Il pesce non pensa perché il pesce sa

 

da BranchieNiccolò Ammaniti

 

A un tratto una voce femminile mi chiama.

Mi giro e vedo una ragazza bellissima.

Indossava una gonna colorata e una maglietta stretta con i bottoncini sul collo. I capelli li teneva raccolti in alto con un fazzoletto rosso e blu.

“Scusa se ti disturbo, sei esperto di fantascienza? Mi puoi dare un consiglio?” …

Ho sempre pensato che il rapporto con le librerie è un rito individuale, intimo, un po’ come masturbarsi o andare al cesso.

Normalmente mi sarei seccato dell’interruzione, ma visto il materiale da infatuazione che avevo di fronte …

Ci siamo incontrati ancora. Prima solo nelle librerie a scegliere libri e poi a cena fuori.

Maria è diversa da me. Si vede subito. E’ molto attenta a ciò che le succede intorno. Io invece sono distratto e un po’ schivo.

Doveva trovarci qualcosa, in me, e non lo dico per vantarmi. Forse le piaceva quello che le raccontavo. In realtà, ripensandoci, le parlavo quasi esclusivamente di libri e di pesci.

Probabile che mi sentisse una sua scoperta, da tenere nascosta al mondo. Poi però ne parlava alle amiche.

Mi diceva sei diverso dalle persone che frequento, e io le chiedevo:

“In che senso? Sono anormale? Tre occhi, dodici molari?”

La verità è che quando stavamo insieme si sentiva un’altra. Le sembrava di ribellarsi alla vita che aveva sempre fatto, che poi era andare alle feste, stare ai baretti di Campo de’ Fiori, farsi storie inutili e serveggiare.

 

 

 

E’ la vita, che mi grava addosso. E’ tutto. E’ quello che dovevo fare e non ho fatto. Sono le cose che ho cominciato e non ho mai finito. Le lezioni di pianoforte. La bocciatura in secondo liceo. E’ mia madre che mi dice non ti capisco. E’ Maria che si dimena nell’altra sala. E’ l’appuntamento con l’esattrice di vite sprecate.

 

 

 

Tiro fuori dal congelatore l’ultima bottiglia di vodka. Questa sera mi sfondo sul serio. Ci vuole, prima di partire. Mi sdraio sulla branda. Tra gli acquari vuoti.

Sono contento di partire?

Non lo so. Sì. Forse non dovevo. Forse…

Basta. Dovevo partire. Punto e basta.

Bevi, che è meglio. Devo brindare.

A cosa?

A domani. Al viaggio. All’India. Alla signora Damien.

Margaret, ti costruirò l’acquario più bello del mondo, te lo giuro.

Che strano, mi pare già di volare. Dev’essere la vodka. Mi sembra di staccarmi da terra. Di essere leggero come un palloncino.

Ho perso la zavorra.

 

 

 

Fuori è bellissimo . La festa è finalmente finita e la pace delle montagne sembra regnare di nuovo indisturbata. Ci sediamo sullo sdraio di bambù. L’odore dei mandorli in fiore è straziante, quasi troppo dolce. Silenziosi spettatori, ci affacciamo intimorita guardare il palcoscenico celesta, zeppo di astri luminosi.

Livia mi dà la mano. E’ carina con quel suo naso all’insù e gli occhi splendenti, pieni di stelle. Chiude le palpebre, piano piano il respiro diventa più regolare.

Si addormenta.

Sono solo, con l’anima in subbuglio.

Che cambiamenti rispetto alla mia vita romana.

Trent’anni di paure, incertezze e solitudine si sono dissolti in un mese folle e acrobatico.

 

 

 

Che notte da cosacchi.  S’intona perfettamente con lo scenario che abbiamo di fronte: le guglie scarne della roccia, il castello grifagno lassù appollaiato su questi quattro sassi scoscesi, il richiamo degli sparvieri, il gracchiare dei corvi appollaiati sui merli.

Siamo arrivati alla base della montagna mimetizzandoci tra i rovi, passando attraverso paludi zeppe di malarie e putride sabbie mobili piene di piranha e anaconda …

Cominciamo l’arrampicata, unti l’uno all’altro da un cordino di sicurezza.

Si fa subito dura, sarà una parete di sesto, settimo grado della scala Mercalli.

Osvald ci mostra i piccoli buchi, spunzoni dove poter poggiare le mani, i piedi, alle volte i denti. I sardi bestemmiano nel loro gergo incomprensibile. Le vertigini li chiamano, gli fanno girare la testa, gli fanno credere che ogni appiglio a cui si attaccano sia infido, pronto a cedere sotto il loro peso, a farli ruzzolare tra gli scogli appuntiti.

“Non demordete, non guardate in basso. Guardate sempre davanti a voi!” fa Osvald per caricarci.

 

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5 risposte a Il pesce non pensa perché il pesce sa

  1. Chiara ha detto:

    Ammaniti?davvero?strano,erché lo trovo abbastanza interessante…

  2. mauro ha detto:

    Nicolò Ammanniti l\’ho scoperto da poco… è davvero molto bravo.ciao!

  3. Silvia ha detto:

    Tu sei un istigatore alla lettura…

  4. Michele ha detto:

    Delinquo ergo istigo🙂. Ovviamente Ammaniti è straconsigliatissimo…

  5. Chiara ha detto:

    Chi?Io?magari,se lo fossi apprezzerei anche il resto della sua bibliografia,invece sono costretta ad annoiarmi ad ogni articolo,ogni intervista,ogni citazione

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