Non sbattere il nostro in prima serata

 

di Andrea Scanzihttp://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/09/17/il-comandante-garkos-silvio-il-magnifico-e-la-chitarra-di-capezzone/

 

Ghepardi delle lenzuola (e mille altri demoni)

 

Smettetela subito coi convenevoli: non mi siete mancati e non vi stimo. Molti di voi desideravano e addirittura auspicavano un vieppiù (?) ficcante (?) aggiornamento di questo spazio, ma se ciò avviene è solo perché mi trovo costretto. Paolo Flores D’Arcais, direttore liberticida di questa pubblicazione facente parte dell’Internazionale delle sinistre, mi ha minacciato puntandomi un portaocchiali di cachemire alla gola: voi radical chic siete così, democratici solo quando vi fa comodo.

 

Va be’. Ho passato un’estate meravigliosa, lontana da voi mangiatori di bambini. Sono stato sepolto vivo per due mesi in un monolocale sotterraneo, senza prese d’aria, in compagnia di Luigi Amicone e Filippo Facci. Sembravamo tre talpe cieche. Abbiamo ammazzato l’attesa contando i dossier a luci rosse di Littorio Feltri, sbronzandoci di Amuchina allungata con l’acqua tonica e nutrendoci di bacche di tungsteno elettrico.

 

E’ stato bello, ma tutto ha una fine (tranne le sconfitte della sinistra).

 

Torno e vi trovo qui, ancora qui, come sempre insufflati di criminosità, esondanti di trotzkismo e tronfi del vostro essere farabutti (coi soldi pubblici del contribuente). Siete puerili, micragnosi e soprattutto brutti.

 

Fortunatamente stiamo vivendo tempi meravigliosi. Quel frigorifero spento di Roger Federer ha perso una finale Slam, è uscito il nuovo disco di Enzo Avitabile e mi è finalmente arrivata a casa la collezione audio-hard a lungo agognata (gli editoriali di Antonio Polito riletti da Debora Serracchiani in chiave allusiva).

 

3921803197_5b1d970bdd_mSono felice, gaudioso e ardimentoso. E lo sono ancora di più dopo aver visto il Presidente del Consiglio da Bruno Vespa. L’ho trovato rutilante, sciabordante e deflagrante. Ha fatto bene a rampognarvi, fa bene a querelarvi, farà bene a internarvi. Siete tristi, non avete a cuore il vostro paese e con questo giustizialismo da martiri dell’informazione avete veramente rotto gli zebedei. Ora ci mancava pure un altro quotidiano. Come se non bastasse L’Altro a farvi perdere voti.

 

Bravo Berlusconi, querelali tutti. Tutti tranne me, se puoi. Allo stato attuale non ho due milioni di euro, purtroppo non faccio la escort (anche se il fisico da ghepardo delle lenzuola ce l’avrei).

 

Fortuna che Silvio c’è.

 

Il Comandante Garko(s) va alla guerra

 

Leggo i giornali e scopro che voi massimalisti, dopo aver sdoganato Mike Bongiorno e Monsignor Fisichella, adesso avete trovato un nuovo compagno: Gabriel Garko(s). Siete così soli, orfani di padri putativi (?), da trovare elettrizzante perfino il fatto che un paese abbia preferito una fiction a un’arringa del Premier.

 

gabriel-garko-in-una-scena-di-una-moglie-bellissima-49911Davvero vi sembra una buona notizia? Lo pensate sul serio? Riflettete un attimo (se ce la fate). Gli italiani hanno preferito a Silvio Berlusconi, massima carica di questo paese (dopo Alfonso Signorini, s’intende), una cosa chiamata “L’onore e il rispetto” (la storia del rapporto conflittuale tra Massimo D’Alema e Claudio Velardi). Ebbene: chi era l’interprete di cotanto splendore? De Niro? Pacino? Ugo Intini? No, Gabriel Garko. Cioè: Garko. Uno che ha due sole espressioni: con la paresi e senza paresi. Garko non è un attore: è un portatore sano di orchite. Sta alla recitazione come una gonade nuda al puritanesimo.

 

Ecco. Adesso pensate all’idea di un paese – di per sé masochista e incolto – ridotto così male da preferire al Capo dello Stato – che lui stesso ha votato, e rivotato, e rivotato – uno come Gabriel Garko. Cribbio (cit), questa non è una scelta: è una resa delle armi. E’ una bandiera bianca ammainata. E’ la fine dei giochi. Il grido straziante di una nazione che non ha più punti di riferimento (a parte Maurizio Lupi, è chiaro).

 

E invece, voi di sinistra, tonti come la Gegia nel remake di Sapore di sale, esultate. “Berlusconi ha perso”, “Il paese gli ha voltato le spalle”, “E’ cominciato il tramonto”. Sì, buonanotte. Ancora siete lì a leggere le amache di Michele Serra. Svegliaaaaaaaaaaa!

