Perdonami se vo così cercandoti

 

Pedro Salinas y Serrano (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951) è stato un poeta spagnolo appartenente alla generazione del 1927.

 

 

 

SI’, AL DI LA’ DELLA GENTE

Sì, al di là della gente

ti cerco.

Non nel tuo nome, se lo dicono,

non nella tua immagine, se la dipingono.

Al di là, più in là, più oltre.

 

Al di là di te ti cerco.

Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,

nella tua anima nemmeno.

Di là, più oltre.

 

Al di là, ancora, più oltre

di me ti cerco. Non sei

ciò che io sento di te.

Non sei

ciò che mi sta palpitando

con sangue mio nelle vene,

e non è me.

Al di là, più oltre ti cerco.

 

E per trovarti, cessare

di vivere in te, e in me,

e negli altri.

Vivere ormai di là da tutto,

sull’altra sponda di tutto

– per trovarti –

come fosse morire.

 

 

 

IL MODO TUO D’AMARE

Il modo tuo d’amare

è lasciare che io t’ami.

Il sì con cui ti abbandoni

è il silenzio. I tuoi baci

sono offrirmi le labbra

perché io le baci.

Mai parole e abbracci

mi diranno che esistevi

e mi hai amato: mai.

Me lo dicono fogli bianchi,

mappe, telefoni, presagi;

tu, no.

E sto abbracciato a te

senza chiederti nulla, per timore

che non sia vero

che tu vivi e mi ami.

E sto abbracciato a te

senza guardare e senza toccarti.

Non debba mai scoprire

con domande, con carezze

quella solitudine immensa

d’amarti solo io.

 

 

 

TI SI STA VEDENDO L’ALTRA…

Ti si sta vedendo l’altra.

Somiglia a te:

i passi,la stessa fronte aggrondata,

gli stessi tacchi alti

tutti macchiati di stelle.

Quando andrete per la strada

insieme, tutte e due,

che difficile sapere

chi sei, chi non sei tu!

Così uguali ormai, che sarà

impossibile continuare a vivere

così, essendo tanto uguali.

E siccome tu sei la fragile,

quella che appena esiste, tenerissima,

sei tu a dover morire.

Tu lascerai che ti uccida,

che continui a vivere lei,

la falsa tu, menzognera,

ma a te così somigliante

che nessuno ricorderà

tranne me, ciò che eri.

E verrà un giorno

– perché verrà, sì, verrà –

in cui guardandomi negli occhi

tu vedrai

che penso a lei e che la amo:

e vedrai che non sei tu.

 

 

 

NO, NON M’OCCORRE TEMPO

No, non m’occorre tempo

per sapere come sei:

conoscersi è la folgore.

Chi ce la fa a conoscerti

in ciò che taci, o in quelle

parole con cui lo taci?

Chi ti cerca nella vita

che vivi, non conosce

di te se non allusioni,

pretesti in cui ti occulti.

Inseguirti a ritroso

in ciò che hai fatto, prima,

sommare azione e sorriso,

anni con nome, sarà

un andarti perdendo. Ma io no.

Io ti conobbi nell’uragano.

Ti conobbi repentinamente,

in quello strappo

brutale di tenebra e luce,

in cui si rivela il fondo

che sfugge al giorno e alla notte.

Ti vidi, m’hai visto, ed ora,

nuda ormai dell’equivoco,

della storia, del passato,

tu, amazzone del fuoco,

fremente d’esser giunta

da poco inaspettata,

sei così anticamente mia,

ti conosco da tanto

che nel tuo amore chiudo gli occhi,

e cammino senza sbagliare,

alla cieca, senza domandar nulla

a quella luce lenta e sicura

con cui si conoscono lettere

e forme e si fanno conti

e si crede di vedere

chi sei tu, mia invisibile.

 

 

 

A TE SI ARRIVA

A te si arriva solo attraverso te.

Ti aspetto.

Io sì che so dove mi trovo,

la mia città, la via, il nome

con cui tutti mi chiamano.

Però non so dove sono stato con te.

Là mi hai portato tu.

Come avrei imparato la strada

se non guardavo nient’altro che te,

se la strada era dove tu andavi,

e la fine fu quando ti fermasti?

Che altro poteva esserci

più di te che ti offrivi, guardandomi?

Però adesso che esilio,

che mancanza,

e lo stare dove si sta.

Aspetto, passano i treni,

i destini, gli sguardi.

Mi porterebbero dove non sono stato mai.

Ma io non cerco nuovi cieli.

Io voglio stare dove sono stato.

Con te, ritornarci.

Che intensa novità,

ritornare un’altra volta,

ripetere mai uguale

quello stupore infinito.

E fino a quando non verrai tu

io resterò sulla sponda

dei voli, dei sogni,

delle stelle, immobile.

Perché so che dove sono stato

non portano né ali, né ruote, né vele.

Esse vagano smarrite.

Perché so che dove sono stato con te

si va solo con te, attraverso te.

 

 

 

NON RESPINGERE I SOGNI PERCHE’ SONO SOGNI

Non respingere i sogni perché sono sogni.

Tutti i sogni possono

essere realtà, se il sogno non finisce.

La realtà è un sogno. Se sogniamo

che la pietra è pietra, questo è la pietra.

Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,

è un sognare, l’acqua, cristallina.

La realtà traveste

il sogno, e dice:

"Io sono il sole, i cieli, l’amore".

Ma mai si dilegua, mai passa,

se fingiamo di credere che è più che un sogno.

E viviamo sognandola. Sognare

è il mezzo che l’anima ha

perché non le fugga mai

ciò che fuggirebbe se smettessimo

di sognare che è realtà ciò che non esiste.

Muore solo

un amore che ha smesso di essere sognato

fatto materia e che si cerca sulla terra.

 

 

 

IL BACIO CHE NON TI HO DATO

Ieri ti ho baciato sulle labbra.

Ti ho baciato sulle labbra.

Intense, rosse.

Un bacio così corto durato più di un lampo,

di un miracolo,

più ancora.

Il tempo

dopo averti baciato

non valeva più a nulla ormai,

a nulla era valso prima.

Nel bacio il suo inizio e la sua fine.

Oggi sto baciando un bacio;

sono solo con le mie labbra.

Le poso non sulla bocca,

no, non più – dov’è fuggita?

Le poso sul bacio che ieri ti ho dato,

sulle bocche unite dal bacio che hanno baciato.

E dura, questo bacio più del silenzio, della luce.

Perchè io non bacio ora

né una carne né una bocca,

che scappa, che mi sfugge.

No. Ti sto baciando più lontano.

 

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