Non ci resta che ridere

 

Fonte: http://www.youtube.com/user/Giovannisenzaterra

 

 

 

Non c’è alcunissima mancanza di libertà di stampa. E infatti i due programmi giornalistici di punta della Rai, probabilmente gli unici non asserviti al Governo, rischiano la chiusura o il ridimensionamento riallineato.

 

Santoro: AnnoZero ostacolato

 

A due settimane dall’inizio di "AnnoZero" nessuno dei contratti dei collaboratori del programma è stato ancora firmato. Per questa ragione Michele Santoro ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore generale Mauro Masi e al direttore di Raidue Massimo Liofredi.

Il conduttore sottolinea che gli spot della trasmissione non sono ancora partiti e che non intende rinunciare a quanto le sentenze di reintegro in Rai hanno stabilito.

La lettera di Santoro

"A due settimane dalla partenza di Annozero – scrive il giornalista – nessuno dei contratti dei miei collaboratori e’ stato ancora firmato. Allo stesso modo, con grave pregiudizio del lavoro preparatorio del programma, non sono stati resi operativi gli accordi con operatori e tecnici che sono essenziali per le riprese esterne e le inchieste.

Inoltre, non sono stati diffusi gli spot che annunciano la data di inizio di Annozero. Devo dire – prosegue Santoro – che una simile situazione non si era mai verificata da quando lavoro in televisione, ne’ era mai accaduto che obiezioni e perplessita’ in materia editoriale si presentassero sottoforma di impedimenti burocratici; perche’ questo modo di fare non puo’ che minare l’autonomia dell’azienda e le sue finalita’ produttive".

“Nonostante le vostre ripetute assicurazioni di questi giorni e nonostante l’atteggiamento di grande collaborazione da me tenuto – sottolinea Santoro – la situazione non e’ sostanzialmente cambiata. Mi risulta che anche altri programmi di punta del servizio pubblico, in particolare di Raitre, abbiano gli stessi problemi e si trovino a dover superare ostacoli pretestuosi per la messa in onda. Si tratta di pezzi pregiati che offrono al pubblico importanti motivazioni per continuare a pagare il canone e contemporaneamente risultano tra i piu’ appetibili per la pubblicita’ in un momento assai difficile per il mercato".

Il giornalista ricorda di aver ricevuto "quasi come un ordine" la decisione di introdurre in Annozero un terzo break pubblicitario. E questo a conferma dei risultati in termini di ascolti per un programma che si finanzia sostanzialmente con le entrate degli spot. "Un’eventuale soppressione del programma – dice Santoro – aprirebbe un buco difficilmente colmabile nella programmazione arrecando un danno ai bilanci della Rai valutabile in decine di milioni di euro".

Dal momento che giornali e agenzie vicini al presidente del Consiglio – scrive ancora Santoro – continuano a diffondere notizie su vostre intenzioni che a me non risultano e che voi non provvedete a smentire, sono costretto a ricordare, a voi prima di tutto ma anche al presidente della Rai e ai consiglieri di amministrazione, che io sono in onda non per le decisioni di un partito ma per una sentenza della magistratura interamente confermata in appello. Percio’ pende un procedimento presso la Corte dei conti che vorrebbe attribuire a responsabilita’ individuali che la Rai ha dovuto accollarsi per le condanne subite.

 

A stretto giro di posta la replica di Liofredi: "I contratti di AnnoZero non sono bloccati ma su due sarebbe in corso un approfondimento". Il primo stop, a quanto si apprende, potrebbe essere quello del contratto di Marco Travaglio mentre non ci sarebbero problemi per Vauro. L’altro contratto bloccato riguarderebbe una new entry, probabilmente la sostituta di Margherita Granbassi.

 

Report senza copertura legale

 

Il primo affondo lo aveva sferrato Giulio Tremonti, presentando un esposto per la puntata di Report del 5 aprile dedicata alla social card, nel corso della quale, secondo il ministro, erano stati lesi "i principi di completezza, correttezza e obiettività" dell’informazione. Tesi bocciata dall’Agcom che ha archiviato la denuncia del titolare del dicastero dell’economia sostenendo che "non si rilevano sconfinamenti del diritto di critica", poiché "la tecnica informativa tipica di Report è stata ritenuta legittima dal Tribunale civile di Roma". La seconda tappa dell’operazione silenzio spetterebbe ora alla stessa Rai, che – secondo il tam tam che circola in rete in queste ore – per bocca del direttore generale Masi avrebbe annunciato di non garantire più ai giornalisti della fortunata trasmissione di RaiTre condotta da Milena Gabanelli la copertura legale. Il che equivarrebbe a una chiusura quasi certa: gli inviati della trasmissione, da sempre attivi nel denunciare le illegalità e i soprusi che ci circondano, dovrebbero provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi reporter, vanno continuamente incontro.

