Gli spot di AnnoZero

 

Visto che la Rai non manda in onda gli spot della nuova stagione di Anno Zero, è necessario diffonderli con ogni mezzo possibile.

 

 

 

di Norma Rangeri Il Manifesto

 

Negli uffici di Borgo S.Angelo, con il cupolone di S.Pietro che sembra caderti addosso, Michele Santoro aspetta. C’è via vai di facce note viste nei collegamenti del giovedì sera, segretarie, fattorini, sembra una giornata come le altre, alla vigilia di un nuovo inizio. E invece no.


Tra due settimane su Raidue vedremo Annozero. Quali servizi state preparando?

Nessuno, le nostre troupe sono ferme.


Ferme?
Ferme perché ancora i contratti dei collaboratori non sono stati firmati. Non abbiamo i contratti per far lavorare la squadra. Se andremo in onda sarà con Travaglio. Altro non so dirti.


In tutti questi anni era mai successa una cosa del genere?

Mai.

Ma la Sipra ha venduto la pubblicità, anzi vi propongono di inserire nel programma il terzo break.

Confermo. Ogni 30 secondi da noi costa dai 56 ai 66 mila euro, Ci ripaghiamo i costi, senza utilizzare un euro del canone, con un ampio margine di guadagno per l’azienda.

 

Dunque dov’è il problema?

Il problema si chiama Travaglio.

 

Vi chiedono di affiancargli un giornalista di destra?

Il testo di Travaglio viene letto dal direttore generale e di rete. Così gli esponenti del centrodestra che ospitiamo possono prepararsi a controbattere. Più di questo… Cosa diversa è mettere in trasmissione due persone che dicono cose opposte. Significa cancellare il punto di vista della trasmissione. Travaglio è il simbolo della persistenza di una censura verso tutti quelli (Guzzanti, Luttazzi, Grillo…) banditi dalla tv. Si dà per scontato che ci siano autori proibiti, artisti e giornalisti che non possono avere un rapporto con il pubblico. E’ questo che fa diventare deflagranti, simboliche, le poche voci che restano. C’è un confine del proibito che si sposta e si allarga continuamente.


Sei tornato sul piccolo schermo dicendo ai telespettatori che si sarebbero dovute ascoltare tutte le voci. Avete perso la battaglia e ora rischiate di perdere anche i pezzi pregiati di Annozero?

L’editto bulgaro non è mai finito, è diventato la legge della comunicazione in Italia. Ho letto con interesse l’intervista di Agnes alla Stampa. Raccontava il legame tra la vecchia lottizzazione e i partiti di massa. Quella lottizzazione, che escludeva la destra culturale, bisogna riconoscerlo, tuttavia manteneva una corrispondenza tra chi faceva la tv e il pluralismo politico. Oggi non si fa riferimento a idee, ideologie, partiti, ma solo a questo o quel singolo politico. D’Alema, Franceschini, Bersani per parlare della sinistra. Persone, personalismi ma in nome di quale cultura? Raitre è l’ultima barriera perché rappresenta ancora una linea editoriale, un punto di vista, più o meno forte, ma un punto di vista.


Fuori c’è la monocultura berlusconiane, ma dentro la Rai?

Si va sempre di più verso un’azienda di funzionari che comprano i format, i produttori dei quali, a loro volta, vendono quello che non crea fastidi al funzionario. Niente quadri, via la gente che sa fare televisione. Dentro velinismo e becerume. Oltretutto questo funzionariato senza idee si professa anche cattolico. Bel risultato!


Rai e Mediaset hanno ancora due pubblici diversi?

Onestamente questa storia è finita. E non solo per colpa di Berlusconi, ma anche delle gestioni precedenti affidate alla sinistra. Vedi l’asse tra la sinistra e Saccà con allegata teorizzazione che la tv si può fare in un solo modo.


Mentana al Tg3 e Minoli a Raitre, perché no?

Con tutta la stima per Mentana, dovesse dirigere il Tg3 è naturale che vi porterebbe la sua esperienza del Tg5. Si può pensare tutto del Tg3, chiamala pure Telekabul, ma è un telegiornale diverso dagli altri. Delegittimare tutte le diversità per fare che cosa? Una televisione-omnibus, una televisione-Longanesi, una tv che non si può permettere un vero pluralismo ma solo una sorta di frondismo televisivo.


Descrivi l’evoluzione, la tappa finale, del conflitto di interessi: ammazzare creatività, pluralismo, professionalità. Ridurre la Rai a contenitore di format, sviluppare una parvenza di dialettica dentro il centrodestra. Senza via d’uscita?

