La guerra di nessuno

 

A uno che gli suggerì di creare una democrazia a Sparta, Licurgo rispose: "Per favore, prima metti su una democrazia a casa tua".

(Plutarco)

 

 

Si avvicinano le elezioni farsa in Afghanistan, quelle che dovrebbero concedere una patente democratica al governo al servizio degli Usa, e secondo un copione collaudato si cerca l’accordo con i cosiddetti “moderati”. Poco importa se non rappresentano il popolo afghano. A Kabul, come in Palestina, gli atlantici pretendono di scegliere il rappresentante del popolo invaso. Intanto la missione militare italiana continua a combattere una guerra travestita da missione umanitaria. Più armi, più mezzi, più copertura aerea: questa sarebbe la soluzione del governo per affrontare il problema. E mentre la Lega chiede il ritiro dei soldati italiani, in soccorso del governo arrivano le dichiarazioni del segretario del Pd Franceschini. Le guerre Usa sono sempre bipartisan.

 

 

 

di Paolo Emilianihttp://www.rinascita.info/cc/RQ_Editoriale/EkulZlkyAFWsHqJEud.shtml

 

Sale il termometro delle polemiche tra Pdl e Lega. Le recenti dichiarazioni di Bossi sulla missione militare italiana in Afghanistan (“io riporterei a casa tutti i soldati”) non sono piaciute al Pdl che inizialmente ha cercato di riportare le esternazioni del leader storico del Carroccio nell’ambito di una presa di posizione personale, quasi da semplice padre di famiglia, forse sperando di poter così spegnere sul nascere ogni polemica. I dirigenti della Lega hanno però capito bene il significato delle parole di Bossi ed hanno rilanciato. Calderoli ha quindi chiesto il ritiro anche delle altre missioni nei Balcani ed in Libano oltre ad un ripensamento della presenza militare italiana in Afghanistan, aggiungendo che questa sarebbe la volontà della maggioranza del popolo italiano.

Questi discorsi devono aver veramente indispettito il ministro Frattini, sempre in prima fila quando si tratta di difendere gli Atlantici, che ha quasi rabbiosamente dichiarato che “lavoriamo in Afghanistan per la sicurezza anche dell’Italia, quindi anche di Calderoli”. In realtà non è proprio comprensibile quale possa essere l’apporto alla sicurezza italiana dato da una missione militare che appoggia l’invasore americano in Afghanistan. Quando si tratta però di difendere gli interessi di Washington sono in parecchi a straparlare visto che Franceschini, segretario del Pd, ha bellamente dichiarato che questo “non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’Afghanistan: è il momento di completare quel lavoro”. Non sappiamo come Franceschini voglia completarlo; forse con un massiccio uso della copertura aerea (come peraltro da qualcuno già palesato), forse con bombardamenti di massa sui potenziali “terroristi” (che poi sarebbe in pratica tutta la popolazione afghana), forse modificando le regole di ingaggio, in modo che la reazione alle azioni della guerriglia sia più efficace e tempestiva.

Noi ci ricordavamo di un Franceschini in prima fila in occasione delle manifestazioni “per la pace” organizzate ripetutamente un tempo dalla sua parte politica, ma evidentemente si trattava di un sosia oppure nel Pd deve essersi diffusa un’epidemia di amnesia politica più contagiosa dell’influenza H1N1.

La Lega ha avuto il coraggio di toccare il filo scoperto, ma ora deve avere l’ardire di andare fino in fondo e, costi quel che costi, impedire che le missioni militari abbiano altre proroghe, altri finanziamenti. Questo potrebbe significare la caduta del governo oppure si potrebbe assistere al soccorso rosso portato dal Pd e magari anche da Di Pietro, finalmente rivelando a tutti gli italiani la vera essenza dei pacifinti nostrani, quelli pronti a mettere le bandiere della pace alla finestra, di scendere in piazza, ma non di disobbedire agli ordini del padrone Usa.

Se la Lega sarà coerente con le parole di Bossi assisteremo ad un cambiamento epocale nella politica italiana ed il Carroccio potrebbe aspirare ad un ruolo non più territoriale, solamente settentrionale, ma nazionale, sparigliando uno schema che si sta da tempo bloccando in un falso bipolarismo. Se invece la Lega sta solo cercando visibilità, se queste sono solo polemiche estive, se alle parole non seguiranno i fatti allora, come altre volte successo, tutto si ridurrà ad una faida di bottega ed alla fine l’unico a trarne qualche vantaggio sarà proprio l’asfittico Pd. Franceschini e compagni potranno sbandierare le divisioni tra le fila avversarie e nello stesso tempo acquisire crediti di fronte a Washington, che potrebbe cominciare ad avere qualche dubbio sulla fedeltà del centrodestra, nonostante gli estremisti filoyankee che popolano il Pdl. Le benedizioni di Washington, si sa, contano parecchio nelle elezioni italiane, e qualcuno potrebbe poi chiamare tutto… effetto Obama. Alla faccia della volontà degli italiani, che queste guerre non le hanno mai volute.

