The Pleasure of England

 

John Ruskin (Londra, 8 febbraio 1819 – Brantwood, 20 gennaio 1900) è stato uno scrittore, pittore, poeta e critico d’arte inglese. La sua interpretazione dell’arte e dell’architettura influenzarono fortemente l’estetica vittoriana ed edoardiana.

Il confronto tra la meditazione estetica, che in lui aveva sempre avuto una forte componente etica e umanistica, e il capitalismo selvaggio che caratterizzava l’Inghilterra vittoriana (money-making mob -una plebe che fa soldi-, era la definizione di Ruskin dei suoi compatrioti), spostarono i suoi interessi verso idee di socialismo utopistico in chiave cristiana.

Già nel grande capitolo centrale delle Pietre di Venezia, Sulla natura del Gotico, aveva accusato la disumanizzazione del lavoro industriale, nella quale l’operaio è ridotto ad un mero attrezzo animato (this degradation of the operative into a machine), contrapponendo ad essa il carattere corale della produzione artistica ed architettonica gotica, nella quale l’operaio ha un ampio margine di creatività, consentito dall’irregolarità dell’opera complessiva. In queste pagine Ruskin si avvicinava alle posizioni di critica della disumanizzazione del lavoro e della separazione di lavoro manuale e lavoro intellettuale che, anticipate in alcune (troppo trascurate) pagine di Adam Smith (La ricchezza delle nazioni, libro V, cap. 1), ritornano in molta della grande letteratura del primo socialismo, soprattutto nelle celebri considerazioni del giovane Marx sul lavoro alienato (Manoscritti economico-filosofici del 1844).

 

 

 

La Natura dipinge per noi, giorno dopo giorno, quadri di infinita bellezza…

 

 

La speranza cessa di essere felicità quando è accompagnata dall’impazienza.

 

 

L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo.

 

 

Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio, non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia.

 

 

Dimmi ciò che ti piace, e ti dirò chi sei.

 

 

Quando costruiamo, cerchiamo di pensare che costruiamo per l’eternità.

 

 

L’architettura è l’adattarsi delle forme a forze contrarie.

 

 

La vita senza operosità è peccato, l’operosità senza arte è brutalità.

 

 

Conoscere bene qualcosa implica una profonda sensazione di ignoranza.

 

 

Il miglior riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie a essa.

 

 

Non c’è soltanto un unico modo di fare bene le cose, c’è anche un solo modo di vederle, e cioè vederne il quadro complessivo.

 

 

Questa furia per la visione di nuove cose dalla quale siamo oggi infetti ed afflitti, sebbene risulti in parte dal fatto che tutto è divenuto oggetto di commercio, è ancora di più la conseguenza della nostra sete per l’opera drammatica anziché per quella classica. Perché quando noi siamo interessati alla bellezza di qualcosa, quanto più spesso la vediamo tanto meglio.

Ma quando siamo interessati solo alla vicenda di una cosa, ci stanchiamo di sentire la stessa vecchia storia raccontata tante volte, che si ferma sempre allo stesso punto – e vogliamo subito una nuova storia, nuova e migliore – e il quadro del momento, il romanzo del momento, divengono altrettanto effimeri dell’acconciatura e del copricapo del momento. Questo atteggiamento è totalmente avverso all’esistenza di ogni arte degna di essere amata. Se pensi di gettarla via domani, non puoi neppure averla oggi.

 

 

I capitalisti, quando non sanno cosa fare col loro denaro, convincono i contadini di diversi paesi che ciò che occorre loro sono fucili per spararsi gli uni con gli altri. I contadini perciò comprano i fucili, prodotti dalle fabbriche dalle quali i capitalisti traggono i loro dividendi e gli uomini di scienza il loro divertimento e la loro reputazione.

I contadini cominciano a spararsi a vicenda, in buon numero, finché non sono stanchi, e si bruciano gli uni gli altri le case. Dopodiché mettono giù i fucili e li conservano in torri, arsenali ecc., composti in trofei ornamentali (i vincitori portano anche qualche bandiera sbrindellata nelle chiese). Allora i capitalisti li tassano entrambi, vincitori e vinti, perché paghino annualmente gli interessi sul denaro anticipato per i fucili e la polvere da sparo.

Questo è ciò che i capitalisti chiamano "sapere cosa fare col proprio denaro", e ciò che tutti gli uomini del commercio chiamano l’economia politica "pratica", che è cosa ben diversa da quella "sentimentale".

 

 

Non c’è altra ricchezza che la vita. La vita che include tutte le forze dell’amore, della gioia e dell’ammirazione.

 

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3 risposte a The Pleasure of England

  1. mauro ha detto:

    l\’arte è la ricerca continua del benessere psicofisico!tutto è significato, ha signigicato,continuerà a significare, finchè si avrà la capacità di divertirsi osservando e trasformando seguendo la propria(mutevole) sensorialità.se nn fosse x tale gioco percettivo, l\’arte nn esisterebbe per nessuno e nn avrebbe senso giungere alla rappresentazione di idee che nn potrebbero "volare" lasciandosi coccolare e nutrire da altre emozioni!Ogni cosa appartiene alla sua specifica dimensione concettuale!una montagna apparentemente grande diventa piccola dal momento che la scaliamo fino in cima, viceversa una cosa apparentemente piccola diventa enormemente grande quando riesce a comunicarci la grandezza di una montagna

  2. Chiara ha detto:

    Ti dirò che non sono sua grande fan,ma riconosco la genialità di alcune sue idee sopra espresse.E questo è un pò il Ruskin che conosco io http://wpcontent.answers.com/wikipedia/commons/thumb/9/9e/Study_of_Gneiss_Rock.jpg/300px-Study_of_Gneiss_Rock.jpg anche se in effetti la parte che ho studiato io,quella dei disegni,è poco diffusa,infatti l\’ho scoperto dopo aver fatto scena muta dal terrore che il punto del libro "Scritture disegnate.Da Piranesi a Ruskin" sproloquiava proprio sul fatto che queste cose non vengono considerate arte. Detto questo,dovrei tornare a rileggere l\’altro tuo intervento poetico,che potrebbe essere dell\’altro giorno

  3. Michele ha detto:

    Grazie Mauro per le splendide frasi.In questo caso mi premeva più il Ruskin pensatore che artista. La sua spiritualità e la sua critica al capitalismo mercificante mi hanno affascinato.

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