Non siate maliziosi: nessun nesso a pagamento

 

Erano tutti d’accordo. Una sola voce. Basta con lo sfruttamento delle sventurate ragazze costrette a mettersi in vendita per sopravvivere. E’ giunta finalmente l’ora di punire severamente anche chi le compra. Berlusconi in prima fila con la sua ministra preferita per far cessare una volta per tutte lo scandalo e lo sconcio che si perpetua sulle nostre strade. Ma poi arriva un giorno di inizio estate. Il suo avvocato-deputato lo definisce Utilizzatore finale. I giornali si riempiono di signorine che raccontano come sono finite nel lettone assieme a Lui. Sempre lo stesso avvocato-deputato fa notare come Lui possa tranquillamente avere "ingenti quantitativi" di donne anche gratis, confermando le parole del padrone smemorato: "Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista. Sarebbe come vincere una sentenza corrompendo un giudice J". Eppure una escort testimonia di aver ricevuto buste con soldi. L’imperatore si giustifica: "Non sapevo che fosse una prostituta" e si sa che Lui è talmente ingenuo che potrebbe accogliere in casa un mafioso e scambiarlo per stalliere.

Risultato: la prostituzione non è più un’emergenza e le ragazze che vendono il loro corpo non sono più un’indecenza da arrestare con una legge urgente. E i bravi e moderati cattolici italiani sono ora talmente schifati dall’immoralità del premier che potrebbero anche decidere di non andare mai più a puttane. E tutti vissero sposati e contenti.

 

 

 

di Liana MilellaLa Repubblica

 

Prostituzione, la legge slitta a ottobre.

Rinviato a dopo l’estate. Doveva essere uno dei fiori all’occhiello del governo Berlusconi, sicuramente del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che in questi mesi ne ha chiesto a gran voce una celere approvazione. Ma ora il ddl sulla prostituzione, che prevede il carcere per il cliente che va con una lucciola in luoghi pubblici, è divenuto fonte di profondo imbarazzo per la maggioranza, al punto da dovergli staccare l’etichetta "urgente" e sostituirla con un bel rinvio. Tutta colpa dell’ormai famosa (e infelice) definizione di Niccolò Ghedini su Berlusconi "utilizzatore finale" delle escort baresi. Dunque un cliente anche lui, seppure in luoghi chiusi, quindi non punibile.

 

Ma come si fa a discutere di un simile tema giusto in questi giorni? E mentre l’ex pm, e ora esponente Pd Felice Cassonm, preannuncia emendamenti sull’utilizzatore? Alla commissione Giustizia del Senato pure il presidente Filippo Berselli, che un anno fa voleva introdurre il foglio di via obbligatorio per le squillo, deve soprassedere. Mentre tra i banchi si svolge un ameno siparietto. Un senatore Pdl, con un sorriso sornione, dice a uno dell’opposizione: "Ma ti pare che adesso possiamo discutere delle norme della Carfagna?".

 

Ufficialmente è colpa dell’ingorgo in commissione dove si ritrovano assieme ddl prostituzione, ddl sicurezza, ddl intercettazioni, ddl processo penale. A Berselli il presidente del Senato Schifani ed emissari del governo hanno chiesto di dare corsia preferenziale a sicurezza e ascolti, in coda il resto, a partire dalle norme anti-utilizzatori. Con due risultati. Via dibattiti a rischio per i facili doppi sensi, subito la sicurezza (in aula la prossima settimana forse con la fiducia) perché la Lega scalpita; a seguire gli ascolti, col governo che segue gli sviluppi del Bari-gate pronto a emendare il testo. Che comunque, lo confermano i senatori ex magistrati, sarà subito applicabile, ad esempio trasferendo un pm che parla del processo o che viene denunciato da un indagato, o bloccando l’uso delle telefonate di un’inchiesta per aprirne un’altra. Una legge bavaglio, che taglia le unghie ai pm (anche se il Guardasiglli Alfano lo nega), che fa dire a Miklos Haraszti, relatore per i media dell’Osce: "Non corrisponde agli standard internazionali sulla libertà si stampa".

 

Tra giustizia e sicurezza sarà un luglio di fuoco. E se n’è avuta un’anticipazione ieri quando il governo, con l’ennesimo colpo di mano, ha cercato di emendare pure la legge (presentata da Casson e Luigi Li Gotti dell’Idv) che ratifica la convenzione Onu sulla corruzione vecchia del 2003. Sorpresa: ecco la richiesta di approvare una nuova versione dell’articolo 322bis del codice penale che disciplina corruzione, concussione, peculato commessi da europarlamentari o funzionari Ue, cancellando la concussione.

 

Martedì sera se ne accorge Casson che subemenda il testo, in aula grida Li Gotti: "Quale eurodeputato state cercando di graziare?". Casson non ha dubbi: "Per il principio del favor rei la legge si applica ai reati precedenti". E Li Gotti: "È un colpo di spugna". Il centrista Gianpiero D’Alia: "Come si può pensare che, per lo stesso reato di concussione, un funzionario di Regione venga imputato e uno di Stasburgo no?". Il governo tenta la prova di forza, boccia la modifica di Casson che risponde con la richiesta di voto segreto. Seduta sospesa. Alla ripresa la maggioranza ritira l’emendamento. "Tutto è bene quel che finisce bene" chiosa la capogruppo Pd Anna Finocchiaro.

 

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