La Resistenza dell’Amazzonia

 

Mentre la campagna di Greenpaeace sta ottenendo i primi risultati tangibili, gli indigeni del Perù, nonostante la violenta repressione governativa, hanno bloccato i decreti che avrebbero devastato ancor maggiormente la loro terra. E i media di regime come al solito tacciono, preferendo occuparsi solo dell’Iran.  

 

 

 

di Gennaro Carotenutohttp://www.giannimina-latinoamerica.it/index.php

 

La resistenza degli indigeni ha obbligato il governo di Lima a fermare e derogare i decreti che permettevano alle multinazionali di spogliare l’Amazzonia che dovranno essere riesaminati in Parlamento a Lima. Il tempo e la tenacia dei popoli originari diranno se è un diversivo neoliberale, una semplice tregua per dirottare l’attenzione internazionale (poca ma combattiva) oppure l’inizio di una vittoria storica di chi difende la biodiversità dell’Amazzonia.

Intanto, secondo l’indigeno awajún Salomón Aguanash, testimone diretto delle stragi, intervistato da IPS, l’ordine di Alan García era sparare per uccidere. Così, all’alba del 5 giugno, quando tre elicotteri MI-17 dell’esercito hanno aperto il fuoco su 3.500 indigeni che bloccavano la strada che collega la selva alla costa Nord, è iniziato il massacro in Amazzonia. Al termine dell’incursione sul terreno gli indigeni contavano almeno 25 morti e un centinaio di feriti ma erano più che mai disposti a resistere fino alla vittoria. I dati sulle violenze successive continuano ad essere contraddittori. Secondo fonti inconciliabili, il governo e gli indigeni, ci sarebbero 23 poliziotti morti da una parte e almeno 50-60 indigeni uccisi e fino a 400 desaparecidos dall’altra.

Il presidente del Consiglio dei Ministri peruviano (in Perù, nonostante il sistema presidenziale, esiste tale figura) Yehude Simón, ha annunciato che il governo di Alan García si è impegnato a trattare con gli indigeni e revisionare in parlamento entro il prossimo 18 giugno i decreti sullo sfruttamento delle risorse naturali, forestali e idriche che hanno provocato la ribellione in Amazzonia e alle quali il governo è obbligato dal Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. Il nuovo portavoce del coordinamento indigeno dell’AIDESEP, che rappresenta 300.000 persone di 1.300 comunità, Daysi Zapata (Alberto Pizango è ancora nell’Ambasciata del Nicaragua a Lima dove ha chiesto asilo politico) si dimostra scettico: “Più che promesse dobbiamo vedere fatti concreti. Notiamo però che il governo fa adesso, con almeno 60 morti sulla coscienza, quello che noi avevamo chiesto da marzo”.

Intanto è alta la polemica a Lima per le parole del presidente boliviano Evo Morales per il quale quello in corso in Perù è “un massacro voluto dal Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti”, particolarmente punitivo per gli interessi del paese andino. “Quello che succede in Perù –ha sostenuto Morales- da noi in Bolivia non potrebbe succedere perché la nostra Costituzione obbliga alla consultazione con i nativi. In Perù invece il TLC consegna la selva amazzonica alle multinazionali che commettono un vero e proprio genocidio in America latina”. Il governo di Alan García, che ha affermato di considerare gli indios “cittadini di serie B”, gli ambientalisti il vero nemico del XXI secolo e considera i fatti di queste settimane frutto di un complotto internazionale orchestrato da La Paz e Caracas, ha concesso di recente asilo politico a tre ministri del governo di Gonzalo Sánchez de Lozada, accusati di aver assassinato più di 70 indigeni boliviani nella cosiddetta “guerra del gas” del 2003 e all’esponente dell’opposizione venezuelana Manuel Rosales sulla testa del quale pende un mandato di cattura internazionale spiccato dall’Interpol per decine di accuse di corruzione.

 

 

 

 

E intanto si è concluso a Tarapoto la settimana scorsa il IV Vertice Amazzonico. In allegato la dichiarazione finale, incentrata sulla repressione in Perù e sulle politiche anti democratiche imposte dai governi contro il volere dei popoli e delle comunità.

 

Fonte: http://www.asud.net/

 

IV Vertice Amazzonico di Tarapoto

 

Dichiarazione Finale

 

CONSIDERANDO:

 

– che il governo peruviano ha arbitrariamente promulgato un pacchetto di decreti legislativi lesivi dei diritti delle comunità dell’Amazzonia, come i decreti legislativi 994, 1064, 1080, 1089, 1090, che calpestano il diritto alla consultazione previa dei popoli indigeni e viola palesemente la Convenzione 169 della OIL sottoscritta e ratificata dallo stato peruviano.

 

– che il governo peruviano ha emesso i decreti legislativi 977 e 978 che eliminano l’esonero tributario delle comunità amazzoniche

 

– che, di fronte a questi attacchi, i popoli amazzonici si sono sollevati in uno sciopero generale sotto forma di resistenza pacifica, brutalmente repressa dai corpi speciali del governo peruviano. Il risultato è stato un massacro, nel quale hanno perso la vita fratelli e sorelle indigene dell’Amazzonia, oltre a numerosi agenti di polizia. L’unico e solo responsabili di queste morti ingiustificate e ingiuste è il presidente Alan Garcìa Perez.

