduto con la SARS e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto un’ottantina di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali” come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica.

 

Stando alle ultime notizie la situazione a Città Del Messico, dove l’epidemia avrebbe avuto inizio, risulta piuttosto grave. Le vittime accertate sarebbero 81 e le autorità hanno deciso la chiusura delle scuole e delle università, oltre alla sospensione delle messe in tutte le parrocchie cittadine a tempo indeterminato. Il Messico ha inoltre stanziato un fondo di 450 milioni di dollari per fare fronte all’emergenza.

Anche negli Stati Uniti, dove ancora non ci sono vittime ma si riscontrano 11 casi accertati di contagio, la questione sembra venire affrontata molto seriamente, dal momento che nel pomeriggio è stato dichiarato lo Stato di emergenza sanitario nel corso di un briefing convocato alla Casa Bianca per valutare l’evolversi della situazione.

La Commissione Europea ha finora negato la presenza di casi di contagio all’interno della UE, anche se alcuni casi sospetti sono stati riscontrati in Spagna e in Francia.

In Italia la Farnesina si è finora limitata a sconsigliare i viaggi in Messico e il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha rassicurato gli italiani dai microfoni di Radio Capital, affermando che il nostro paese ha dosi di farmaci antivirali in misura sufficiente per fare fronte a qualsiasi sviluppo dell’epidemia.

 

Sul fronte degli intrecci politico/economici che potrebbero nascondersi dietro l’epidemia, le ipotesi che stanno prendendo corpo, non solo sul web, sono svariate. Molti leggono nella vicenda la volontà si scatenare un’ondata di allarmismo ingiustificato, finalizzato a sostenere l’acquisto di farmaci e vaccini a beneficio del fatturato delle grandi industrie farmaceutiche. Altri mettono sotto accusa le ricerche militari sui virus nell’ambito delle quali l’epidemia di febbre suina potrebbe essere un banco di prova. Altri ancora, soprattutto negli Stati Uniti, guardano ad un’eventuale pandemia come ad un mezzo che potrebbe essere usato dal governo per imporre lo stato d’emergenza, ormai inevitabile di fronte al crollo economico che sta facendosi sempre più grave.

 

Senza dubbio la connessione fra le presunte pandemie (si pensi alla SARS e all’influenza aviaria) e le fortune finanziarie delle grandi industrie farmaceutiche è qualcosa di assodato al di là di ogni ragionevole dubbio. A questo riguardo risulta quanto mai interessante focalizzare per un attimo l’attenzione sulla multinazionale francese Sanofi – Aventis, presente in più di 100 paesi nei cinque continenti, che nel 2007 ha realizzato un fatturato di 27 miliardi di euro. Sanofi – Aventis risulta essere in Italia la prima azienda farmaceutica a livello nazionale, con un centro di ricerca a Milano e 5 stabilimenti (di cui uno a Scoppito in provincia dell’Aquila) sul nostro territorio ed è risultata fra le multinazionali del farmaco che maggiormente hanno incrementato i propri profitti in conseguenza dell’epidemia d’influenza aviaria. Basti pensare che nello scorso mese di aprile 2008 ha ricevuto dal governo USA un ordinativo di vaccino contro l’aviaria per il valore di 192,5 milioni di dollari.

Per una strana ironia del destino la multinazionale Sanofi – Aventis, lo scorso 9 marzo 2009 ha annunciato, tramite un comunicato stampa, la decisione d’investire 100 milioni di euro nella costruzione di un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica, che verrà situato proprio in Messico, in virtù di un accordo firmato a Mexico City alla presenza del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel comunicato si fa inoltre espressamente riferimento alla “preparazione a possibili pandemie influenzali.” Questo scherzo del fato non è però rimasto isolato, dal momento che neppure un mese dopo, lo scorso 2 aprile 2009, la multinazionale Sanofi – Aventis ha annunciato di avere acquistato il produttore di farmaci generici messicano Laboratorios Kendrik, con un giro d’affari annuo di 26 milioni di euro, al fine di migliorare la propria posizione nei paesi emergenti. Acquisizione che consente oggi a Sanofi – Aventis di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici messicano.

Il mese di aprile 2009 non è ancora terminato e proprio a Città Del Messico l’epidemia di febbre suina ha iniziato a mietere le prime vittime, scatenando il panico fra la popolazione, resta solo da decidere se credere o meno alle coincidenze.

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