Cerco di fare il mio lavoro, ma i contrappesi a Berlusconi si sono impoveriti. Sul piano del potere economico la debolezza delle banche è sotto gli occhi, e il vuoto di leadership della sinistra anche.


Lo scenario lascia intravedere una Rai con un bilancio in deficit pesante sommato all’omologazione del prodotto, alla scomparsa di pluralismo. A che cosa (o a chi) serve questa Rai?

A farne un’azienda a rischio-Alitalia, da privatizzare. Che non sarebbe un male in sé, ma in questo contesto a pilotarla sarebbe Berlusconi e questo sarebbe un male di sicuro, visto che il nostro concorrente non dovrebbe essere Sky, ma Mediaset. E non mi pare che le strategie messe in campo rispondano a una logica di concorrenza con le tv di Berlusconi. Vedremo cosa accadrà con il digitale, ma finora Rai non ci ha guadagnato a scendere dal satellite, mentre Mediaset ora ha la sua pay tv nelle case di tutti gli italiani. Vedremo se le cose cambieranno.


Il 19 a Roma ci sarà una manifestazione per la libertà di stampa. Il manifesto e la sinistra radicale fino a ieri erano tacitati come fonti di sterile antiberlusconismo. Poi anche Repubblica si è convinta che il paese è segnato da un regime, e qualcuno teme lo spettro del «fascismo».

Posso dire? Il fascismo aveva più rispetto per le intelligenze culturali, nel teatro, nel cinema. Non faceva dell’ignoranza e dell’incompetenza la sua bandiera. Siamo a un funzionariato servile, come del resto è emerso dalle telefonate tra Berlusconi e un dirigente della Rai. La mancanza di un dinamismo culturale, sociale, economico è devastante.


Va di moda la real-politik. Si fa quel che si può, il mondo non si cambia. A tenerci buoni ci pensa la tv?

Non è una situazione irreversibile, non penso a una dittatura imbattibile, ma la cosa grave è che in questa situazione se ci fosse un Obama, anche senza la tv, le cose potrebbero cambiare. Purtroppo da noi non esiste competitività, l’intellettuale è schiacciato, prima di fare bisogna pensare a cosa è possibile. Niente sogni per chi sta alla base della piramide sociale, né speranze di migliorare domani, come era per i nostri padri e come ancora la nostra generazione vorrebbe credere.


Se la tv non aiuta, ci sono sempre i giornali.

Ma guarda il Corriere della Sera! Oggi Berlusconi è tra i proprietari della testata, la crisi finanziaria ha indebolito le banche, e la linea politica è cambiata. Non è un piccolo dettaglio. Oppure guarda cosa è successo al direttore di Avvenire. Chi predica il culto della privacy poi ha un giornale dedicato al massacro del privato di tutti quelli che si permettono di criticare Berlusconi, senza rispetto per i tempi della cronaca dei fatti che si raccontano. O vogliamo dire che Feltri ha fatto uno scoop?


Giuliano Ferrara scrive che sei un kapataz, meglio persino la terribile Gabanelli con le sue inchieste-bomba, passi pure Fabio Fazio, ma Santoro proprio non gli va giù. Che gli hai fatto?

Ferrara ha provato a fare il mio stesso mestiere e i risultati non sono stati esaltanti, ricordo che a Mediaset gli inserzionisti scappavano quando si trattava dei suoi programmi. Io ho sempre difeso la sua libertà, ma in nessun paese le polemiche tra i giornalisti arrivano a chiedere tagli e censure politiche. Purtroppo Ferrara non concepisce che qualcuno possa operare in proprio, senza grandi chiese di riferimento, come ha sempre avuto lui.


Mike Bongiorno è morto fuori dalla tv, proprio lui la storia e il simbolo della televisione, mandato in pensione senza una telefonata…

Con il trattamento riservato a Mike è stato come se la tv espellesse se stessa. La televisione che manca di rispetto alla televisione. Mike aveva scelto di affiancare Fiorello, numero uno dell’intrattenimento Rai, e proprio per questo a sua volta espulso dalla tv generalista. E’ questo il problema: non solo i talenti scomodi, ma anche il talento in genere trova sempre meno spazio nella tv generalista. Fino a una televisione senza televisione e senza talento. E’ la nuova legge del conflitto di interessi.

 

 

 

di Gianni Barbacettohttp://www.societacivile.it/blog/index.html

 

Silvio Berlusconi ha perso la pazienza. Sull’informazione vuole fare piazza pulita e compiere passi decisivi verso la consumazione del suo golpe freddo.

