I punti di riferimento europei III: Nuovo Partito Anticapitalista Francese

 
 

di Luca Sebastianida Il Riformista

 

Parigi. Certo, l’aria dei tempi gli è favorevole e la congiuntura gli soffia il vento in poppa, ma bisogna pur ammettere che il compagno Olivier sa metterci del suo…

Presenzialista come pochi altri del suo colore ideologico, il postino trotzkista, quando non è impegnato a imbucare la corrispondenza dei suoi concittadini, sa calcare le scene mediatiche con consumata perizia, passando con agilità e senso dello spazio da melensi show televisivi a infervorati talk politici, dalle barricate delle rivendicazioni più dure alle manifestazioni di piazza più folkloriche. Ovunque portando un messaggio semplice quanto chiaro: il capitalismo ha le ore contate.

In questi tempi di crisi e confusione dei punti di riferimento, la coerenza e la semplicità volontarista premiano. Provate a chiedere ai francesi chi secondo loro è in grado di cambiare lo stato delle cose e vi sentirete rispondere con stupefazione che, oltre a Nicolas Sarkozy, l’uomo giusto è il leader del Nuovo Partito Anticapitalista, Olivier Besançenot. Un sondaggio di ieri lo ha certificato senza ombra di dubbio. Se il presidente della Repubblica è l’uomo giusto al posto giusto per il 39% degli intervistati, il compagno Olivier, autocelebratosi puro «militante rivoluzionario», sarebbe l’uomo giusto del cambiamento per il 35% dei francesi.

Lontano davanti al Primo ministro François Fillon (29) e via via tutti gli altri leader e leaderini.

L’uomo della rupture e quello della revolution? Perché no. A dirlo non sono solo i francesi, di per sé sospettabili di cedere facilmente alle sirene populiste. Se anche il Financial Times ha inserito i due francesi nella ristretta cerchia dei tredici politici in grado di traghettare il mondo fuori dalla crisi globale, qualcosa di vero ci sarà. Certo suscita un po’ di meraviglia che nella short list dei capitani nella tempesta a fianco di nomi come quello di Barack Obama, di Sarkò, Wen Jiabao o Vladimir Putin, figuri quello del compagno Olivier.

Gli altri sono tutti ai comandi di super potenze economiche, hanno curriculum da far impallidire e ricoprono responsabilità da far tremare i polsi. Besançenot ha 34 anni ed è solo un impiegato part time alle poste francesi oltre che il portavoce di una forza politica assente dal Parlamento. Eppure con il suo maglioncino nero gli immancabili jeans e la sua faccia d’angelo, Olivier buca il video e entra nelle case dei francesi che temono il futuro. Lo stesso sondaggio che lo pone in testa a testa con Sarkozy come uomo del cambiamento, lo consacra addirittura come la personalità che s’occupa meglio dei problemi dei francesi: 43 per cento contro il 28 di Sarkò.

Qui l’obiezione sarebbe più facile: Sarkozy ha a che fare con le difficoltà del governo in questa congiuntura di crisi globale, mentre il compagno Olivier sale su tutte le barricate e chiede a squarcia gola il divieto di licenziamento. Le vere vittime del trotzkista però non stanno a destra. Col suo rifiuto del potere e di ogni compromissione col governo, Sarkozy può semmai rallegrarsi dell’effetto Olivier. È il Ps la vittima designata di Besancenot.

Oltre che dalla crisi e dall’alleanza sacra contro la candidatura di Ségolène Royal, l’ultimo congresso fratricida del Ps è stato costretto a partorire un orientamento tutto a gauche anche a causa del suo successo. Finora però la linea della nuova segreteria di Martine Aubry, che vuole tenere insieme radicalismo e identità di governo, ha dato solo l’impressione di vaghezza e confusione. Molto meglio la semplicità e la chiarezza di Besancenot, che infatti da mesi è indicato da tutti i sondaggi come l’oppositore di Sarkozy preferito dai francesi.

Col suo pantheon di riferimenti il suo aspetto gioviale, Olivier appare più sincero di tanti pretenziosi elefanti del Ps. Un mix di forma dimessa e radicalismo populista. Lo stesso che alle presidenziali del 2002, a 28 anni, con lo slogan «le nostre vite valgono di più dei loro profitti», gli fece raccogliere il 4% dei suffragi impedendo a Lionel Jospin di passare al secondo turno e di vincere le elezioni. E lo stesso populismo «100% à gauche» che gli consegnò il non trascurabile score del 4,5% alle presidenziali del 2007. Ora, dopo aver contribuito alla scomparsa del Partito comunista, il compagno Olivier regna incontrastato sulla gauche della gauche. Ma Besançenot è un ambizioso e dopo aver trasformato qualche mese fa la storica Lega Comunista Rivoluzionaria nella sua macchina da guerra, l’Npa, è pronto per conquistare sul campo, alle prossime europee, la palma di unico oppositore.

 

 
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