Una poesia al giorno toglie la mediocrità di torno: Rimbaud (2)

 

Scrivevo silenzi, notti, segnavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini.

 

 

 

La mia boheme

 

I pugni nelle tasche rotte, me ne andavo

con il mio pastrano diventato ideale;

sotto il cielo andavo, o Musa, a te solidale;

oh là là! Quanti splendidi amori sognavo!

 

La sola braca aveva un largo buco. In corsa

sgranavo rime, Puccetto sognante. E l’Orsa

Maggiore era la mia locanda. Lassù

le stelle in cielo avevano un dolce fru fru;

 

le ascoltavo, seduto ai lati delle strade,

nelle sere del buon settembre ove rugiade

mi gocciavano in fronte un vino di vigore;

 

e, rimando in mezzo ai tenebrosi fantastici,

come fossero lire, tiravo gli elastici

delle mie scarpe ferite, un piede sul cuore!

 

(Arthur Rimbaud)

 

 

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2 risposte a Una poesia al giorno toglie la mediocrità di torno: Rimbaud (2)

  1. Michele ha detto:

    E\’ una melodia che "fabbrica" sogni e aaccompagna la lettura…

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