Domanda #2: in questo preciso istante ho su?

 

Qua potrei davvero sbizzarrirmi, ma coerentemente opto per il disco che più percuote le casse in quest’ultima settimana: "21st Century Breakdown” dei Green Day, cogliendo così l’occasione per la mia quarta recensione su queste pagine.

 

 

 

Recensione di 21st Century Breakdown dei Green Day by me stesso

 

Si ritiene sempre, a torto o ragione, che quando prende il sopravvento la classe politica avversa ci sia il culmine della propria creatività e del fermento intellettuale: tutta l’animosità e il fastidio può essere focalizzato su un unico bersaglio accrescendo il valore del proprio impegno e lavoro. Per poi calare d’intensità e tornare nei ranghi in un momento politico più propizio. Questo vale per la musica, il cinema, la satira ecc. Per esempio, in Italia l’apice dell’espressione satirica si è riscontrato a cavallo degli anni 2001-2003 agli inizi dell’impero berlusconiano che si protrae purtroppo ancora fino ai giorni nostri. L’irriverenza di Sabina Guzzanti, l’originalità di Corrado Guzzanti, la strafottenza di Daniele Luttazzi, l’acume di Antonio Albanese, l’impudenza di Paolo Rossi assommate ai programmi d’inchiesta giornalistica lo rendono un periodo, almeno dal punto di vista della comicità, indimenticabile. Poi arrivò la censura che fece letteralmente piazza pulita, rendendo irrisorio il dileggio del potere. Ma questa è un’altra storia. Discorso che torna utile per trattare dei Green Day, ma con finale decisamente divergente: ci si aspettava che dopo aver composto nell’acme dell’impero il Bush il grandioso concept album (sbaglia chi pensa siano esempi così rari da rivangare solo i leggendari Who: nell’ultimo decennio Mars Volta, Mastodon, Isis e Coheed and Cambria solo per citare i più noti hanno portato a termine imprese simili) e disco della carriera American Idiot, in cui venivano denunciate le politiche dissennate del pazzo sanguinario texano e il ricorso alla guerra e alla religione come urgenza divina e unico metodo di risoluzione delle contese, e veniva evidenziato lo squallore di uno stile di vita iper-consumista e avvelenato dal crollo dei valori e lo sdegno per una nazione isolata, impaurita e anestetizzata alle proteste, inaridissero la loro vena compositiva con l’avvento del “Messia” Obama. Invece i tre ci regalano un nuovo concept album ampliando notevolmente l’orizzonte espressivo: 70 minuti di musica, 17 canzoni più un intro e tre atti (Act 1 – Heroes And Cons; Act 2 – Charlatans And Saints; Act 3 – Horseshoes and Handgrenades); al posto di St. Jimmy e Jesus of Suburbia la creazione di Christian e Gloria, giovane innamorata coppia dissidente che simboleggiano l’auto-annientamento l’uno e l’utopico idealismo politico l’altra, che nella narrazione concepiscono di poter fare affidamento su nient’altro che se stessi; al posto della rabbia e del disgusto di American Idiot vi è l’allarmato ammonimento che, nonostante il cambio di Governo, se persisterà questa sorta di arrendevole apatia e rassegnato offuscamento si rischierà di precipitare nuovamente nell’incubo precedente. E’ un urgente grido di amarezza e di battaglia e deve toccare ogni anima: basta inchinarsi docilmente, bisogna immediatamente reagire! E nel nostro Paese siamo già in considerevole fuori tempo massimo.

 