 

 

 

di Federica Labancahttp://www.quipunet.it/rinascita/content/view/3188/2/

 

Rifinanziamento della missione in Afghanistan, tutti compatti 

La Lega si riallinea al governo. Il Pd non ne ha bisogno. The Indipendent, «52% dei britannici chiede il ritiro»

E’ previsto tra oggi e domani alle commissioni riunite Esteri e Difesa del Senato in sede legislativa, quindi senza il passaggio in aula, il voto al provvedimento che rifinanzia le missioni militari all’estero, compresa quella in Afghanistan, già approvato alla Camera giovedì scorso

 

Un voto scontato, un appuntamento parlamentare dal quale non c’è da aspettarsi sorprese: tutti voteranno compatti con il governo per rifinanziare la missione afgana.

Dopo lo scontro di questi ultimi giorni tra Pdl e Lega sulla permanenza dei militari a Kabul, a seguito delle dichiarazioni il leader leghista Umberto Bossi, sostenute dall’intervista del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, in una nota congiunta i capigruppo di Camera e Senato, Roberto Cota e Federico Bricolo, hanno rassicurato il governo. «La Lega ha sempre mantenuto gli impegni assunti dal governo e lo farà anche in questo caso», si legge nella nota, anche se «Bossi ha aperto una riflessione giusta». Dal versante dell’opposizione Pd, Idv e Udc si sono detti contrari al ritiro ed hanno invitato il governo a riferire in Aula per «chiarire» la posizione dell’esecutivo sulla missione a Kabul.

 

Un appello alla mobilitazione arriva a questo punto dai Comunisti italiani. Jacopo Venier della segreteria nazionale del Pdci, attacca la Lega per il suo comportamento ambiguo: «La sua richiesta di ritiro si è rivelata un desolante bluff, un triste gioco delle parti. Tutto interno ai giochi di potere della maggioranza. La linea guerrafondaia del governo coinvolge tutto il Parlamento. Lo scandaloso atteggiamento del Pd, che riesce persino a superare a destra La Russa e Frattini, la dice lunga sul clima consociativo che si respira». E allora, conclude Venier, «la sinistra si mobiliti: urge una grande manifestazione per chiedere al governo il ritiro delle truppe italiane da quella sporca guerra».

 

Intanto arriva la smentita della notizia circolata ieri riguardante la tregua annunciata ieri dal governo afgano tra le forze governative e i guerriglieri nella provincia occidentale di Badghis, dove è di stanza parte del nostro contingente. L’intesa sul cessate il fuoco era stata annunciata da Siamak Herawi, il portavoce del presidente Hamid Karzai. Il 25 luglio, secondo le fonti governative afgane, le autorità centrali afgane e i comandanti talebani nel distretto di Bala Murghab si erano accordati per il cessate il fuoco, grazie alla mediazione degli “elders” (gli anziani locali). Il distretto è sede di una Base operativa avanzata italiana (Fob) e teatro di diversi attacchi contro i nostri militari. L’accordo avrebbe previsto il ritiro dei talebani da tre aree del distretto e il loro impegno a non ostacolare le elezioni del 20 agosto. In cambio, Kabul aveva promesso che le forze militari non avrebbero attaccato i miliziani. La smentita arriva direttamente del portavoce dei talebani, Yusuf Ahmadi: «Non abbiamo alcun accordo di cessate il fuoco con le autorità».

 

Dalla Gran Bretagna comunque arriva un sondaggio interessante, pubblicato da The Independent, secondo il quale oltre la metà dei britannici ritiene che le operazioni militari in Afghanistan siano inutili e vuole il ritiro immediato delle truppe. Per il 58% degli intervistati l’offensiva contro i talebani afgani non porterà ad alcuna vittoria. Secondo il 52% dei britannici le truppe dovrebbero lasciare il paese mentre per il 43% dovrebbero restare. Inoltre Il 75% è convinto che i soldati britannici non siano dotati di equipaggiamento adeguato, contro il 16% convinto invece che dispongano di risorse adeguate. Il 60% è convinto che non sia necessario inviare altri militari sul fronte afgano.

 

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