Di qui il lancio di una petizione subito diffusa su numerosi siti tra cui Facebook, per bloccare l’iniziativa della tv di Stato.

I giornalisti di Report dedicano la propria esistenza a ricerche scrupolose: viaggiano in lungo e in largo per arrivare alla verità e rivelarla al pubblico a casa. Scoprono traffici loschi e furti che spesso avvengono sotto i nostri occhi. Smascherano impostori, sfruttatori e tutto questo per offrire un servizio alla gente.

La Rai, invece, pur dovendo ancora risolvere la questione della direzione di Raitre ancora vacante, o anche quella di Annozero, programma minacciato di doppia conduzione "equa" (Santoro affiancato da un collega di destra) in nome della par condicio, avrebbe deciso di affrontare salomonicamente la questione, mettendo la popolare trasmissione nelle condizioni di chiudere.

Dopo il caso, si schiera con Report il direttore di Rai tre  Paolo Ruffini: "Report è un programma dell’azienda, è un buon esempio di giornalismo sano e utile. Credo che la Rai l’assistenza legale gliela debba dare".   A questa squadra di freelance la Rai ha garantito copertura legale per anni e su richiesta della rete. Su questo tema c’è una questione che è stata sollevata, nonostante il parere contrario della rete. La mia opinione è che Report è un patrimonio e quindi è utlile all’azienda".

 

 

 

di Daniele Martinellihttp://www.danielemartinelli.it/?p=2889

 

Il fatto che non ci sia libertà di stampa in Italia “è una barzelletta di questa minoranza cattocomunista e dei suoi giornali“. (Silvio Berlusconi a Mattino5, 7 settembre 2009).

Ha ragione Berlusconi! Infatti il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è dipietrista, quello del Tg2 Mario Orfeo è radicale e quello del Tg5 Clemente Mimun viene dalla scuola di Milena Gabanelli. Per non parlare di Emilio Fede che presiede i girotondini.

 

Povero Berlusconi! Chi lo racconta che il comunista Vittorio Feltri non lo paga lui, ma il suo conto corrente, mentre Maurizio Belpietro ha trasformato le prime pagine di Libero in puntate di biografie non autorizzate del presidente del consiglio: quella che va dalla banca Rasini alle società immobiliari del costruttore corruttore. Dalla Loggia P2 fino al lodo alfano e al pacchetto intercettazioni.

 

I telegiornali riprendono quei segmenti di vita democratica berlusconiana ogni giorno! Non parlano più del meteo e del traffico. Alberto Stasi è stato sostituito dal processo Dell’Utri nei titoli e da accurate memorie sui trascorsi di fior di parlamentari come Ciarrapico. L’informazione è proprio tutta cattocomunista! Ha ragione Berlusconi. Soprattutto da quando anche Studio Aperto ha sostituito i servizi in spiaggia con i servizi sulle tangenti che Berlusconi ha pagato a Bettino Craxi e sulle mazzette con le quali sempre Berlusconi ha comprato la sentenza che gli ha regalato la Mondadori.

 

Senza che nessuno a Mattino5 chieda al presidente del consiglio perché querela le domande dei giornali e gli avversari politici, l’interessato pontifica che “non è libertà mistificare, insultare e calunniare“.

Cosa volete che sia fare la comunione e regalare migliaia di euro alle puttane da scopare nel lettone di Putin a villa Certosa? Cosa volete che sia il conflitto di interessi? Cosa volete che siano i giornalisti, la guardia di finanza e i magistrati comprati?

 

Povero Berlusconi! Può dire queste verità soltanto a Mattino5 perché ad Annozero “ci andrei a braccia aperte” ma la sinistra che controlla le televisioni non zittisce Travaglio. Il totonomine al suo contradditorio è un fuggi fuggi di disponibilità. Nessuno dei giornalisti pagati dal conto corrente di Berlusconi (non da Berlusconi) ha voglia di collezionare figure barbine in prima serata.

 

Insomma, la litania non cambia. Televisioni e giornali sono di sinistra. Anche il Financial Times, che il 28 maggio scorso in prima pagina scriveva che “Silvio Berlusconi è un pericolo, in primo luogo per l’ Italia, ed un esempio deleterio per tutti.” Che faziosa calunnia!

Come quelle del quotidiano russo Kommersant, che ha il coraggio di riportare una frase del primo puttaniere ministro italiano quando dice alle figlie dell’amicone Putin “Chiamatemi zio” (ripreso dall’Agi il 16 ottobre 2002). Che rassegna cattocomunista!