Dopo l’intro grammofonato di Song of the Century “that’s louder than bomb and eternity”, parte 21st Century Breakdown, definita da alcuni magazines una sorta di epica Bohemian Rhapsody, una suite in cui convivono tre movimenti ben distinti: il primo introdotto da un piano e da un giro di chitarra stile Baba O’Riley narra della generazione dei Nostri “Born into Nixon I was raised in hell … My town was blind from refinery sun … My Generation is zero I never made it as a working class hero” quando all’improvviso una decisa rullata ci trasporta al mondo delle nuove generazioni e della sofferenza del proletariato “We are the class of ’13 born in the era of humility we are desperate in the decline raised by the bastard of 1969 … My name is no one … My debt to status quo " ed ecco che un rapsodico giro di chitarra rallenta nuovamente il ritmo introducendo il tema del primo atto “Scream, America scream Believe what you see From heroes and cons?”. Brano davvero memorabile. Segue la clashiana Know Your Enemy “Revolt against the honor to obey … Violence is an energy From here to eternity Violence is an energy Silence is the enemy So gimme gimme REVOLUTION!”, la cui scelta come singolo di lancio aveva lasciato piuttosto perplessi ma, all’interno del disco, si rianima posizionata tra i due pesi massimi 21st Century Breakdown e !Viva La Gloria!, divisa anch’essa in due parti: un dolce pianoforte introduttivo e degli archi che accompagnano una semplice linea vocale e un cambio di ritmo fulmineo e aggressivo degno della storica She con stratosferici coretti di Mike e Tré, che ci introduce la prima appassionata protagonista “So Gloria Send out your message of the light that shadows in the night Gloria where’s your undying love? Tell me the story of your life”. Before the Lobotomy inizia con un arpeggio malinconico (omaggio a quello di basso del loro vecchio pezzo No one Knows) e si frantuma nuovamente in un’esplosione di suoni; liricamente la canzone è un inno ai tempi prima della lobotomia, quegli anni 60 che sono fonte d’ispirazione dell’intero disco “Dreaming, I was only dreaming Of another place and time Where my family’s from/Singing, I can hear them singing When the rain had washed away all these scattered dreams”. Christian’s Inferno presenta il secondo personaggio, appena accennato nel brano precedente: l’incazzatissimo adolescente Christian che vive il suo personale inferno giovanile in una caotica città dominata dalle macchine e dai palazzinari. La canzone non può che essere sulfurea e lugubre indirizzata da un cantato ghignesco e insano e da risate e cori alla Husker Du vagamente demoniaci. Una vibrazione in dissolvenza ci conduce ad un brano di tutt’altra atmosfera, la beatlesiana e pianistica Last Night on Earth in cui il buon Billie Joe, con un ottima interpretazione in falsetto, narra l’amore dei nostri due eroi “With every breath that I’m worth here on Earth I’m sending all my love to you So if you dare to second guess you can rest assured That all my love’s all for you”. Tutto però un po’ troppo scontato. Il secondo atto si spalanca con la magnifica East Jesus Nowhere che con un riff serrato alla Hitchin’ a Ride e l’inarrestabile corsa della batteria punta il dito contro i ciechi fanatismi e le guerre volute nel nome di un dio creato a immagine dell’uomo “I want to know who’s allowed to breed All the dogs who never learned to read Missionary politicians And the cops of a new religion/A fire burns today Of blasphemy and genocide The sirens of decay Will infiltrate the inside”. La parte più ribelle dell’album si sprigiona in Peacemaker, che con il suo combat folk trascinato da hey hey assassini e il suo ritmo latineggiante riporta alle sonorità dell’album Warning, “Vendetta sweet vendetta This beretta of the night This fire and the desire Shots ringing out on a holy parasite” e nella mid-tempo Last of the American Girls (il riff centrale può essere ricondotto a quello di Voglio Armarmi dei Punkreas) "She puts her makeup on Like graffiti on the walls of the heartland She’s got her little book of conspiracies Right in her hand She will come in first For the end of western civilization”. Un messaggio in codice ci attacca alla veloce Murder City, in cui si propaga l’ossimoro ritmo violento – disperazione per una lotta senza risultati tangibili. Dopo la delusione si instaura un sentimento di scoramento e abbandono in ?Viva La Gloria? (Little Girl), in cui vi sono altri evidenti echi di Warning e precisamente del pezzo Misery, “Runaway! From the river to the street and find yourself with your face in the gutter You’re a stray for the salvation army There is no place like home” e di dolore inguaribile in Restless Heart Syndrome, inizialmente molto Oasis e che poi muta repentinamente direzione come la gran parte dei brani, “I’m a victim of my symptom I am my own worst enemy You’re a victim of your symptom You are your own worst enemy”. Il terzo e conclusivo atto deflagra con la My Generation (a livello di testo) del nuovo millennio Horseshoes and Handgrenades, con un pazzesco riff rubato agli Hives e urla disumane “Demolition, self-destruction What to annihilate, the age-old contradiction Demolition, self-destruction What to annihilate, the old age I’M NOT FUCKING AROUND". Seguono a ruota The Static Age, critica feroce ai mass media che hanno corrotto e staticizzato le nuove generazioni, e due dei brani migliori 21 Guns, ballata malinconica di una bellezza dolorosa che fa venire la pelle d’oca e mi ricorda i Weezer più struggenti, e American Eulogy, suddivisa in due parti: Mass Hysteria e Modern World interpretata anche dal bassista Mike e collegate da un riff indimenticabile, in cui si bilanciano la rinuncia al combattimento e la situazione globale che richiede un impegno costante, consci che la soluzione dei problemi non può essere disgiunta dal “You & I”. Chiude l’opera See The Light, congedo che ci culla con l’estensione del riff incompiuto in 21st Century Breakdown. “I just want to see the light! I don’t want to lose my sight! I just want to see the light! I need to know what’s worth the fight!” termina Billie Joe, in un sublime salmo di fiducia e frenesia, incitazione a cercare la vita che desideriamo trovando la nostra luce personale. E misticamente il disco si ultima con un riverbero dalle tonalità sempre più sfocate … Sognare è tenere i piedi fortemente ancorati alle nuvole, per poi svegliarsi e scoprire che la fiamma della rivolta si sta propagando col vento.

Mi sembrava la giusta conclusione per un album che lascerà il segno per molto molto tempo. E il mio voto un bel 7,5.

 

 

 

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2 risposte a Domanda #2: in questo preciso istante ho su?

  1. Chiara ha detto:

    non vale è sera,c\’è la tv, e non ho su niente😦 Però se vale,la prima volta che ho fatto il test avrò avuto su i Kraftwerk. Sai quanto adoro le tue recensioni,ma prima dovrei ascoltare,poi leggere se no mi fa inalberare leggere senza sapere…

  2. Silvia ha detto:

    proprio ora ora niente.qualche minuto fa, alla nostra età dei derozer

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