Garantito al limone!

 

da Colla Irvine Welsh

 

Con Ronnie passi un casino di silenzi. Cosa che a me mi piace, perché mi piace avere tempo per mettere bene in ordine il cervello. Non mi piace quando ti svolazza attraverso il cranio la merda della vita moderna. E’ bestiale, ti secca tutte le energie. I veri incontri si combattono nella tua testa, quella deve essere messa sempre bene. E tu ti puoi allenare nella testa come nel corpo: allenarti a rimuovere o seppellire tutta al merda che ti ci bombardano tutti i giorni.

Metti a fuoco.

Concentrati.

Non lasciare che ti entri dentro. Mai.

Naturalmente puoi scegliere la soluzione più semplice e imbottirti di ero o di alcol come certi qua attorno. Loro si sono arresi da anni, i perdenti del cazzo. Molli l’orgoglio della tua persona e non hai niente in cambio.

Spero che Gally è fuori definitivamente da quella merda.

L’ecstasy è differente, ma nessuno sa quello che potrà farti alla lunga. Occhio però che tutti sanno che cosa fanno alla lunga le paglie e la birra: ti uccidono, e nessuno gli viene la fregola di vietarle. E allora che cosa ti può fare quell’E là, di così diverso? Ammazzarti due volte?

Ronnie non parla ancora. Magico per me.

 

 

 

Mio padre. Duncan Ewart di Kilmarnock. Quali erano i suoi dieci comandamenti?

1° Non picchiare mai una donna

2° Non piantare mai in asso i tuoi soci

3° Non fare mai il crumiro

4° Non sfondare mai un picchetto

5° Non fare mai la spia nè a un amico nè a un nemico

6° Non dire mai niente a loro (loro sarebbero la polìs, quelli del collocamento, assistenti sociali, giornalisti, funzionari comunali, censimento, eccetera)

7° Non far passare mai una settimana senza investire in un nuovo vinile

8° Da’ quando puoi, prendi solo quando devi

9° Se sei su di morale, o sei giù, ricorda che nessuna cosa bella o brutta dura in eterno, e oggi è l’inizio del resto della tua vita

10° L’amore regalalo, ma in quanto alla fiducia sii avaro

 

 

 

“Che cosa desidera bere?” domanda lo steward.

Che?

La scelta del consumatore contro la scelta reale.

La questione è al sete, e il bere la necessità. Che cosa bere … caffè, tè, Coca, Pepsi, Virgin, Sprite, Diet, senza caffeina, additivi … prima di fare la scelta simbolica ti sei già mangiato un pezzo più grosso dei settant’anni che hai in concessione, di quanto avrebbe portato via qualsiasi droga. Cercano di sbolognarti che optare per quel tipo di scelta ogni fottuto giorno ti fa sentire più libero o vivo o realizzato come personalità. Ma sono cagate, una ciambella di salvataggio per farci smettere d’impazzire come tante merde per la follia di questo mondo inculato che abbiamo lasciato che ci costruivano attorno.

Libertà di una scelta senza senso. “Acqua … non frizzante …” tossisco.

 

 

 

Le ragazze alla cassa del negozio regali in aeroporto sono di una bellezza esagerata, meglio di qualsiasi puttana del centro. Mi domando quanto le pagheranno per questo. La loro dignità squallida. Quel modo di sorridere ininterrottamente. Sono felici, oppure è solo all’opera la smanceria all’americana delle attenzioni ai clienti? Bailamme emotivo, ti acchiappi tutto questo nel mondo modello industria di servizi in cui viviamo. Sorridi anche se hai il cuore che va a pezzi. Adesso siamo tutti come schiavi nei campi di lavoro, ci spalmiamo una facciata che dice "va tutto bene, padrone" mentre sotto c’è il tormento di come far quadrare la vita.

 

 

 

Non sono le nostre brutte abitudini a spaventarci veramente; a loro ci abituiamo, preoccupano solo gli altri. E’ il casuale, imprevedibile, brutale impulso che facciamo di tutto per trattenere, quello che gli altri non vedono nemmeno e si spera non vedranno mai.

 

 

 

Carl annuì. “Anch’io di vedere te” sorrise. La semplicità di tutto ciò non sembrava più banale. Al contrario, adesso erano tutte le sofisticherie, i ricami e gli ornamenti e la ricerca costante di profondità che sembravano volgari fandonie. Erano solo contenti di essere insieme.

 

 

 

La vita doveva essere qualcosa di più di una serie di misteri insolvibili. Di certo abbiamo diritto a qualche cazzuta risposta. A Carl Ewart, il mondo sembrava più brutale e incerto che mai. La civiltà non aveva sradicato crudeltà e ferocia, sembrava solamente averle rese meno plateali e sanguinose.

Le grandi ingiustizie sopravvivevano, e tutto quello che la società sembrava fare al riguardo era annebbiare i rapporti di causa-effetto, alzando una cortina fumogena di chiacchiere e stronzate. Il suo cervello esausto era una pista da corsa per pensieri che barcollavano fra l’oscurità e la lucidità.

 

 

 

Attraversarono a piedi il parco: tre uomini, uomini fatti. Uno sembrava un po’ inquartato, l’altro muscoloso e atletico e il terzo smilzo e vestito in modo che qualcuno avrebbe considerato un po’ troppo giovanilista. Non parlavano molto fra di loro, ma davano l’impressione di essere uniti.

 

 

 

 

 

Anni Settanta, Ottanta, Novanta e infine il 2000: nell’arco di questo periodo si susseguono l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza e l’età adulta di un gruppo di amici di Edimburgo. Irvine Welsh racconta la loro storia in un nuovo libro che ripropone gli elementi fondamentali della sua narrativa: un romanzo corale in cui quattro vite si intrecciano, si allontanano e si riavvicinano sullo sfondo di violenza, sesso, droga, sbronze e un inconfondibile black humour. Il tutto animato da un legame unico e indissolubile, l’amicizia, la sola cosa per cui vale la pena vivere e lottare.

E’ questa la vera "colla" che unisce Terry Lawson, Carl Ewart, Billy Birrell e Andrew Galloway: insieme sin da bambini sulle strade di un sobborgo della capitale scozzese, i quattro conducono una vita sregolata e rivelano sin dall’adolescenza il loro carattere di personaggi estremi, marinando la scuola, facendosi di droghe di ogni genere e prendendo parte a piccoli episodi di violenza metropolitana. Anche quando sono ormai cresciuti non rinunciano alle cattive abitudini comuni fino a che le strade della vita non li separano. Ma il destino è in agguato e proprio all’alba del nuovo secolo riunisce i superstiti di un vincolo di amicizia un tempo saldissimo che ormai sembra spezzato per sempre. Li fa rincontrare per una resa dei conti finale, conducendoli a un’inevitabile catarsi.

Animato da una inesauribile vivacità linguistica, attraversato da una massiccia dose di velenoso umorismo e una serpeggiante vena di rabbia e tristezza, Colla ricorda la dirompente energia di Trainspotting riconfermando Irvine Welsh tra gli scrittori di culto degli ultimi decenni.

 

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