 

 

Per queste ragioni sopra elencate, il IV Vertice Amazzonico convocato a Tarapoto dichiara:

 

– lo sciopero generale a oltranza in tutta l’Amazzonia a partire da giovedì 11 giugno

 

– la volontà di coordinare con tutti i Fronti di Difesa del paese e tutte le centrali sindacali azioni e iniziative da intraprendere nell’immediato futuro

 

– l’inizio dello Sciopero Nazionale a Oltranza in Difesa della Patria e di tutte le sue ricchezze naturali

 

– la convocazione immediata di un’Assemblea Costituente, democratica e aperta a tutti, che permetta di strappare il nostro paese dai giochi di potere delle multinazionali e dagli interessi del capitale mondiale

 

 

 

PIATTAFORMA UNITARIA DELL’AMAZZONIA

 

GIUDIZIO POLITICO E PENALE CONTRO ALAN GARCÌA

 

– dimissioni immediate di Alan Garcìa per gravi violazioni costituzionali

– denuncia immediata davanti alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH)

– giudizio penale internazionale e formazione di tribunali nazionali e internazionali

– deroga immediata dei decreti legislativi che offendono i diritti dei popoli indigeni dell’Amazzonia: 994,1020, 1064, 1080, 1089, 1090 ecc. e eliminazione delle leggi per le privatizzazioni 29338

– approvazione della Legge di Sviluppo Sostenibile dell’Amazzonia

– sospensione immediata dello stato di emergenza e Bagua e in tutta l’Amazzonia

– assistenza sanitaria ai feriti e ai famigliari dei fratelli e delle sorelle indigeni assassinati durante gli scontri

– libertà per i nostri fratelli dell’AIDESEP ingiustamente detenuti e per il portavoce dell’organizzazione Alberto Pizango

– che cessi la criminalizzazione contro la protesta sociale e le lotte dei popoli amazzonici

– unità delle diverse organizzazioni e associazioni coinvolte nelle lotte in difesa dei diritti dell’ambiente e dei popoli amazzonici

 

Il governo peruviano e i suoi alleati cogliono imporre la privatizzazione e la colonizzazione dell’Amazzonia (a qualunque prezzo), promuovendo un modello economico fallimentare e al servizio degli interessi delle multinazionali.

 

Il massacro di Bagua ha come obbiettivo quello di indebolire le lotte dei popoli amazzonici, di dividere, isolare e frammentare le associazioni dei nostri fratelli e sorelle indigeni che stanno portando avanti questa battaglia in difesa delle risorse naturali e del loro diritto alla sopravvivenza e all’integrità dei loro territori. Questo atto suicida e criminale ha ottenuto come risultato solamente quello di rinsaldare l’alleanza fra i diversi attori coinvolti nelle lotte sociali e nella protesta.

 

Il genocida Alan Garcìa vuole vendere le nostre terre, l’acqua, i boschi, le foreste e gli idrocarburi, anche a costo di macchiare nuovamente le sue mani di sangue innocente: quello dei fratelli e sorelle indigeni, dei poliziotti, dei bambini rimasti uccisi negli scontri della scorsa settimana. Garcìa deve essere processato e incriminato per crimini contro l’umanità, davanti a tribunali nazionali e internazionali.

La lotta per la difesa della foresta amazzonica sarà costante, pacifica, unitaria e patriottica.

 

Adesso tutto concorre a unirci e non a dividerci. Per questo annunciamo una settimana di cordoglio per le vittime del massacro di Bagua e una mobilitazione nazionale a partire dall’11 giugno. Vogliamo la deroga immediata dei decreti legislativi anti-amazzonici e anti-nazionali.

 

Di conseguenza:

 

– esprimiamo la nostra solidarietà attiva con i famigliari delle vittime e le comunità colpite dall’azione repressiva del governo

– chiediamo che Alan Garcìa venga giudicato davanti a tribunali nazionali e internazionali

– rifiutiamo la campagna mediatica ingannevole e falsa promossa da Yehude Simòn e gli apristi Aurelio Pastor, Mercedes Cabanillas, Javier Velásquez, Jorge del Castillo, che fanno pressione sul potere giudiziario per nascondere le responsabilità poltiche e penali del genocida Alan Garcìa e ottenere l’arresto del nostro fratello Alberto Pizango. Alan Garcìa e Yehude Simòn sono nemici dell’Amazzonia e dei popoli indigeni che la abitano.

– invitiamo all’unità tutte le organizzazioni e le comunità indigene, sia andine che amazzoniche, coinvolte nella lotta in difesa dei diritti dei popoli nativi e della terra, per una una soluzione giusta, pacifica e democratica dello sciopera a oltranza portato avanti dai fratelli e dalle sorelle dell’Amazzonia peruviana.

– NO all’utilizzo della polizia e dei corpi speciali per reprimere la protesta

 

MAI IN GINOCCHIO, SEMPRE IN PIEDI!

NON DIMENTICHEREMO IL SANGUE VERSATO!

 

Tarapoto – giugno 2009

 

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