In memoria di Abba

 

L’unica razza che conosco è quella umana.

(Albert Einstein)

 

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.

(Martin Luther King)

 

Il razzismo è l’espressione del cervello umano ridotta ai minimi termini.

(Rigoberta Menchù)

 

 

 

di Luca FazioIl Manifesto

     

      Parla Adia Guiebre che domani sarà in piazza contro il razzismo

      Adia Ratu Guiebre è una giovane donna italiana. Quando ha lasciato il Burkina Faso per venire in Italia aveva 10 anni. Suo padre faceva l’operaio in una fabbrica di Cernusco sul Naviglio, vicino a Milano, sua madre faceva le pulizie a casa del «padrone» di quella fabbrica. La sera, ogni tanto, andava con lei per darle una mano. Adesso ha 26 anni, lavora come assistente in una casa di riposo, ha due sorelle quasi coetanee, un fratellino di 6 anni e una figlia della stessa età, Samira. Abba non c’è più. Lo hanno ammazzato il 14 settembre 2008 in via Zuretti, quattro sprangate in testa allo «sporco negro», un «fatto di cronaca» che nessuna forza politica presente in parlamento ha avuto il coraggio di definire per quello che era. «La cosa che mi fa più male è che nessuno disse che quei due avevano massacrato mio fratello per razzismo».

      Prima della morte di Abba, che idea avevi del razzismo?

      Fino a una certa età ho sempre vissuto tranquillamente, non mi sono mai accorta che per alcune persone in me c’era qualcosa di diverso, magari entravo in un bar e mi guardavano in un certo modo… Poi mi sono sposata e sono andata a vivere a Caprino Bergamasco, e lì ho cominciato ad avvertire certe occhiate, commenti sgradevoli ad alta voce, la fatica per fare un documento, la sorpresa per un colloquio di lavoro dove venivo scartata perché non volevano stranieri. Noi siamo diversi, e allora?

      E adesso che Abba non c’è più?

      La mia vita è cambiata. Prima non ci pensavo, adesso soppeso tutte le parole e cerco di dominare le mie sensazioni, davanti a certi atteggiamenti prima mi agito, poi sono costretta a calmarmi: perché adesso ho paura. Dove vado, sto attenta. Ancora oggi sento qualcuno dire che Abba è stato ammazzato per un pacchetto di biscotti. Non è vero.

      Pensi che l’Italia sia diventato un paese razzista?

      Lo sento, ma sarebbe ingiusto generalizzare. Io a Cernusco sto bene, mi sento a casa mia, tutti, anche il sindaco mi sono stati vicini. Gli italiani non sono tutti uguali, piuttosto il razzismo lo percepisco nella politica. Siccome c’è la crisi e le cose non vanno bene, dicono che è tutta colpa nostra, logico che chi sta a casa a guardare la televisione poi se la prende con me perché gli porterei via il lavoro. Stanno alimentando una specie di fascismo, stanno fomentando la paura del diverso. E noi non abbiamo la forza di far sentire la nostra voce.

      L’anno scorso, durante la straordinaria manifestazione dopo la morte di tuo fratello, tutti per la prima volta hanno visto la ricchezza e la forza delle cosiddette seconde generazioni. Che fine hanno fatto?

      Ci sono, ci sono. Siamo in tanti e siamo giovani, ogni giorno il Comitato per non dimenticare Abba si batte contro il razzismo anche con piccole iniziative, come abbiamo fatto nei giorni scorsi, solo che nessuno ne parla. Noi giovani siamo il futuro dell’Italia, che lo vogliano o no è così.

      Che dici della manifestazione di domani?

      Sono sicura che saremo in tanti, non andiamo in piazza perché ne abbiamo voglia, ci andiamo perché ne sentiamo la necessità. Ci devono ascoltare, andrò avanti finché ne avrò la forza. Tutti hanno paura della diversità, questo non è più possibile.

      E’ da quando è morto tuo fratello che presti attenzione a quello che sta succedendo nel tuo paese?

      Mio fratello è stato ammazzato, ma so bene che l’intolleranza che ha portato a questo gesto è stata alimentata da anni di discorsi dei politici. Se una persona in televisione ascolta certe cose, poi io come faccio a convincerlo che non è per colpa mia se lui se la passa male? Il messaggio arriva dall’alto, la politica ha scavato in profondità ed è logico che molti abbiano paura degli stranieri. Nessuno può calmare il mio dolore, io adesso sto lottando per gli altri, perché non accada mai più…mio fratello non me lo ridarà nessuno.

      Hai un fratellino piccolo e una figlia della stessa età. Come si può raccontare a un bambino di sei anni quello che è successo a tuo fratello?

      Loro cominciano a capire. Il piccolino si nasconde in camera per aprire il computer e leggere le notizie di Abba, lì ci sono le fotografie…e anche mia figlia mi chiede dello zio, mi chiede perché è morto…lei sa che non c’è più ma non sa perché, non sa come è successo. Io non glielo so raccontare, non ci riesco. Non sono riuscita a capirlo nemmeno io: come si fa ad uccidere così un ragazzino di 19 anni gridandogli negro di merda? Pensi che saranno felici quando da grandi lo verranno a sapere? La mia rabbia si rinnova tutti i giorni, spero con tutto il cuore che l’Italia cambi, che cambi davvero. Non capisco…è meglio l’armonia, l’amore per il prossimo, cosa importa se uno è nero o è giallo? Io sto sempre male, se c’è qualcuno che riesce a spiegare a mia figlia come è morto Abba, sarà benvenuto a casa nostra.

 

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