Due pesi. Due misure

 

Se gli Stati Uniti di Obama negano a un prestigioso cantautore cubano la possibilità di partecipare alla festa per i novant’anni di Pete Seeger, il compagno di battaglie di Woody Guthrie, quello che aveva scritto sulla chitara: “Questo strumento uccide i fascisti”.

 

di Alessandra RiccioLatinoAmerica n. 106/107

 

Non capirò mai con quale criterio la nostra stampa, ahimé anche quella che si dice di sinistra, trovi assai più interessante mettere in prima pagina le vicende di Yoani Sánchez, un nome che non dice niente ai più, e non rilevi l’enormità di un visto negato a uno dei più grandi e celebri cantautori del mondo, Silvio Rodríguez.

La Sánchez si è fatta famosa quando, dopo aver vissuto qualche anno in Svizzera, ha deciso di tornare a Cuba, non si sa perché visto che la vita quotidiana nell’isola che la Sánchez racconta in un suo blog, parrebbe un vero inferno. La Sánchez dedica tutto il suo tempo (suo marito giornalisti racconta di sostituirla con piacere ai fornelli o nella cura del figlio) a “Generación Y”, così si chiama, infatti la chiacchierata telematica con cui Yoani avrebbe conquistato migliaia di lettori in tutto il mondo, secondo quanto afferma il settimanale “l’Internazionale”. In Spagna le hanno già dato un premio importante e proprio il fatto che la giovane non abbia avuto il visto per recarsi a ritirarlo, ha fatto di lei una intellettuale perseguitata, vittima del “castrismo”. Mentre aspetto di sapere da dove Yoani ricava i soldi per il suo blog, per comunicare dai carissimi alberghi dell’isola tramite internet, mi chiedo anche come mai il fatto che a Silvio Rodríguez non sia stato dato il visto Usa per partecipare alla festa dei novanta anni del suo amico e collega Pete Seeguer, non trovi la stessa risonanza sui nostri giornali. Cuba, si sa, vive sotto embargo e con continui tentativi di sabotaggi e destabilizzazioni da parte di gruppi di esiliati fortemente appoggiati dal governo degli Stati Uniti. Questo stesso Governo degli Stati uniti, da molti decenni, considera Cuba come un paese nemico e anche la nuova Amministrazione, che tante speranze ha acceso nel mondo, continua ad arrogarsi il diritto di stilare una lista di paesi “terroristi” in cui include la povera Cuba senza neanche sprecarsi a raccontare al mondo le gesta terroriste che hanno condotto ad includere l’isola in quel sinistro elenco. Sproporzionatamente più potenti del loro piccolo “nemico” caraibico, gli Stati Uniti mantengono la loro aggressione via etere con Radio e Tele Martí, a spese dell’erario nordamericano; mantengono in galera, dopo un processo ingiusto, cinque generosi cittadini cubani disposti a correre molti pericoli per poter scoprire gli intrighi e i complotti orditi in terra di Florida contro la loro isola, non sgombrano dalla base di Guantànamo illegalmente occupata, e mantengono il blocco economico, finanziario e commerciale contro quel piccolo paese di undici milioni di abitanti. Per di più, si permettono anche un gesto di ritorsione particolarmente miserabile se si tiene conto del fatto che non è Cuba ad aggredire gli Stati Uniti o a volerli destabilizza, ma esattamente il contrario, negando ad una star della canzone impegnata il visto per recarsi negli Stati Uniti per partecipare al concerto in omaggio del grande Pete.

Silvio Rodríguez ha scritto una bella lettera a Pete Seeguer per potergli fare gli auguri, almeno da lontano. La traduco qui di seguito:

 

“La Habana, 3 maggio

Caro e ammirato maestro,

In questo momento si sta svolgendo il concerto di omaggio che decine di cantanti giustamente ti hanno offerto. Mi passano per la mente alcune delle volte che ho avuto il privilegio di godere del tuo talento seduttore di moltitudini. Ti ricordo, all’Avana, cantando solidale insieme al Gruppo di Sperimentazione Sonora; ti ricordo durante quella tournée dedicata a Víctor Jara, in diverse città italiane; e ti rivedo in quella notte gelata del febbraio del 1980 in cui, rispondendo alla tua chiamata siamo andati da New York fino a Poughkeepsie per ascoltare “Snow, Snow” il capolavoro di chi si è posto delle domande davanti ad un paesaggio invernale:

Avrei voluto stare con te oggi, ma, come ben sai, non me lo hanno permesso coloro che non vogliono che gli Stati Uniti e Cuba si uniscano, si cantino, si parlino, si capiscano. Sono coloro che pensano che il mondo si divide in potenti e deboli: di coloro che apprezzano solo chi è ricco e forte. Sono quelli che non ci perdonano di aver deciso, pur essendo piccoli, di vivere in piedi. La realtà afferma a voce alta che dovrebbero essere se3mpre di meno questi bruti, ma in qualche modo questa minoranza ancora impera e comanda. Qualcuno di loro ha scorto un pericolo nel fatto che noi ci incontrassimo e che un semplice atto di fratellanza potesse diventare simbolo di due popoli vicini che possono ritrovarsi nelle canzoni e negli affetti.

Ma non solo io, carissimo Pete: tutto il mio dignitoso e senza dubbio memorabile paese ti ammira, ti rispetta e celebra i tuoi venerabili decenni in difesa della pace, della giustizia sociale e della cultura.

Qui nessuno ti vede come un pericolo, ma come uno straordinario amico che non ci permettono di abbracciare con la libertà che vorremmo. Per questo, più di me, tutta questa Cuba che ti vuole bene, ancora bloccata dai prepotenti, è al tuo fianco adesso, cantando la tua profetica “We Shall Overcome” e la nostra martiana “Guantanamera”.

Un bacio a Toshi e un forte abbraccio per te da

 

Silvio Rodríguez

 

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