 

Capisco il vostro entusiasmo, finalmente avete trovato anche voi sinistrati un leader credibile (Gianfranco Fini), ma non per questo farei cortei. Sostituendo al Che l’effigie del Comandante Garko(s).

Ricordate: avete perso e perderete. E’ nella vostra storia. Ed è giusto così.

 

Quanto sei figo, Silvio nostro

 

Che poi, lo scrivo per quel desiderio di onestà intellettuale che ho imparato frequentando i neuroni liberi di Gasparri e Cicchitto, un solo dato conta: Silvio Berlusconi ha scritto da Bruno Vespa irrinunciabili e mirabili pagine di storia. Un’altra lezione di democrazia, di strategia: di vita.

Il suo intervento a Porta a Porta andrebbe insegnato nelle scuole, assieme alla pubblicità della Cedrata Tassoni e ai dialoghi di Giorgio Mastrota nelle televendite (parentesi: io adoro Mastrota, mi piace un casino, mi erotizza il deltoide destro).

 

Ho per voi – miserabili – appuntato alcune stille del Verbo Berlusconiano, arrivate a noi come le tavole testamentarie a Mosè. Chi non le avesse imparate a memoria (vergognatevi), può fare ammenda ascoltandole qui.

Eccone una esegesi (quanto mi piace, la parola esegesi; e il bello è che non so minimamente cosa voglia dire). Daje Silvio.

 

“Pigliamo (parola che non si usa dal pleistocene) l’esempio, le risorse destinate all’Irpinia, sono state ben 60 miliardi di vecchie lire, quindi 30 miliardi di euro attuali” (ma anche no: è un cambio che imbarazzerebbe perfino uno strozzino sadico).

 

Qui Vespa osa correggerlo (e per questo ardire, a fine registrazione, verrà scorticato vivo da Niccolò Ghedini), ma sbaglia anche lui: 60 miliardi di vecchie lire, secondo Vespa, sono 3 miliardi di euro. Come professore di matematica, probabilmente avevano entrambi John Belushi.

 

Berlusconi, a cui non la si fa (cit), si ridesta e corregge a sua volta Vespa.

 

“Noooo! (si sta incazzando, occhio). Tre miliardi di euro sono 6mila miliardi di lire… (sguardo sconvolto di chi all’interrogazione è stato sgamato sull’argomento debole) … Sono…ehhh…trenta miliardi di lire…sessanta miliardi di euro” (ma COSA state dicendo? Cooooooosa???!??).

 

Stacco. Inquadratura sul pubblico. È il gelo. Una ragazza guarda verso il vuoto, un giovane occhialuto (probabilmente il solito pippone comunista) tenta di suicidarsi strozzandosi col filo interdentale. E’ il dramma. Vero. Ma Berlusconi prosegue. Daje Silvio.

 

“Io credo che…ih…ih…ih… (qui faceva il cavallo, una citazione da Furia)… i miliardi che sono stati dati all’Irpinia…saranno i miliardi che verranno dati a L’Aquila per le necessità di ricostruzione” (cioè, aspetta: i soldi dati all’Irpinia verranno tolti agli irpini e dati agli aquilani? E gli irpini sono d’accordo? Oppure Silvio Nostro intende dire che la stessa cifra data agli irpini, verrà concessa agli aquilani? E in questo caso, di quale cifra stiamo parlando? 60 miliardi di vecchie lire? 3 miliardi di euro? 30 miliardi di euro? 60 miliardi di euro? Una girella di liquirizia e un quartino di Tavernello? Mah).

 

Come dare i numeri ed essere Premier

 

Anche solo da questi minimi estratti si evince che, da Bruno Vespa, non è andato in scena un intervento politico, bensì una rivisitazione dei Monty Python. Berlusconi ha dato i numeri. Voi – vili – direte: eh, ma lo fa sempre. No: la sua è Arte. È Creatività. È propensione all’Iperbole.

Ecco perché non vi è (adoro usare “vi“, in Italia lo fa solo Fini) alcun pericolo democratico.

Voi – empi – ribatterete ancora: eh, ma lui ci ha dato dei farabutti. Ha fatto bene, ha ragione. Lo siete davvero.

 

Analizziamo con dovizia (?) questo intervento.

 

“Affermare anche in giro per il mondo, in tutta la rete (quale?) dell’Internazionale di sinistra (eh???) dei giornali legati a qualche giornale italiano (ah, cioè i giornali italiani sono a loro volta legati ad altri giornali italiani? E che senso ha?), che in Italia c’è il pericolo della… ehhhhh (ehhhhh)…. libertà di stampa… vuol dire diffamare l’Italia e diffamare la nostra democrazia” (BRAVO! Sono d’accordo, così si fa. Cantagliele, Silvio).

