Il giro del giorno in ottanta mondi

 

Julio Cortázar (Bruxelles, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984) è stato uno scrittore argentino nei generi del fantastico, della metafisica, del mistero. Stimato da Borges, è spesso paragonato a Čechov e Edgar Allan Poe.

 

 

 

INCARICO

Non darmi tregua, non perdonarmi mai

Pestami a sangue, che ogni cosa crudele sia tu che

ritorni.

Non lasciarmi dormire, non darmi pace !

Allora otterrò il mio regno,

nascerò lentamente.

Non smarrirmi come un motivetto facile, non essere carezza né

guanto;

Intagliami come una selce, fammi disperare.

Difendi il tuo amore umano, il tuo sorriso, i tuoi capelli. Donali.

Vieni a me con la tua collera secca di fosforo e squame.

Grida. Vomitami sabbia in bocca, rompimi le fauci.

Non mi importa ignorarti in pieno giorno,

sapere che giochi faccia al sole, a viso aperto.

Condividilo.

 

Io ti chiedo la cerimonia crudele del taglio,

quello che nessuno ti chiede: le spine

fino all’osso. Strappami questo volto infame,

obbligami a gridare finalmente il mio vero nome.

 

 

 

QUESTA NOTTE, CERCANDO LA TUA BOCCA

Questa notte, cercando la tua bocca

in un’altra bocca

quasi credendoci, perché così

da cieco è questo fiume

che attira nella donna e mi

sommerge fra le sue palpebre

che tristezza nuotare infine verso la

riva del sopore

sapendo che il sopore è questo

schiavo ignobile

che accetta le monete false,

le fa circolare sorridendo.

Scordata purezza, come vorrei

riscattare questo dolore di Buenos Aires, questa

attesa senza pause né speranza.

Solo nella mia casa aperta sul

porto

un’altra volta incominciare ad amarti

un’altra volta incontrarti al cafè

la mattina

senza che tante cose irrinunciabili

fossero accadute

e non dovermi accontentare di questo

oblio che sale

verso il nulla, per cancellare dalla

lavagna i tuoi pupazzetti

e non ritrovarmi soltanto una

finestra senza stelle.

 

 

 

DOPO LE FESTE

E quando tutti se ne andavano

e restavamo in due

tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,

com’era bello sapere che eri lì

come una corrente che ristagna,

sola con me sull’orlo della notte,

e che duravi, eri più che il tempo,

eri quella che non se ne andava

perché uno stesso cuscino

e uno stesso tepore

ci avrebbero chiamati di nuovo

a svegliare il nuovo giorno,

insieme, ridendo, spettinati.

 

 

 

LA  LEZIONE

Ti abbandono di notte, corpo mio

distante e vuoto, e mi trasfondo in nebbia.

Imparerai così la solitudine che socchiude

un pò di più la sua porta ogni notte,

per non alzare una domanda vana

– di tanto morto la interrogante faccia! –

quando un mattino io non ritorni più

e nel tuo zitto petto di raccolgano

le bandiere del tempo e il suo discorso.

 

 

 

IL FUTURO

E so molto bene che non ci sarai.

Non ci sarai nella strada,

non nel mormorio che sgorga di notte

dai pali che la illuminano,

neppure nel gesto di scegliere il menù,

o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,

nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

 

Nei miei sogni non ci sarai,

nel destino originale delle parole,

nè ci sarai in un numero di telefono

o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.

Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,

e non per te comprerò dolci,

all’angolo della strada mi fermerò,

a quell’angolo a cui non svolterai,

e dirò le parole che si dicono

e mangerò le cose che si mangiano

e sognerò i sogni che si sognano

e so molto bene che non ci sarai,

nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,

nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.

Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,

e quando ti penserò, penserò un pensiero

che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

 

 

 

LA COMPAGNA

Più che mai, la poesia.

Oggi più che mai il suo esorcismo di sciacalli, la sua fiammata

purificatrice, la sua memoria che si ostìna. Frustata

dalla storia vertiginosa, in quella che abbiamo perso

nel vortice quotidiano della informazione, la poesia

più che mai: i suoi occhi che scelgono fissando ciò che non abbiamo

il diritto di dimenticare, salvando pietre bianche,

uccellini, istanti come lampi di flash, la bellezza, la

dignità della vita. Più che mai lì dove avvoltoi

stranieri e nostrani si accaniscono contro gli occhi aperti di

un popolo, strappano e stracciano i fiori del sorriso e

del sogno, carogne di sé stessi, milionari e colonnelli

che puzzano di morte; contro di loro, più che mai, la poesia.

Nella memoria degli uomini che lottano, lei è

sempre una insonnia di armi, la luce del falò nello spessore

dei monti, il sorso d’acqua, quella che porta dalla mano

alla battaglia e al riposo. E, con lei nella mano, il popolo

di El Salvador entrerà nella sua prima mattina di libertà e di

giubilo. Più che mai, la poesia, perché

in lei si annida il futuro.

 

 

 

HAPPY NEW YEAR

Guarda, non chiedo molto,

solamente la tua mano, tenerla

come una piccola rana che così dorme contenta.

Io ho bisogno di questa porta che aprivi

perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto

di zucchero verde, di tonda allegria.

Non mi presti la mano questa notte

di fine d’anno, di civette rauche?

Tu, per ragioni tecniche, non puoi. Allora

io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,

e la pesca setosa della palma

e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.

Così la prendo così la sostengo, come

se da ciò dipendesse

moltissimo del mondo,

il succedersi delle stagioni,

il canto dei galli, l’amore degli uomini.

 

 

 

POESIA PER CHE GUEVARA

Avevo un fratello

non ci vedevamo mai,

ma non importava.

Avevo un fratello

che andava su per i monti

mentre io dormivo.

Lo amai a modo mio.

Gli rubai la voce,

libera come l’acqua.

 

Camminai a volte

vicino alla sua ombra.

Non ci vedevamo mai,

ma non importava:

mio fratello desto

mentre io dormivo.

Mio fratello che mi mostrava

dietro la notte

la sua stella prescelta.

 

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2 risposte a Il giro del giorno in ottanta mondi

  1. Chiara ha detto:

    stampo e leggo, vediamo se cncordo con l\’autorevole Borges

  2. Michele ha detto:

    Il giudizio si riferisce sicuramente ai suoi eccelsi romanzi. Anche la sua forma poetica però è rilevante

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