Anche quando sempre il Kommersant, il 2 settembre 2003, scriveva: “Una giovane giornalista italiana in abito succinto si è seduta davanti a Putin protendendo il registratore e divaricando le gambe. Berlusconi ha chiuso gli occhi, ha teso le braccia verso la giornalista e, a gesti, ha descritto la visione che gli si era parata davanti agli occhi dicendo ‘vi assicuro, erano gesti espressivi, da artista‘” (articolo ripreso da Repubblica).

 

Il Kommersant non è solo un giornale comunista. E’ anche anti maschilista perché nelle sue cronache non dovrebbe riportare che “Berlusconi mentre si avvicina a un gruppo di operaie russe dice a Putin ‘Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella’. Si avventa su una ragazza alta ma lei si scansa. Berlusconi la raggiunge di nuovo, la afferra con le due mani alla testa e la bacia in faccia prima di scuoterla. La ragazza non contraccambia. Putin assiste alla scena immobile, gelido. Pare che non sopporti più i continui scherzi e giochetti pesanti dell’amico Silvio” (vicenda ripresa da Repubblica il 23 aprile 2004).

Berlusconi in Russia era di casa già dai tempi di Boris Eltsin. Durante una visita a Mosca nel marzo del 1997 ha attaccato l’informazione tutta a sinistra dicendo “Sapete perché l’estrazione di un dente costa cara a Mosca? Lì, com’è noto, non si può aprire bocca e quindi bisogna operare dal basso.”

 

Infatti per Berlusconi il parlamento italiano è un impiccio, un peso farraginoso che non gli permette di governare. Però “Per i miei sono come il principe azzurro: erano zucche ne ho fatto dei parlamentari” (25 gennaio 1995). Non risultano querele da parte di un solo parlamentare del pdl (nemmeno leghista) al kapo. Già, forse sono già troppi i comunisti che attaccano…

 

Povero Berlusconi! Che coerenza. Un evasore fiscale votato dalla mafia che governa nell’Italia di giornalisti cani da lecca come Vittorio Feltri e Bruno Vespa! Talmente coerente da dire che “nonostante i tanti impegni, normalmente non faccio gaffes” (Ansa 10 aprile 2002).

Se la gaffe invece c’è, i giornalisti controllati dalla sinistra dovrebbero evitare di scriverla perché poi il puttaniere è costretto a giustificarsi con frasi del tipo “Ma come! io vado a Istambul al matrimonio del figlio di Erdogan, sono l’ospite d’onore , faccio un gesto gentile come un baciamani che mette un po’ di imbarazzo perché da loro non si usa che l’ospite d’onore si inchini davanti a chicchessia, e da noi anziché parlare del successo del nostro Paese e di come siamo considerati all’estero, montano su una polemica contro di me? Be’ è incredibile!. Le cose devono cambiare.” (Corriere della sera 18 agosto 2003).

 

Che profezia! Infatti i direttori di giornali e telegiornali degli ultimi anni sono cambiati. In peggio. Altro che “In Italia c’è un regime ma i dittatori siete voi giornalisti.” (Ansa, 10 dicembre 2003). Chi, Emilio Fede?

Insomma, povero Berlusconi. Ora gli suggerisco di dire che anche Internet è una diavoleria della sinistra perché la conservazione della memoria elettronica della storia e dei fatti è da comunisti. Meglio la televisione. Che miglior omologatore cattocomunista sotto controllo del puttaniere non c’è ancora stato…

 

 

 

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2 risposte a Non ci resta che ridere

  1. Silvia ha detto:

    Parole“La cosa più terribile sono le organizzazioni criminali. Approfittano della speranza di chi vive nella miseria ma vuole dare a se stesso e ai suoi cari un futuro migliore, e per farlo si affida a persone che con imbarcazioni non sicure si mettono in mare. Questo porta a tragedie continue. Dobbiamo combattere tutto ciò. Per le persone che vogliono nuove opportunità di vita e di lavoro dobbiamo aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia e negli altri paesi europei. Gli italiani sono stati un popolo che ha lasciato il suo paese ed è emigrato. Questo ci impone il dovere di guardare alle persone che vogliono venire in Italia con una totale apertura di cuore e di dar loro la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, e un benessere che è anche la salute e l’apertura dei nostri ospedali per tutte le loro necessità. Questa è la politica del mio governo”. Parole pronunciate da Silvio Berlusconi il 18 agosto 2009 in un’intervista. All’emittente tunisina Nessma Tv. – Giovanni De Mauro

  2. Michele ha detto:

    E\’ la dimostrazione provata che anche il 90% dei politici è sotto l\’influsso malvagio di misteriose entità cattocomuniste🙂

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