Fortapàsc

 

Quella pioggia poteva fare pulizia, ma anche la pioggia a Torre Annunziata diventava subito fango.

(Giancarlo Siani)

 

 

 

Un film di Marco Risi. Con Libero de Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Gianfranco Gallo, Antonio Buonomo, Duccio Camerini, Marcello Mazzarella, Daniele Pecci, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri, Gianfelice Imparato Genere Drammatico, durata 108 min. – Italia 2008.

Mio Voto: ,5/10

 

 

 

Recensione di Cristina PiccinoIl Manifesto, 27 marzo 2009

 

Giancarlo Siani non porta l’impermeabile stropicciato che era di Corso Salani, alias Andrea Purgatori in Muro di gomma, anche se c’è qualcosa di quest’ultimo in lui. La penna dello stesso Purgatori intanto che firma la sceneggiatura insieme a Marco Risi e a Jim Carrington di Fortapàsc, il film che Risi ha girato a Napoli e che racconta la storia di Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra, a ventisei anni, nel 1985. Siani era un giornalista, anzi un «praticante abusivo» come diceva di sé visto che lavorava senza contratto. Un ragazzo di buona famiglia, camicia chiara e le Clarks anche d’estate, spedito alla redazione del Mattino di Torre Annunziata, cioè Fortapàsc, come nei western, dove la camorra era dappertutto, con le lotte tra famiglie, i morti ammazzati in strada, le pistole che non risparmiavano manco i ragazzini. E l’eroina, «troppo buona», che ne stroncava tanti a notte. Sono gli anni dopo il terremoto, Napoli è una preda ricca, ci sono i soldi per la ricostruzione e la camorra se li vuole spartire. Siani è giovane ma lavora con precisione del dettaglio. Lui le notizie se le cerca, non sta seduto aspettando le agenzie: gira, indaga, dà fastidio. E rischia. Ci sono i giornalisti-giornalisti, molto spesso poco amati, e i giornalisti-impiegati filosofeggia il suo capo di Torre Annunziata quando il ragazzo viene promosso a Napoli, verso l’assunzione, dopo un articolo che denunciava i rapporti tra camorristi e politici, sindaco di Torre Annunziata in testa. Eccolo qui quell’impermeabile stropicciato, la stessa ostinazione, la stessa volontà di non arrendersi alla verità ufficiale – in Muro di gomma era la strage di Ustica. Nella scrittura di Fortapàsc è soprattutto questo che rende attuale Siani e le sue battaglie, fermate sotto casa con dieci colpi di pistola e tutte le sue carte portate via: al di là della cronaca napoletana resta la riflessione su cosa è l’informazione oggi, su cosa significa investigare col giornalismo, se ancora è possibile, o se le pratiche di giornalismo «embedded» dalle zone di guerra si sono estese ovunque. Non è questione dell’eroe solo-contro-tutti perché Siani, come Risi ce lo narra e come Libero Di Rienzo, molto bravo e commuovente lo interpreta, non è un eroe, anzi è fragile, contraddittorio, persino presuntuoso nella sua testardaggine a fare tutto da solo. Ma cerca di andare avanti nei suoi obiettivi che sono sostanzialmente fare informazione. Siani denuncia i boss, Valentino Gionta e Lorenzo Nuvoletta – amico di Riina – che ne ordina l’omicidio quando mette nero su bianco che è stato Nuvoletta a fare la soffiata spedendo Gionta in galera. Però scrive anche di come la camorra ha corrotto la politica, indaga sugli appalti dati a ditte che non esistono, che spesso corrispondono a vecchi malati. Per chi vorrebbe ribellarsi Siani diventa un punto di riferimento importante, piace ai ragazzini, alle generazioni dei liceali, appena più giovani di lui, per questo è ancora più pericoloso.

Ci sono poi aspetti che non funzionano nelle scelte cinematografiche di Risi, a tratti il film sembra ingabbiato dal suo soggetto, cose importanti dell’epoca, tipo i disoccupati organizzati vengono appena accennati (perché poi?) mentre manca quella parte di resistenza culturale napoletana che comincia proprio col terremoto. Forse c’è pure poca Napoli, e del resto la narrazione si concentra a Torre Annunziata, la figura della fidanzata di Siani è strana, quasi accessoria, l’iconografia da film di genere a tratti è troppo sottolineata e evidente. Funzionano però gli esterni, la desolazione delle case, il silenzio, la spiaggia piena di detriti, l’arroganza di un certo potere sempre presente. E questa sfida dell’informazione oggi così sofferente, e di nuovo aggredita e minacciata non solo dai boss (Saviano costretto a vivere sotto scorta) ma anche dalla prepotenza volgare del governo che ci troviamo. C’è l’Italia di oggi, oltre che la storia italiana, a Fortapàsc.

 

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