Berlusconi ha già dato il via alla campagna d’autunno. Ha perso la pazienza: altro che rispondere alle domande e chiedere scusa: sferra un attacco forsennato all’informazione, dalla Rai a Repubblica, dall’Unità all’Avvenire. Dopo i risultati elettorali non brillantissimi per lui alle europee e dopo le polemiche sulle escort, non gli bastano più i Mentana, i Giordano, i Riotta. Arrivano i Minzolini, i Feltri, i Signorini. Non gli è più sufficiente avere il controllo di cinque grandi reti su sei, non tollera più neppure la riserva indiana di Raitre, con quel Fabio Fazio, quella Luciana Littizzetto, quell’Enrico Bertolino… E poi basta lasciare inspiegabilmente mano libera, su Raidue, a Michele Santoro e soprattutto a Marco Travaglio. Gli uomini Rai hanno già annusato l’aria e hanno rifiutato persino un trailer, quello del documentario Videocracy. Intanto gli avvocati di Papi Silvio querelano le domande di Repubblica e i servizi dell’Unità.

 

Ma la furia censoria di Berlusconi esce dai confini nazionali e vorrebbe incredibilmente mettere a tacere anche i commissari europei e i loro portavoce, colpevoli di criticare talvolta le scelte del governo italiano: «Se le critiche continueranno», ha minacciato Berlusconi a Danzica (dove gli uomini di Stato pensavano alla guerra che ha fermato il nazismo, lui invece alla guerra personale che ha dichiarato alla libera informazione), «bloccheremo i lavori della Commissione europea, e chiederemo le dimissioni dei commissari». Gli risponde il presidente della Commissione José Manuel Barroso, che si dice «molto fiero» del servizio dei portavoce dell’esecutivo europeo, che «gode di tutta la mia fiducia e del mio appoggio». Augusto Minzolini, che aveva già dato ottima prova di sé oscurando le notizie sul caso Noemi e sulle escort, al Tg1 (3 settembre) riesce a riferire le dichiarazioni di Barroso senza spiegare che erano la risposta al suo padrone. È il suo metodo: raccontare le reazioni senza spiegare a che cosa reagiscono, così gli ascoltatori non capiscono niente.

 

Intanto Vittorio Feltri ha cominciato a sparare dalle pagine del Giornale di famiglia contro i "nemici" di Silvio, confondendo il giornalismo con il killeraggio per il padrone. Con la finezza che lo contraddistingue, ha messo in azione il ventilatore in cui inserisce lettere anonime e strane informative, per punire (colpirne uno per educarne cento) il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, colpevole di aver riportato sul suo giornale le critiche del mondo cattolico allo stile di vita del premier e alla politica anti-immigrati del suo governo. Per non restare troppo indietro, Libero diretto da Maurizio Belpietro se la prende a puntate con gli Agnelli (che oggi non fanno paura più a nessuno) per non parlare di altri imprenditori con storie meno archeologiche e più vicine a noi, da Berlusconi ad Angelucci (il padrone di Libero e del Riformista). Poi, per la serie "giornalismo punitivo", si va a sindacare sulla doppia cittadinanza di Carlo De Benedetti, colpevole di essere l’editore di Repubblica, e sull’acquisto della casa di Ezio Mauro, colpevole di esserne il direttore e di osare porre perfino delle domande – pensate! – a Berlusconi.

 

E adesso c’è chi chiede il "disarmo dei due fronti": come se raccontare notizie vere sul presente del presidente del Consiglio (che continua a mentire, usando alla grande anche il giornale più di regime che c’è: Chi, diretto da Alfonso Signorini) fosse la stessa cosa di far girare il ventilatore per vendetta sul passato dei "nemici" di Papi Silvio. Qualcuno anche a sinistra è disposto ad accettare questo strano "disarmo" che in realtà sarebbe resa e autocensura (Filippo Penati, per esempio, ha già detto: basta parlare della vita privata di Berlusconi: come se le sue menzogne a proposito non fossero una questione squisitamente politica!).

 

E Travaglio? La Rai berlusconizzata vuole contrapporgli, ad Annozero, un «commentatore di destra». Ma Travaglio è un "commentatore di sinistra"? Oppure è uno che racconta fatti che riguardano destra e sinistra e che in tv nessuno dice? E soprattutto: che follia è quella che, non curandosi di raccontare i fatti, riduce il pluralismo dell’informazione alla contrapposizione tra le opinioni?

 

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