 

Berlusconi è stato straordinario. Ha chiamato farabutti i giornalisti di Repubblica; ha detto a Bruno Vespa che De Gasperi in confronto a lui è Badoer (”Non c’è assolutamente paragone tra quello che sta facendo questo governo e quello che ha fatto De Gasperi, la sfido a singolar tenzone“); si è immaginato mentre cammina sulle acque, “come un altro prima di me” (che mattacchione); ha lasciato intendere che lui un Dittatore non è, però potrebbe anche esserlo (se no non vedo chi, cit); ha detto che Massimo D’Alema  è un  ”vetero-comunista” (ahahahahahahahahahahahahahahah); ha detto che quelle con Fini sono solo incomprensioni facilmente superabili (ahahahahahahahahahahahahahahah); ha detto che Pierferdi Casini insegue le clientele e lui no (ahahahahahahahahahahahahahahahah).

Un GRANDE. Silvio Berlusconi, da Bruno Vespa, è stato grandissimo. Io me lo sono guardato tutto, e riguardato, e riguardato. Felice di vivere in questo tempo così grumoso di letizia.

 

Come un alce con la labirintite (Apologo del Capezzone Chitarrista)

 

Lo so, non vi ho convinto. Voi non siete felici di vivere, qui e ora, in Italia. Vorreste essere altrove, magari a bruciare i preti con Zapatero nella Spagna anarchica. Il vostro cuore è triste, fa parte della vostra recita di finti martiri, come Michele Santoro e Luciana Littizzetto. Siete davvero miseri.

 

Però io vi voglio bene. Son fatto così, son buono e misericordioso. Conosco un modo, impeccabile, per tirarsi su. Funziona.

 

È un’immagine che mi è venuta in mente durante una sbronza con Pio Pompa, eravamo in un attico di Spinaceto alla quarta magnum di Chinotto guatemalteco. Lì, guardando le marmoree trombe di Falloppio di Pio Pompa, ebbro di Chinotto, mi si sono aperte le porte della percezione. Ho parlato con Jim Morrison, con Aldous Huxley, con Dario Baldan Bembo e ho scovato l’Immagine della Gioia. Il frame che ridona l’allegria. La pillola anti-tristezza.

 

È un’immagine lisergica, di difficile attuazione ma efficacissima. Siete tristi? Vi sentite soli, abbandonati, incompresi? Bene. A questo punto dovete immaginare. Liberate la vostra mente (ci metterete poco, tanto è vuota) e immaginate. Cosa? Ora ve lo dico.

 

Immaginate Daniele Capezzone, vestito come il chitarrista degli Ac/Dc. Con i pantaloncini corti, le scarpette da truzzo-nerd e la maglietta daltonica. Lo vedete? Vi è comparso? Vi fa ridere? Lo so.

 

Ora andate avanti. Immaginate Capezzone che, come il chitarrista degli Ac/Dc, sempre impugnando lo strumento, va su e giù per il palco, correndo da sinistra a destra (lui adora farlo), poi da destra a sinistra (questo lo adora meno), con quella corsa salterina come il chitarrista degli Ac/Dc, una gamba d’appoggio e l’altra che smulina il ginocchio tipo cancan parigino (però heavy metal).

Lo vedete? Vi è comparso? Vi fa ridere? Bene. Lo so.

 

Andate ancora avanti. Adesso immaginate Capezzone che è lì che salta, con la chitarra, una gamba sì e l’altra no, sul palco, davanti a milioni di militanti di Forza Italia comprensibilmentee attoniti. La musica è quella dell’inno di Forza Italia, quindi con l’heavy metal del Capezzone saltellante non c’entra niente, ma il Simpatico Daniele è davvero convinto di essere il chitarrista degli Ac/Dc. E allora lui continua a correre, a saltare, a zompettare, su e giù, destra e sinistra (soprattutto destra).

 

La folla è attonita, Berlusconi non sa cosa fare, a Ghedini è caduto un molare per lo sgomento. Si vivono momenti di panico palpabile. Ed è qui, all’acme della suspense, all’apice del dramma, che il Tenero Capezzone, zompettando di qua e di là come un alce con la labirintite, mette male la caviglia e rovina a terra.

 

Cade, si contorce, urla. Si accartoccia al suolo. Impreca, anzi proprio smadonna. Ed è qui, solo qui, sempre qui (cit), che tutti i militanti di Forza Italia si alzano in piedi e gli dedicano la più straordinaria standing ovation dai tempi di Wilma De Angelis.

Provateci. Con me funziona sempre. Se poi siete tristi anche dopo questo trip, be’, non vi resta che candidarvi alla guida del Partito Democratico. Farete sfracelli.

 

E ora scusate, vado a chiedere l’amicizia su Facebook a Ciccio Rutelli.

 

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