Il summit del niente

 
 

Fonte: http://maurobiani.splinder.com/post/20922330/Schemino

 

 

Un summit che non ha alcun potere decisionale (ed in realtà neanche alcuna rappresentatività popolare) non può che essere la messa in scena di copioni già visti, fatti di apparenza senza alcuna sostanza. Berlusconi ha vari modi per creare un po’ di interesse: fare le corna dietro la testa di Sarkozy, invitare Obama in un centro abbronzature, portare la Merkel anche in Irpinia facendole credere che sia Onna… in modo che sia la Germania a costruire le case per quei terremotati.

 

 

 

IL SUMMIT

 

di Filippo GhiraRinascita http://www.rinascita.info/cc/RQ_Editoriale/EkuZEFFAZuwBWhYLuZ.shtml

 

I Paesi partecipanti al vertice del G8 hanno raggiunto un apparente primo risultato sulla questione del clima. E’ stata sottoscritta infatti una bozza di accordo con la quale ci si impegna a non superare il limite di due gradi di innalzamento delle temperature da qui al 2050. Nello specifico è stata ribadita “la volontà di condividere con tutti i Paesi l’obiettivo di raggiungere una riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali entro il 2050”.

Al tempo stesso, si riconosce però che questo traguardo implica che le emissioni globali raggiungano il picco quanto prima, per poi avviare subito sulla strada di una rapida riduzione. L’obiettivo, considerato ideale, dei Paesi sviluppati dovrà essere quello di ridurre tutti insieme le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050, prendendo il 1990 o anni più recenti come punto di riferimento per calcolare le riduzioni. Vale qui la pena di ricordare che i Paesi dell’Unione europea avevano raggiunto l’anno scorso un’intesa per arrivare entro il 2020 ad una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica e al raggiungimento di un 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Sui cambiamenti climatici, gli Stati Uniti sono ancora molto indietro rispetto all’Europa, aveva ammesso il New York Times riferendosi all’obiettivo del 20%. Il quotidiano sottolineava che Obama dovrà esercitare forti pressioni sul Congresso americano perchè approvi la sua legge per la riduzione delle emissioni, che già era stata interpretatata come un regalo alla grande industria ed un notevole passo indietro rispetto ai consistenti impegni presi in campagna elettorale. Quella del clima è una questione alla quale l’inquilino della Casa Bianca tiene apparentemente molto. In tale ottica deve essere letta la sua decisa presa di posizione perché la Fiat assumesse il controllo della Chrysler ed incominciasse a produrre negli Usa autovetture pensate secondo i canoni europei: più piccole, con minori consumi, meno inquinanti e ovviamente dai minori costi. Se l’arrivo della Fiat è in fondo un problema minore, resta l’interrogativo di fin dove vorrà e si potrà spingere Obama, considerato che sono le compagnie petrolifere a dettare la politica estera degli Stati Uniti.

Prima dell’inizio del vertice, il presidente della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, si era mostrato molto ottimista sul raggiungimento di una intesa di massima e aveva manifestato la convinzione che un accordo all’Aquila sarebbe la base per raggiungere un’intesa al prossimo vertice dell’Onu sul clima previsto in dicembre a Copenaghen.

La bozza spiega che non ci si deve limitare solamente a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Insieme con i cambiamenti climatici e con i modelli di sviluppo sostenibile a lungo termine per tutti i Paesi, sarà necessario affrontare anche le questioni fondamentali della scarsità e della disponibilità energetica, che andrà ottenuta in particolare attraverso l’energia pulita,

Andranno così promossi e sostenuti gli investimenti nelle infrastrutture energetiche. Infatti l’efficienza energetica, la diversificazione del mix energetico e l’innovazione tecnologia sono considerate la chiave per garantire un’energia sicura, pulita e accessibile rispetto alle necessità di lungo periodo del pianeta. Se allo stesso tempo queste misure ridurranno in modo sostanziale le emissioni di CO2, sarà tanto di guadagnato. Resta il fatto che una strategia globale per garantire uno sviluppo sostenibile e una sicurezza energetica di lungo periodo dovranno prendere in considerazione un portafoglio di fonti energetiche diverse. E in tale contesto di diversificazione, concordano i Paesi del G8, le energie rinnovabili svolgeranno un ruolo essenziale considerato che possono rispondere ad una doppia sfida. Da un lato ridurre le emissioni. Dall’altro, diminuire i consumi e la dipendenza dei combustibili fossili.

 

 

 

LA RISPOSTA DEI MOVIMENTI

 

Fonte: http://www.asud.net/index.php?option=com_content&view=article&id=676%3Ag8-a-laquila-la-risposta-dei-movimenti&catid=5%3Amondo&Itemid=39&lang=it

 

Ieri mattina una inopportuna quanto fastosa cerimonia ha inaugurato a L’Aquila il Summit del G8. Intanto nella cittadina abruzzese alle 12 di ieri è apparsa l’enorme scritta “Yes We Camp!” sulla collina Roio, visibile dalla caserma di Coppito che ospita i capi di stato e dall’autostrada Roma-L’Aquila.

