Mills e una notte

 

Una semplice domanda: ma cosa ci vorrà mai per far dimettere il Presidente del Consiglio italiano?

Altra breve notiziuola: oggi, 20 maggio, in Piemonte doveva realizzarsi la scomparsa dall’analogico di due canali, Rai2 e Rete4 (bisogna ricordare che tutta la storia del digitale nasce per evitare che proprio Rete4 finisse sul satellite). Testé (che gran armoniosa parola), mi accingo a controllare (non essendomi mai accaparrato il decoder, e non pensando di farlo neanche in futuro) e che ti scopro? Rai2 è sparita. E Rete4? La frequenza principale si è dissolta ma facendo una rapida ricerca su altre frequenze ho scoperto che Rete4 c’è ancora. Non so se mi spiego. Rete4 c’è ANCORA. Emilio Fede c’è ANCORA. E’ proprio vero, come sostengo da anni, che Emilio è un verme solitario: per cagarlo via c’è proprio bisogno di uno sforzo sovrumano.

 

 

 

 

 

 

Il Tribunale di Milano nello scorso mese di febbraio ha condannato David Mills alla reclusione per 4 anni e sei mesi, senza concessione delle attenuanti generiche, oltre al pagamento delle spese processuali, al risarcimento del danno e alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.


Oggi è stata depositata la motivazione della sentenza.


Il reato accertato
è quello di corruzione in atti giudiziari commesso da David Mills. Mills è stato pagato da Silvio Berlusconi perchè rendesse false testimonianze in alcuni processi che lo riguardavano ("Guardia di finanza"e "All Iberian").


La Presidenza del Consiglio si era costituita parte civile e le è stato riconosciuto il risarcimento del danno conseguente al reato commesso da Mills, che ha leso i diritti fondamentali della pubblica amministrazione. La somma liquidata per risarcire il danno è di €  250.000 oltre alle spese processuali pari a 25.000 € (calcolati sulla base delle 47 udienze che si sono svolte).


Il processo per la corruzione di David Mills da parte di Silvio Berlusconi si era aperto con il rinvio a giudizio di entrambi nel 2006 (per i reati previsti dagli articoli 110, 319, 319ter e 321 del codice penale e commessi fino al 1998). La posizione di Berlusconi era stata stralciata in seguito all’entrata in vigore del "lodo Alfano" sull’immunità alle c.d. alte cariche dello stato.

 
Il Tribunale ha motivato con queste parole la sanzione irrogata a Mills:

 
"Alla dimostrata colpevolezza segue l’applicazione a Mills Mackenzie Donald David delle sanzioni di seguito indicate.

Nel determinare l’entità della pena da infliggere deve essere, in primo luogo, considerata l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati;

 
va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza;

 
lo spessore degli interessi economici in questione;

 
l’entità del danno causato alla parte lesa, come verrà infra illustrato.

 
Deve parimenti essere tenuta in considerazione l’inusitata intensità del dolo, evidenziata dalla natura non occasionale delle condotte e dalla inflessibile determinazione con cui le stesse sono state progettate e portate a compimento dall’autore in tempi diversi ed innanzi ad Autorità giudiziarie differenti.

 

Da ultimo, non può non evidenziarsi il movente sotteso alle condotte di Mills. Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico.


Il collegio deve sottolineare che parte del lavoro dibattimentale svolto è stato dedicato specificamente alla approfondita verifica della tesi difensiva offerta dallo stesso imputato in ordine alla provenienza alternativa, di carattere lecito, della somma corruttiva; tesi rivelatasi alla fine totalmente falsa e frutto di un astuto tentativo personale di precostituzione di prove".

 

 

Qua la sentenza completa: http://milano.repubblica.it/dettaglio/mils/1636200

 

 

 

 

Commento di Marco Travagliol’Unità

 

Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”. Lo dice Gesù all’apostolo Tommaso, che ha dovuto infilare la mano nella piaga del costato per credere nella resurrezione.

 

Il processo Berlusconi-Mills (noto a tutti, grazie a un’informazione serva, soltanto come il “processo Mills”: si diceva il corrotto, ma non il corruttore) non ha nulla di spirituale né di trascendente. E’ una sporca storia di corruzione, il paradigma del modus operandi di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Un grande corruttore che ha sempre comprato tutto e tutti, avendo sempre avuto la fortuna di incontrare gente comprabile.

 

Il suo gruppo comprava la Guardia di Finanza perché chiudesse gli occhi sui libri contabili taroccati. Comprava politici, da Craxi in giù, in cambio di leggi à la carte. Comprava giudici, da Vittorio Metta in giù, per vincere cause civili perdute in partenza, come quella che scippò la Mondadori a De Benedetti per dirottarla nelle mani del Cavaliere. Pagava persino la mafia, per motivi facilmente immaginabili. Per sapere tutto questo non era necessario attendere la sentenza di ieri: bastavano tutte le altre, emesse negli ultimi 15 anni nella beata indifferenza della quasi totalità della stampa e della totalità della televisione, per non parlare della cosiddetta opposizione.

 

Ora il Tribunale di Milano ci informa che il Cavaliere comprò con 600 mila dollari anche un falso testimone, il suo ex consulente inglese David Mackenzie Mills (che gli aveva costruito un sistema di 64 società occulte, nei paradisi fiscali), per garantirsi “l’impunità e i profitti” nei processi Guardia di Finanza e All Iberian. Il tutto nel 1998-99, quando era già travestito da politico, aveva già guidato un governo e si accingeva a guidarne altri due. Ma anche questo si sapeva da anni. O meglio: lo sapeva chiunque avesse dato un’occhiata alle carte del processo o ne fosse stato informato. La sentenza doveva semplicemente sanzionare penalmente una condotta già assodata. Perché uno dei due protagonisti, David Mills, aveva confessato tutto al suo commercialista Bob Drennan, in una lettera che pensava sarebbe rimasta top secret: “… la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) aveva tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo… Nel 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi… 600 mila dollari furono messi in un hedge fund… a mia disposizione…”.

 

Purtroppo per lui (e per “Mr B.”), Drennan lo denunciò al fisco inglese, così la lettera finì sul tavolo dei pm milanesi. Interrogato a botta calda, Mills confessò a verbale che era tutto vero, salvo poi ritrattare con una tragicomica e incredibile retromarcia. La sentenza di ieri aggiunge la sanzione a ciò che chi voleva o poteva sapere già sapeva: il nostro presidente del Consiglio è, per l’ennesima volta, un corruttore, per giunta impunito per legge. Ha comprato un testimone in cambio di una falsa testimonianza. Un reato commesso per occultarne altri, a loro volta commessi per nasconderne altri ancora. Ora che è di nuovo al governo, per garantirsi l’impunità non ha più bisogno di corrompere nessuno: gli basta violare la Costituzione con leggi come la Alfano, approvata e promulgata nell’indifferenza di chi avrebbe dovuto contrastarla e respingerla. La stessa indifferenza, salvo rare eccezioni, ieri ha accolto un verdetto che in qualunque altro paese avrebbe portato su due piedi all’impeachment. Lo stesso silenzio di Mills. Che però, almeno, si faceva pagare bene.

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