Terra e Libertà

 

“Unisciti alla battaglia, l’unica che l’uomo non può perdere, perché chiunque cada e muoia sarà sempre d’esempio per quelli che trionferanno”.

(William Morris)

 

 

 

Un film di Ken Loach. Con Ian Hart, Iciar Bollain, Rosana Pastor, Tom Gilroy, Angela Clarke, Frédéric Pierrot

Titolo originale Land and Freedom. Genere Storico, durata 109 min. – Gran Bretagna, Spagna 1995.

Mio Voto:  / 10

 

Recensione di Lietta TornabuoniLa Stampa, 22 Settembre 1995

 

La rivoluzione tradita, la sinistra sconfitta, le ferite della Storia mai cicatrizzate, l’Internazionale cantata in coro in lingue diverse, le bandiere rosse sventolanti, i pugni chiusi levati in alto. Eppure, mai un momento di enfasi retorica, mai un ricatto strappalacrime: anzi una sobrietà generosa, un’immediatezza piena di vigore, una gran capacità di emozione. Ken Loach ha fatto un film politico-ideologico appassionante e commovente, un film storico che parla al presente, un film epico che tiene viva la speranza d’un cambiamento sociale. Un film parziale, perché della guerra civile 1936-1939 seguita in Spagna alla rivolta militare guidata dal generale Franco contro il governo repubblicano legittimamente eletto, e combattuta anche da Brigate Internazionali di antifascisti, il gran regista inglese sceglie soltanto una parte specialmente tragica. Racconta il conflitto sanguinoso tra comunisti d’osservanza staliniana da un lato, e dall’altro comunisti trotzkisti del Partido Obrero de Unificacion Marxista (Poum) e militanti del movimento sindacale anarchico (Cnt): divisi sulle prospettive politiche, sulla conduzione della guerra, sul costume di vita e su tutto dall’abisso che ha sempre separato a sinistra prag matici e massimalisti, gradualisti ed estremisti, politici e rivoluzionari. Loach e il suo sceneggiatore Jim Allen ripensano con allarme a quegli eventi, oggi che la destra va tornando al potere in Europa, che la disoccupazione di massa, la riduzione dei servizi sociali, i neonazionalismi e le migrazioni mettono a dura prova la solidarietà internazionale; sono convinti che le divisioni letali della sinistra, la rinuncia alla rivoluzione e i compromessi voluti da Stalin abbiano contribuito all’instaurarsi in Spagna della lunga dittatura di Franco, abbiano favorito il rafforzarsi del nazifascismo in Germania e in Italia che fu all’origine della seconda guerra mondiale; ma, da marxisti adamantini, sono certi che se allora la rivoluzione popolare risultò perdente, in futuro potrà andare diversamente. Quasi sessant’anni dopo quel 1936 che è anche l’anno di nascita di Ken Loach, nella storia del film un vecchio operaio inglese muore. La ragazza sua nipote, attraverso documenti e oggetti dell’eredità, ricostruisce la vicenda del nonno: allora disoccupato, aveva lasciato Liverpool per unirsi in Spagna alla lotta contro il fascismo, era entrato a far parte delle Brigate Internazionali e combattuto con una formazione del Poum sul fronte aragonese; aveva sperimentato la guerra di trincea povera e tenace, vissuto un amore e l’amicizia internazionalista tra catalani, inglesi, irlandesi, francesi, italiani; aveva condiviso i dubbi della politica e i dilemmi d’una nuova società collettivizzata; aveva visto la distruzione dei combattenti non allineati e dunque sabotati, disarmati, uccisi dai comunisti filosovietici e da altri repubblicani. Al funerale del nonno, alla fine, la ragazza stringe nel pugno chiuso un fazzoletto rosso, piccola bandiera appartenuta a lui: a simboleggiare la continuità d’una lotta e d’una speranza. Terra e libertà è stato aspramente criticato da vecchi combattenti della guerra di Spagna quali Santiago Carillo, ex segretario del partito comunista spagnolo, con l’accusa d’aver mostrato i comunisti soltanto come repressori e assassini dei loro compagni: ma se è certo vero che i comunisti si batterono con eroismo in Spagna, è anche vero che agirono al peggio nel particolare conflitto che Loach ha scelto di raccontare. L’ha raccontato benissimo: si possono preferire le opere più quotidiane, furenti e sardoniche del regista, ma il film che stilisticamente evoca il vasto respiro di John Ford e il realismo documentario dei grandi fotografi di guerra dei Trenta, è bello ed emozionante, denso e serio, ottimamente scritto e interpretato. Ed è anche una narrazione esemplare degli esiti tragici a cui possono portare lacerazioni ed errori all’interno della sinistra.

 

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