 

 

 

Yes We Camp per ribadire che mentre il circo mediatico del G8 invade una città già martoriata dal sisma e dalla scellerata gestione della ricostruzione, i cittadini de L’Aquila continuano a vivere da tre mesi in tenda scontando disagi di ogni tipo, e le prospettive per i prossimi mesi sono pessime.

 

 

L’azione mediatica di ieri mattina si situa nell’ambito delle mobilitazioni indette da comitati cittadini, associazioni nazionali e sindacati in alternativa al summit ufficiale, contestato sì per la scelta del governo di spostarlo in Abruzzo, ma soprattutto come luogo stesso di governance globale.

 

 

Martedì 7 luglio sempre a L’Aquila nel campo allestito dal comitato 3e32 si è tenuto un importante momento di discussione, il “Forum per la Ricostruzione Sociale” promosso da comitati cittadini, associazioni nazionali – tra cui A Sud –  la FIOM e altri sindacati di categoria appartenenti alla CGIL. Il Forum ha visto la partecipazione di rappresentanti dei movimenti territoriali vicentini (No Dal Molin) e campani (No alla discarica di Chiaiano) oltre che di Padre Alex Zanotelli, del giornalista argentino Sergio Ciancaglini e di docenti universitari di economia ed urbanistica.

 

 

Il Forum è stata la risposta dei movimenti e della società civile all’illegittimità del G8, oltre che un modo concreto per esprimere sostegno attivo e solidarietà ai cittadini e alle cittadine de L’Aquila vittime del terremoto e della speculazione che prima e dopo il 6 aprile è stata e continua ad essere compiuta a danno della popolazione.

 

 

Il Forum è stato diviso in due sessioni, la prima su “Emergenza e Democrazia”, moderata dal giornalista di Carta Gigi Sullo, la seconda su “Crisi ed Emergenza: quale ricostruzione”, moderata da Gabriele Polo di Il Manifesto. Nelle due sessioni si sono succeduti gli interventi di attivisti, sindacalisti, docenti.

 

 

Secondo Rinaldini, della Fiom “La crisi che colpisce giornalmente lavoratori e lavoratrici è un dramma, che registra una totale mancanza di alternative concrete che difendano diritti e lavoro allo stesso tempo. Il rischio, in assenza di tali alternative, è quello di una guerra tra poveri.”.

 

 

Sara Vegni, di A Sud e del comitato 3e32 ha ricordato che “occorre che il mondo sappia che qui a L’Aquila nonostante la propaganda che tenta di far passare un’immagine secondo cui tutto va bene, si vive ancora nelle tende, e che questo non è che l’ennesima violazione dei più elementari diritti della popolazione”. “Vogliamo rompere questa oscena vetrina mediatica che il governo ha imposto a questa città in ginocchio e che avvertiamo come una violenza – ha aggiunto Mattia Lolli, sempre del 3e32 – “e soprattutto vogliamo chiedere una ricostruzione altra, partecipata, non imposta dall’alto senza tenere in conto la volontà della cittadinanza ma solo i profitti delle solite imprese”.

 

 

Secondo Giuseppe De Marzo, portavoce di A Sud “è il paradigma di civilizzazione della shock economy quello che si sta provando ad applicare qui a L’Aquila. Speculazione da un alto, e dall’altro criminalizzazione delle variegate esperienze di società in movimento che il nostro paese sta vivendo e che rappresentano il punto più alto della democrazia”.

 

 

Padre Alex Zanotelli, arrivato a L’Aquila per il Forum, ha avvertito la popolazione abruzzese “Quello che vedo a L’Aquila in questi mesi mi ricorda molto quello che è accaduto in Campania dopo il terremoto. Quello che accadde allora è tra le principali cause della situazione disastrata che vive ora la città campana. Questi sono momenti in cui bisogna lottare con determinazione per i propri diritti e per una idea altra di cittadinanza, senza chinare il capo. Il problema centrale a L’Aquila come a Napoli come ovunque nel mondo – ha aggiunto il missionario comboniano – è il profitto, che è diventato più importante dei diritti, della Madre Terra, della vita stessa”.

 

 

Sergio Ciancaglini, giornalista argentino della cooperativa editoriale La Vaca – che ha accompagnato e raccontato dal 2001 le esperienze di autogestione nate dal fallimento del paese, ha parlato della possibilità “di generare da una tragedia privata – come le morti causate dal terremoto – un momento di costruzione collettiva, come è stato in Argentina nel caso della tragedia di Cromanon.”

 

 

Oggi è previsto a L’Aquila un presidio di fronte alla Villa Comunale, per ribadire che la ricostruzione non può essere fatta sulla pelle dei cittadini, e che è necessaria la partecipazione di tutti e tutte nelle scelte che riguardano la vita della città. Una ricostruzione, appunto, sociale e dal basso.

 

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